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A vent’anni esatti dal suo debutto nel febbraio olimpico del 2006, torna in scena al Teatro Agnelli “La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare”. Oltre 400 repliche in questo tempo trascorso in cui il titolo non solo non è scomparso ma si è confermato come una delle fiabe universali per ogni età utile a crescere apprezzando natura e mondo animale ma soprattutto tolleranza e amicizia, due valori importantissimi nel percorso letterario e nella vita di Luis Sepúlveda. Un ritorno atteso dentro gli appuntamenti 2026 di “Domenicamattinateatro” una rara proposta teatrale che rimane unica in Italia per originalità e durata nel tempo.
La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare è una fiaba con la forza di una parabola ed è un monito per l’umana cattiveria, nera e appiccicosa come il petrolio che impedisce alla bellezza di spiegare le sue ali. In un mondo dominato da animali generosi e uomini distruttori, Sepúlveda ci rivolge un dolcissimo messaggio di speranza, affidando alla poesia il compito di far rinascere negli animi il coraggio di superare i limiti e le paure, per esplorare l’esistenza ben sapendo che “vola solo chi osa farlo”.
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Assemblea Teatro
LA GABBIANELLA E IL GATTO CHE LE INSEGNÒ A VOLARE
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scritto da Luis Sepúlveda (Guanda ed.)
traduzione di Ilide Carmignani
riduzione teatrale di Renzo Sicco e Gisella Bein
in scena Cristiana Voglino, Monica Calvi
musiche composte ed eseguite da Matteo Curallo
regia Renzo Sicco
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Kengah, una gabbiana avvelenata da una macchia di petrolio, in un ultimo gesto affida il suo uovo ad un gatto grande e grosso di nome Zorba, strappandogli tre promesse: di non mangiarlo, di averne cura finché non si schiuderà e di insegnare a volare al nascituro…
Luis Sepúlveda – attraverso una storia metafora – racconta con semplicità dell’uomo contemporaneo che, facendo male alla natura, finisce per far male a se stesso.
Un gatto d’onore inizia un’avventura lunga quanto un libro, insieme a compagni coraggiosi, scimpanzé nevrotici, ed un’impaurita gabbianella. L’autore, con la dolcezza di una favola, parla all’uomo, grande o piccolo che sia, rammentandogli i doveri verso la natura, ma anche verso se stesso.
In scena immagini e parole, disegni e voci, unite a musiche che si fondono, con il racconto.
Necessario ascoltare e guardare, per lasciarsi sorprendere dal gioco in cui i tanti diversi personaggi prendono vita attraverso una esilarante Cristiana Voglino. Ora Segretario, ora Zorba, ora piccola gabbianella, a ogni personaggio un accento, un carattere particolare, che conduce dritti dritti tra gli sviluppi del racconto.
Dietro a lei i disegni di Monica Calvi danno forma alle parole, le animano rendendole concrete. Intorno ad un tavolo-uovo, creato dal designer Francesco Iannello, si muovono “i gatti” che invitano a tuffarsi in una storia tonda, capace di catturare grandi e piccini attraverso il divertimento e la sincera emozione.
La musica, composta appositamente da Matteo Curallo, è un ponte, ad unire i tanti ingredienti, quasi a scivolarci dentro, per trascinare in un viaggio magico. Allo spettatore non resta che partecipare al gioco, lasciandosi travolgere da gatti giocherelloni sino, forse, a provare a volare.
Tutto questo perché, come suggerisce Luis Sepúlveda, vola solo chi osa farlo.
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dai 4 anni
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