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Lettere dal Cile

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Villa Grimaldi – Un museo per la memoria


Nei primi contrafforti delle Ande, su un’altura spazzata dal vento all’estrema periferia orientale di Santiago, sorgono i resti di Villa Grimaldi. Questo luogo è stato uno dei più importanti centri di tortura del regime di Pinochet.
Ho conosciuto personalmente gente che è passata attraverso questo labirinto di terre, o altri simili che negli anni settanta e ottanta sfregiavano la mappa del Cile.
Uno steccato color giallo acceso circonda la zona, che le associazioni per i diritti umani hanno rinominato Parco della memoria. Quel che c’è da vedere e più che altro una spianata sabbiosa, da cui spuntano i tronconi delle fondamenta della vecchia villa. La vasta e cupa costruzione che si estendeva a partire dal nucleo originario è stata rasa al suolo dopo la caduta di Pinochet.
All’ingresso, una targa posta dalle associazioni che hanno costituito il parco ricorda ai visitatori: “Il luogo dove oggi sorge questo parco, un tempo – pochi anni fa – era un luogo di crudeltà e di tortura. Ne abbiamo fatto un monumento con l’intenzione di onorare i morti e l’angosciata memoria di alcuni superstiti del’ex Villa Grimaldi. Ogni fiore innaffiato con le lacrime di ieri rappresenta per noi un impegno a far sì che mai più questo possa ripetersi in futuro!”.
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Uno stretto sentiero circolare guida il visitatore a quella che si può solo definire una passeggiata degli orrori. Le targhe che s’incontrano lungo il percorso fanno gelare il sangue nelle vene: “Camera delle sospensioni e delle torture”… “La torre: luogo di tortura e di sterminio in isolamento”… “Luogo adibito alle sospensioni”… “Camera di tortura”… “Camera di tortura secondaria”… “Celle femminili metri 1 x 1”… “La griglia: letti elettrici”.
Alla fine del sentiero, un muro. Incisi nel muro, i nomi di più di duecento cileni “trucidati o scomparsi, passati da Villa Grimaldi nel 1974-1978”. In ordine alfabetico, da René Roberto Acuña a Mario Luis Quezada.
Quel muro – o il parco nel suo insieme – è un monumento pacato ma intensamente commovente ai martiri cileni.
Il Cile è un paese che è stato straziato dall’interno. Il dolore è stato così grande, così acchiaccianti gli orrori, così sconvolgenti la ferocia e l’ipocrisia che ancora oggi, a trent’anni di distanza dagli eccessi peggiori, risulta difficile comprendere. Istituire monumenti che tengano viva la memoria è un primo passo, limitato, ma è un passo imprescindibile verso la guargione. Nessun organismo, né il corpo umano né quello dello stato, può mai guarire veramente occultando, dimenticando o ancor peggio negando il passato. Il Cile potrà dirsi guarito quando lo steccato che circonda Villa Grimaldi sarà finalmente abbattuto, e le orribili verità e implicazioni che esso racchiude saranno pienamente visibili agli occhi di tutta la società.
Come dice l’iscrizione sul muro degli scomparsi, “il passato dimenticato è carico di memoria”.

Renzo Sicco
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