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Johannesburg – IL RACCONTO

19 maggio, 2026 - 15:05

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Pubblichiamo il racconto “Johannesburg” di Renzo Sicco che domenica 18 maggio ha ricevuto la menzione della giuria per la sezione “Narrativa breve su identità e territorio” nell’ambito della XXXIV edizione del Premio Piemonte Letteratura promosso dal Centro Studi Cultura e Società.

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JOHANNESBURG
di Renzo Sicco

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Atterriamo a Johannesburg alle 9,30 del mattino. All’aeroporto ad attenderci ci sono rappresentanti dell’Associazione Piemontesi nel Mondo. Molto amichevoli, garbati, attenti nella loro accoglienza. Tra di loro Pino che, per quegli straordinari casi del destino che rendono veramente piccolo questo nostro grande pianeta, è stato amico di infanzia e gioventù del padre di Elena, una delle attrici impegnate nello spettacolo che portiamo in scena in Sud Africa per la prima volta. Pino, che a causa di una recente disgrazia ha perso il suo primo figlio trentatreenne, si fa carico di noi come un padre affettuoso e protettivo accompagnandoci attraverso questa città dove i neri vivono con i neri ed i bianchi suddivisi da steccati. Gli italiani nel loro circolo, così come gli inglesi, i francesi, i tedeschi e tutti gli altri. Pino ci racconta la straordinaria storia dei primi immigrati italiani, alla fine dell’Ottocento. Si tratta sorprendentemente di un manipolo di donne partite da Avigliana, nella provincia di Torino. Siamo abituati a pensare l’emigrazione, soprattutto quella pionieristica, come una faccenda esclusivamente maschile. Prima partono gli uomini, trovano un lavoro, un po’ di soldi, una casa, poi chiamano a sé la famiglia.

Invece qui in Sud Africa alla fine dell’Ottocento, quando si arrivava solo via mare superando Gibilterra e fiancheggiando le coste dell’intero continente, arrivarono delle donne.

Ad Avigliana era attiva una fabbrica per la lavorazione della dinamite che occupava prevalentemente manovalanza femminile e questo Sud Africa, ricco di miniere, aveva bisogno di quelle mani sapienti nella lavorazione dell’esplosivo.

Così furono quel gruppo di donne i primi emigranti italiani, a cui seguirono i tanti prigionieri di guerra; oltre centomila, di cui ben la metà al termine del conflitto, dopo la liberazione chiese, di potersi fermare.

Tra le tante andate e i ritorni, la comunità italiana misura ancora oggi 50 mila unità, terza per grandezza dopo quella portoghese e quella greca. Metà di questa risiede a Johannesburg mentre la restante è diffusa nel resto del Paese. Ma la seconda o terza generazione oggi preferisce proseguire il viaggio installandosi negli Stati Uniti o in Australia. Il figlio di Pino fra questi, morto in circostanze tragiche, in una battuta di pesca, in acque nord-americane.

Sono le 18 e da pochi minuti siamo pronti per presentare il nostro spettacolo.

Sono presenti il Console Italiano, il rappresentante del Comites e la delegazione dei consiglieri e dei funzionari della Regione Piemonte, ma soprattutto i bambini e le loro famiglie. Ai piccoli sono state riservate le prime file e durante tutta la durata dello spettacolo si divertono e ridono, sottolineando gli sviluppi delle scene. Dietro di loro i genitori e gli adulti che, stupiti dell’attenzione e della partecipazione dei piccoli, sono sorpresi da uno spettacolo che usa una strana lingua, il gramelot, più sonora che esplicativa, ma capace di intenerire, commuovere nello svilupparsi della storia di Bianca e di Nera, le due galline, che finiscono per essere specchio della diversità e della tolleranza, così simboliche e specifiche della storia di questo Paese.

Un Presidente, Nelson Mandela, ex prigioniero numero 46664 che, al suo rilascio dopo anni di dura prigionia, anziché cercare la vendetta e la rivalsa ha voluto e saputo proporre il dialogo proprio a quella comunità bianca che, attraverso la sopraffazione e la violenza, tanto dolore aveva procurato a lui ed al suo popolo.

Pino ci dice “qui è stata realizzata la più grande rivoluzione dopo quella francese e tutto è accaduto senza spargimento di sangue”.

Lo spettacolo è terminato e i piccoli applaudono felici mentre i loro genitori ci ringraziano per quest’isola di fantasia, di emozione e poesia che è arrivata rinfrescante fino al fondo d’Africa.

La notte scende e con lei una pioggia rara quanto inattesa e benefica, su questa terra arsa a 1800 metri sul mare gettata dentro l’estate.

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Renzo Sicco-premio 2026-ARenzo Sicco

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