Fuor di metafora, uno spettacolo che torna a volare, con il suo giovane protagonista, Andrea Castellini, unitamente a due piece che hanno reso popolare Assemblea Teatro in Spagna e nell’intera America Latina, per tre nuove tappe fuori dai confini d’Italia.
Mas de mil jueves ritorna a Barcelona a due anni esatti dall’ultima replica tenutasi presso l’Istituto Europeo di Design di Barcelona. Lo spettacolo è stato richiesto dalla prestigiosa Fondazione Casa America de Cataluña che nel programma culturale del 2010 intende ricordare il movimento de “las Madres Argentinas” nel giorno dell’anniversario della prima “ronda”, la marcia in Plaza de Mayo attorno al monumento all’indipendenza di fronte alla Casa Rosada, che dal 30 aprile 1977 ininterrottamente si ripete ogni giovedì “impedendo al mondo di dimenticare”. Le parole di Massimo Carlotto e la storia delle Madres saranno interpretate in lingua spagnola da Annapaola Bardeloni.
El funeral de Neruda sarà invece protagonista di un “ritorno a casa”, ospite del suo autore Luis Sepulveda. Golfo di Biscaglia, Salon del libro Iberoamericano, Gijon. La bella città delle Asturias accoglie l’ultimo lavoro scritto dallo scrittore cileno per Assemblea Teatro, insieme al regista Renzo Sicco che vede in scena, tra gli altri, Giovanni Boni, Roberta Fornier, Marco Pejrolo, Mattia Mariani, Silvia Nati.
Infine Nacido para volar – o meglio questa volta Nascido para voar.
Ritorna dopo due anni in tour internazionale l’appuntamento con il teatro che ha saputo raccontare l’emigrazione al pubblico anche dei più piccini, e ai tanti che l’emigrazione hanno conosciuto sulla propria pelle. Nato per volare è il racconto della vicenda di Dino Pogolotti partito da Giaveno a fine ottocento per approdare a Cuba a costruire il primo quartiere operaio di Habana. Dopo spettacoli ricchi e carichi d’emozione, in Italia, a Cuba, in Etiopia, in Spagna, nonché i Sud America, una nuova sfida: la lingua portoghese. Verrà presentato nell’ambito del longevo Festival “Fazer e Festa - XXX Edizione” di Maia/Oporto.
Le foto di NASCIDO PARA VOAR a Portorealizzate da NORBERTO MOREIRA
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30 aprile 2010 - Barcelona (Spagna)
ABBRACCIO
Un abbraccio è un atto che possiede molteplici aspetti. Coinvolge almeno due persone: una che abbraccia ed una che riceve l’abbraccio. Sono le braccia ad abbracciare ed in mezzo ad esse vi è un qualcuno che non siamo noi. L’abbraccio è un atto di comunicazione.
Un abbraccio ci pone nella situazione unica e peculiare di venire a contatto con un'altra persona. Ogni contatto è un’esperienza a sé, unica. Non abbiamo mai il tempo di pensare a queste cose, ma ogni volta che ci troviamo con qualcuno ci trasformiamo in qualcosa di diverso. La vicina di casa che ci dà sui nervi ci fa diventare antipatici. Il portinaio che ci racconta barzellette al mattino presto ci rende simpatici.
Gli altri vanno scoprendo, una ad una, le carte che rappresentano la nostra personalità. Sartre ha detto che l’inferno sono gli altri; ma essi sono anche il cielo, la nuvola ed il lampo. Gli altri sono ciò che ci distoglie dalla nostra introspezione, da quella metà di noi eternamente concentrata sull’io, dai nostri pensieri ricorrenti, dai nostri soliloqui. Gli altri determinano ciò che siamo. Essi completano ogni accadimento della nostra vita.
L’abbraccio quindi può essere intimo e privato: mai individuale. C’è sempre qualcuno che abbraccia e qualcuno che viene abbracciato.
L’abbraccio può anche essere collettivo. Gli abbracci come forma di manifestazione comportano sostegno e protezione. Quando si abbraccia un ospedale significa che lì vi è un qualcosa che si trova in pericolo, che se ne apprezza il personale o che vi è una minaccia incombente. L’abbraccio ad una causa, ad esempio.
“MADRES DE LA PLAZA, EL PUEBLO LAS ABRAZA” (“Madri della Piazza, il popolo vi abbraccia” n.d.t.), lo slogan che ci accompagna da oltre trent’anni, comporta il sostegno e la solidarietà di molti in favore di coloro che furono costrette a soffrire il lutto senza fine delle desapariciones. Ci manca l’abbraccio di 30.000 dirigenti politici, sindacali e di quartiere di questi ultimi 50 anni. Ci siamo dovuti adattare senza di loro, che certamente avrebbero potuto offrire aiuti importanti che oggi non abbiamo. Ci mancano!
In questo 30 aprile l’abbraccio alle Madri ed alle Nonne è più forte, più profondo e più intenso. Perché quando abbracciamo non siamo mai soli. Perché ricordiamo. Né oblio né perdono: è stata questa la consegna degli ultimi trent’anni. E la richiesta, sempre la stessa, sebbene la si debba ancora gridare è: GIUSTIZIA.
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