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Visibilinvisibili

16 giugno, 2004 - 12:00
con: Silvia Nati, Mattia Mariani, Angelo Scarafiotti, Paolo Sicco, Luca Armato
soggetto e regia: Renzo Sicco
collaborazione alla regia: Lino Spadaro
regia video: Marco Pejrolo
voci registrate: Marco Morellini, Lino Spadaro, Vinicio Capossela

In Italia, tutti gli Anni ’90 hanno contato episodi di sbarco di massa di migranti, partiti dai paesi africani e dalle coste albanesi. Per i mass-media queste folle si individuano nella pericolosità sociale della microdelinquenza, nell’emergenza dell’illegalità e criminalità. Televisioni e giornali esaltano la loro marginalità, utilizzano termini squalificanti lo straniero, come clandestino o extracomunitario, un’informazione globalizzante che veicola stereotipi e strumentalizzazioni.
Assemblea Teatro mette in scena con Visibilinvisibili la cronaca recente dei naufragi delle navi-traghetto stracolme di uomini e donne emigranti.
In un Mediterraneo nuovamente diviso da babele politica e lobbies economiche, sono le antiche professioni del mare a raccogliere i cadaveri della speculazione, a raccontare l’inferno degli uomini-merce.
Gli interpreti si presentano ciascuno nella propria reale identità, dichiarando al pubblico, il personale desiderio di chiarezza, reso oggi ansia e bisogno di comprensione dal rinato terrorismo internazionale.
Muovendosi tra piani rappresentativi multipli, una drammaturgia corale restituisce dignità di persone al flusso invisibile degli emigrati.
Marinai, armatori, pescatori, si alternano in un dialogo emotivo, catartico, dando voce alla poesia di Erri De Luca, Gabriele Romagnoli, Pier Paolo Pisolini, ma anche a quelle di Abdelhadi Abbaoui, Chtaibi Cherkaoui, Rigelsa Ciku, Juliana Brazoveanu, Vincent Nanduji Kotouan, ragazzi e ragazze comuni, partiti con grandi sogni dai villaggi del mondo.
Questi giovani africani e dell’est europeo, presentificati nel buio di scena in un primo piano video, vengono accolti dagli attori in una conversazione-intervista.
La mediazione tecnologica recupera così, in una dimensione privata e intima, il loro rapporto con la società italiana, le difficoltà del lavoro, la nascita di amicizie, la convivenza linguistica e culturale.
Parlando del loro senso di comunità, interrogano le coscienze sul difficile destino di chi dimentica le proprie origini e si chiude all’alterità.

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