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Assemblea Teatro
I GIOVEDÌ DELLE MADRI
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la storia delle Madres de Plaza de Mayo
tratto da “Le irregolari” di Massimo Carlotto
riduzione scenica di Massimo Carlotto
regia Renzo Sicco
con Silvia Nati
mise en espace, in occasione del quarantanovesimo anniversario della Marcia delle Madri di Plaza de Mayo
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Silvia Nati prova “I giovedì delle madri”
A me piaceva ballare e sognare. Amavo mio marito, adoravo mia figlia. Amavo molto anche questo Paese.
Con queste parole, dentro una stanza di una casa qualunque, la Madre è una partecipanti del movimento delle Madri di Plaza de Mayo. Impersonare un simbolo, per un’attrice, non è mai facile: troppo crudele è il dramma di queste donne a cui sono stati strappati figli che non sono mai più riapparsi, che non hanno lasciato traccia, un segno, un corpo, una tomba su cui piangere. E troppo vivo è quel dramma che coinvolge non solo quelle donne, non solo un Paese, ma la coscienza del mondo civile, che non può fingere che si tratti di una storia di ordinaria follia. Troppe sono le implicazioni che inchiodano Istituzioni, Governi, la stessa Chiesa cattolica, alle loro responsabilità. Tutto questo e molto altro è I giovedì delle madri. E tutto questo e molto altro è il materiale che si è dovuto utilizzare nel mettere in scena questo lavoro, accompagnati dalla consapevolezza del fatto che la storia delle Madres de Plaza de Mayo è una ferita tuttora aperta. Sulla base di questa convinzione e sostenuti da un testo coraggioso e poetico, è stato realizzato uno spettacolo di grande impatto emotivo.
La vicenda è quella di una Madre, ma è emblematica del dramma che tutte le donne di Plaza de Mayo hanno deciso di condividere, perché ciascuna di esse è madre di tutti i desaparecidos, in una commovente coralità che è stata la loro forza negli anni bui della dittatura.
Lo spettacolo, che ha debuttato nel luglio 2000, è stata la prima opera teatrale rappresentata presso la Camera dei Deputati in Italia. Successivamente è stato rappresentato in Cile, nel Museo della Memoria di Villa Grimaldi, e in altri ex centri clandestini di detenzione a Cordoba, Rosario e La Plata in Argentina e, per due volte, in Plaza de Mayo e nella stessa ESMA a Buenos Aires.
Accade alle volte che il Teatro sappia confrontarsi con la Storia.
Da maggio 2015 la storia di questo spettacolo è documentata nel volume ORFANA DI FIGLIO di Claudiana Editore e raccoglie testi di Taty Almeida, Massimo Carlotto, Erri De Luca, Luis Sepúlveda e Renzo Sicco.
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Giovedì 9, il sole illumina la Casa Rosada e il bianco monumento al centro di Plaza de Mayo. “Le madri” hanno terminato di camminare. Un altro giovedì… “Ni olvido, ni perdon”. Torno al luogo dell’inizio. Qui dove la risolutezza di Carmen, di Azucena, di Isabel, di Hebe e delle centinaia di altre madri ha scritto una storia inimmaginabile per la sua straordinarietà, per il coraggio e la crudeltà che ne segnano i confini. Oggi Plaza de Mayo è apparentemente una piazza come un’altra di una grande città. I bambini sommersi dai piccioni, i genitori che scattano fotografie. Se guardi in terra però vedi disegnati i “pañuelos”, i foulard bianchi che sono diventati il simbolo delle “madres”. Senti allora il devastante senso del dolore, senti e capisci come, soltanto tramutando quella disperazione in lotta, queste donne abbiano potuto ridare un senso alla loro esistenza. Capisci e desideri che la giustizia annulli il peso della sofferenza, desideri che avvenga ma sai che non è accaduto e che difficilmente accadrà. Loro non desistono perché sanno che non deve accadere il silenzio. Ecco perché abbiamo unito alla loro voce la nostra, perché in ogni dolore, in ogni ingiustizia nulla è più devastante del silenzio. Non c’è sutura nella dimenticanza. Tornando qui capisco come abbiamo imparato ad ascoltare il dolore, come abbiamo acquisito il dovere del coraggio traendone una enorme lezione. Da quel momento, giorno dopo giorno, togliendo al nostro mestiere il trucco del teatro, abbiamo imparato a rappresentare la vita.
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I GIOVEDÌ DELLE MADRI
In questi quasi trent’anni di rappresentazione di “Più di mille giovedì” che ora torna in scena con il titolo I GIOVEDÌ DELLE MADRI, molti mi hanno chiesto perché racconti una storia di Argentina.
Avevo conosciuto la storia della desaparición negli Anni 70/80 quando vivevo in Spagna, incontrando alcuni ragazzi argentini scappati da una dittatura che li avrebbe annientati. Quella storia mi aveva molto colpito. Quando transitai a Buenos Aires nel 1998, ho voluto conoscere le Madres. Loro mi accolsero nella loro casa. Mi portarono nella stanza piena di fototessere che poi sono diventate l’icona della storia dei desaparecidos. Trovarmi di fronte a quelle migliaia di fotografie mi impressionò non poco perché mi resi conto di un aspetto importante. Quelle immagini erano la mia immagine e quella dei miei amici. Erano foto di persone della mia generazione
Mi resi conto, a quel punto, di una cosa fondamentale: nella vita bisogna avere la fortuna di nascere nel posto giusto e nel Paese giusto. Se si nasce nel posto sbagliato e nel momento sbagliato puoi diventare una fotografia e scomparire. In quel momento firmai un patto tra me e quei miei compagni per non dimenticarli e di parlare di loro
E parlare di loro significa anche parlare di una storia d’Italia, perché gli italiani d’Argentina sono il 50 per cento della popolazione e i loro cognomi li trovi tra i desaparecidos come tra i generali.
Renzo Sicco
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