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“SE LA VITA CHE SALVI È LA TUA”

20 maggio, 2014 - 22:52

L’identità è da sempre il tema centrale nei lavori di Fabio Geda, un tema che un educatore si trova sovente a dover fronteggiare sotto forma di crisi, disagio, smarrimento o sfida.
Non sfugge a questo argomento anche il nuovo romanzo “Se la vita che salvi è la tua”, ma questa volta il processo educativo non si pone al centro del lavoro.
Andrea, il protagonista di questo romanzo, è un adulto, o meglio, è uno fra i tanti trentenni compiuti ma costretti a dover restare giovani e inquieti.
Come Ulisse attraversa la sua Odissea che ha inizio con un figlio mancato.
New York è la sua Itaca a cui approda per perdersi fino a perderla. Torna ad anelarla ma non senza la difficoltà di un reingresso burocraticamente negatogli e dunque impossibile.
Nella vita di ognuno ci sono sempre strade, altre strade, illegali, frontaliere, cariche di avventure estreme.
Nel toccare il fondo e nel risorgere di Andrea è contemplata tutta la fragilità dell’essere post-adolescenziale oggi. Tutto questo è visibile attraverso i suoi incontri, gli affetti, nelle condivisioni e nella disperata possibilità di far del male senza che questo sia l’obiettivo. Un fare e farsi male che si concretizza attraverso condizioni che proprio Andrea stesso costruisce. E proprio questa capacità di far male agli altri prima ancora che a se stesso, diviene per Andrea quasi un inevitabile continuo sbocco possibile.
La vita che salvi è la tua a prezzo di spezzarne altre? O ognuno in questo gioco di radicali solitudini salva la sua e in questo salvarsi crea il tessuto per il nuovo divenire sociale?
Finché c’è un uomo che sa aspettare il figlio questo può contare su di lui, ma c’è bisogno, a sua volta, che il figlio senta che lui c’è. A volte proprio la perdita di questo sentire è’ la causa che apre la strada allo smarrimento.
Questo sembra, all’inizio del libro, suggerirci la visione del quadro di Rembrandt “Il figliol prodigo”.
Andrea, ipnotizzato nella visione del dipinto da entrarne dentro sembra parlare al fratello rimasto col padre per dirgli “non sei meglio di tuo fratello e anche tu hai bisogno di un padre che ti aspetti”.
Nell’aggrovigliarsi di domande e risposte su di una nostra difficoltà di essere figli e fratelli Geda costruisce un romanzo carico di ritmo, intenso, bello, capace di fotografare e fissare l’odierna natura del vivere dove la conoscenza e l’incontro col mondo non sono solo geografie ma morali e modelli che ispirano il quotidiano e come creta gli danno forma.

Renzo Sicco

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