Assemblea Teatro
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Intervista

Assemblea Teatro

Lingue in viaggio, un album di famiglia

Intervista a Renzo Sicco, direttore artistico di Assemblea Teatro
di Silvia Carbotti


Qual è il lavoro di Assemblea Teatro? Quali sentieri ha fin'ora percorso?

Definire il lavoro di Assemblea Teatro è molto complesso perché non si tratta di gruppo unidirezionale e non ha fatto una scelta linguistica unitaria. Da sempre si è percorso un forte eclettismo perché tante sono le strade che interessano: da quella storica del teatro per i ragazzi, al teatro di parola e quindi al rapporto con la letteratura e con grandi firme. Così sono nate le collaborazioni con Erri De Luca, Massimo Carlotto, Marina Jarre, Gabriele Romagnoli, Luis Sepúlveda e tutti gli scrittori con i quali la compagnia si è relazionata dal 1982, iniziando con Fernanda Pivano e Italo Calvino. Altra strada percorsa durante gli anni '80, quasi unica in Italia, è stata quella del teatro musicale facendone un veicolo di rapporto con grandi personaggi del rock italiano e internazionale: Peter Gabriel, David Sylvian, Banco del Mutuo Soccorso e Alice. Un percorso che prosegue tutt'ora con uno spettacolo, omaggio a Luigi Tenco, dal titolo L'aria triste che tu amavi tanto. Il sentiero della musica inoltre, ha avuto molto successo grazie ad un ritorno all'interno del mondo delle discoteche, esperienza degli anni '80 ripercorsa all'inizio del 2000 con l'avventura di Camaleonte - io cambio pelle, spettacolo visuale e ritmico che lavora sui suoni della musica house e techno. Esiste in Assemblea Teatro un ingranaggio che di volta in volta rimette olio nei meccanismi e risveglia percorsi apparentemente sopiti o poco pensabili. Un eclettismo che non va confuso con il bisogno di fare tutto, ma compreso come la necessità di non chiudersi dentro una formula esclusiva, vivendo nuove prospettive e sviluppando la capacità di una malleabilità del linguaggio. E' importante tenere sempre presente che non esiste una verità unica, un unico percorso. Una distorsione abitudinaria in chi fa teatro è vedere nella propria scelta il percorso migliore e assoluto. E' importante invece lasciare aperta una finestra, ricevere input e buttarsi dentro differenti avventure.

Ha accennato al teatro ragazzi. Quali sono i capisaldi di questa attività?

Il teatro ragazzi è una dimensione ampia. Esistono territori molto diversi perché è evidente che bisogni, desideri, sogni e linguaggio di un bambino, sono molto lontani da quelli di un adolescente. Ciò che in ogni caso attraversa questo ambito di lavoro é il rigore e la serietà. In genere il teatro italiano fino alla nascita del teatro ragazzi degli anni settanta, che proprio Assemblea Teatro e Teatro dell'Angolo hanno inventato e definito a Torino, ha sempre pensato che fare teatro per bambini fosse una scelta di serie B. Questa è un'idea che si è cercato di scardinare. Si tratta di un pubblico di pari dignità ed esigenza e sotto certi aspetti anche più impegnativo perché capace di porre problematiche non solo di messaggio ma anche di accessibilità linguistica. Serietà e rigore uniti ad un forte impegno, hanno permesso al teatro ragazzi di rimanere in tutti questi anni una zona di qualità e di ricerca capace di trasmettere messaggi forti e importanti. Attraverso una nostra serata-evento dal titolo Giù le mani dai bambini, è stato possibile recentemente risvegliare una sensibilità verso i problemi della violenza con i quali, specifiche fasce d'età, devono scontrarsi anche nella società moderna. Cosi facendo il teatro non pretende di essere soluzione, ma di diventare strumento per destare e concentrare l'attenzione su tematiche delicate.

Assemblea Teatro da oltre vent'anni porta in viaggio i propri spettacoli. Quali trasformazioni subisce il linguaggio e la comunicazione in queste occasioni?

Occorre ragionare su diverse tipologie di spettacolo. Alcuni vengono portati in scena da attori bilingue. Recitare in un'altra lingua richiede una preparazione molto intensa, tale da permettere all'attore di riverberare le parole dell'emozione giusta, non facendone semplicemente una dizione o una dicitura corretta. In venticinque anni di attività è stato possibile produrre spettacoli in lingua francese e spagnola uno dei quali, Radici profonde. Il secolo dei Pogolotti - Raices profundas. El siglo de los Pogolotti, ha debuttato a Cuba in febbraio '05. Con grande orgoglio però, si è portato in scena anche spettacoli in lingua italiana in luoghi del Sud America, dove gran parte degli abitanti vanta origini italiane. Queste esperienze hanno permesso di comprendere l'importanza di trasportare una lingua in luoghi così lontani. Un esempio è stato il lavoro legato a Cesare Pavese: Dialoghi, questo il titolo dello spettacolo che ci ha fatto capire, in Argentina, Cile ed Uruguay, il senso di come stessimo aprendo al pubblico un album di famiglia. Le persone che assistevano allo spettacolo non vivevano semplicemente un fatto intellettuale, ma rivivevano un pezzo del rapporto con la loro storia, con la geografia delle loro origini, con il cuore del paese che avevano lasciato. L'errore che spesso si fa è quello di mantenere una visione eurocentrica in cui l'inglese viene considerata la lingua internazionale. Ciò è vero per quanto riguarda le tecnologia e il mercato, ma non lo è altrettanto quando si parla di emozione: ogni lingua ha la capacità di suscitare sensazioni e rimandi diversi. Far viaggiare la lingua italiana diventa allora importante ed altrettanto importante è farlo bene.

Cosa pensa della scena teatrale di Torino?

Della scena torinese va fatta una fotografia non solo del momento attuale, ma più specificatamente degli ultimi trent'anni: fortemente ricca con capacità di intuire e prefigurare le trasformazioni della città stessa. Adesso molti guardano a Torino come una città simbolo che più di altre in Italia è riuscita a segnalare una moderna vocazione al cambiamento. Ma ciò è sempre esistito e finalmente oggi è più visibile grazie allo sviluppo di politiche volte a definire una città nuova, con economie e potenzialità innovative. Il tessuto culturale, ha dimostrato in tal senso una grande maturità grazie ad eventi, mostre e spettacoli capaci di aprire a nuove opportunità turistiche. Chi fa teatro, chi fa musica aveva in mente e ha praticato con grande anticipo evoluzioni e cambiamenti: ragione della quantità di intelligenze, esperienze e capacità che questa città ha messo in campo. Ci sono state grandi esplosioni molto visibili, ad esempio in campo musicale con Mau Mau, Subsonica, Africa Unite e molti altri. Altrettanto non è avvenuto, in maniera così evidente, per il teatro, in quanto dimensione meno massificata, anche se esistono validi esempi di artisti o formazioni riconosciuti a livello nazionale ed internazionale. Si è scelto di realizzare un polo centrale intorno ad una grande istituzione, sicuramente di qualità, quale è il Teatro Stabile Torino, ma occorre tuttavia un coraggio al plurale che metta in risalto le diverse esperienze, una politica di relazione, un salto capace di congiungere la ricchezza dell'esistente con nuovi territori e nuove frontiere in linea con la vivacità e dinamicità che questa città deve assumere. Operosità diffusa e pluralismo, dunque, come fonti di confronto e reciprocità.



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