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Il peso della Farfalla

28 maggio, 2016 - 21:00 piazza Carabelli – Meina (NO)

testo di Erri De Luca

regia di Renzo Sicco

interpreti Angelo Scarafiotti, Manuela Massarenti, Sax Nicosia

musiche dal vivo eseguite da Edoardo De Angelis (violino) e Anna Barbero (pianoforte)

effetti e campionature sonore di Brian Eno

“Non sono sacre le cose che scriverai, ma ugualmente devi sapere che potranno servire a molto per qualcuno, tenergli compagnia dentro un affanno. Non ha niente di sacro la scrittura letteraria, ha però una responsabilità civile, in condizioni avverse offre al lettore un riparo”.

Scrive così Erri De Luca in una lettera aperta ad un giovane scrittore, intitolata Tentativi di scoraggiamento a darsi alla scrittura.

In un viaggio fatto alcuni anni fa insieme a Erri in Argentina durante una visita all’ex centro di detenzione clandestina La Perla nei pressi di Cordoba, gli dissi quanto questa sua annotazione fosse giusta giacché tutti i sopravvissuti ai campi della violenza delle dittature latinoamericane con cui avevo parlato, alla mia domanda “Come hai potuto resistere? Cosa ti ha aiutato a trovar la forza di sopravvivere?” mi avevano risposto “Mi ha salvato un libro, un poema, pagine che ripetevo nella mente dentro al buio e al vuoto della cella”.

Mai prima di quella risposta avevo capito con una intensità così forte il potere salvifico della parola, della poesia, della letteratura Abbiamo bisogno di salvezza, magari meno estrema dei detenuti clandestini ma in gradi diversi la vita e l’esistenza a volte si accaniscono contro molti di noi.

Il Peso della Farfalla è sicuramente un libro di sicurezza da portare con sé in una tasca contro il vuoto o il dolore.

La scrittura di De Luca scabra e asciutta, quasi ruvida al tocco, nel suo procedere per contrazione e aggrumo contiene stille di saggezza amara che la bravura sapienzale rende salate come le lacrime ma, come quelle, liberatorie.

Era un azzardo prendere un romanzo di tale delicato spessore e densità e portarlo in scena?

Agli spettatori il responso.

Noi ne abbiamo sentito la necessità e abbiamo voluto attraverso la voce far respirare ancor di più le parole, affiancandole alla musica che ossigena ulteriormente la narrazione. Abbiamo voluto comporre una sinfonia leggera, rarefatta ma salutare com’è l’aria di montagna. Qualcosa che fosse un riparo per lo spettatore, qualcosa capace di “servire per qualcuno, a tenergli compagnia”, capace di sottrarlo per un’ora, e non solo, dall’accerchiamento del vivere.

Renzo Sicco

 

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