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Il martoriato Cile di Neruda

Martedì 2 marzo era previsto il nostro volo per Santiago e da giovedì 4 marzo avremmo dovuto iniziare una serie di repliche de “Il funerale di Neruda – Garofani rossi per Pablo” proprio da Valparaiso in occasione del Congreso de l’Academia de la lengua, simposio internazionale che ogni quattro anni si tiene in un diverso paese di lingua ispanica. Nel 2010 era il Cile ad ospitare l’evento che è stato sospeso. Chiuso l’aeroporto, martellato il paese da scosse che non diminuiscono la loro intensità, i morti che salgono a dismisura e ora galleggiano anche sulle onde dell’oceano.

Evidentemente non partiremo. Inutile aggiungere problemi anche minimi, quali possono essere quelli relativi all’organizzazione di un gruppo teatrale, in un paese che ha difficoltà di erogazione della corrente elettrica, di comunicazioni telefoniche o su strada, di approvigionamenti, che vive un’emergenza dolorosa.

In internet e sui giornali in queste ore si legge che il terremoto ha colpito le città di Neruda, dalla nativa Parral proprio vicino all’epicentro del sisma, a Santiago dov’è la sua antica residenza de La Chascona, a Isla Negra dove ha vissuto sino ai suoi ultimi giorni, alla Sebastiana della bella Valparaiso dove giovedì sera il nostro spettacolo avrebbe dovuto rendergli omaggio proprio come vate e Premio Nobel della lingua ispanica.
Sappiamo dal Direttore della Fundacion Neruda, Fernando Saez, che La Chascona non ha subito gravi danni. Siamo riusciti a raggiungerlo proprio mentre partiva per rendersi conto personalmente dello stato delle altre due residenze del poeta su cui Vi aggiorneremo nelle prossime ore.

Dalle case di Neruda

“Caro Renzo,
o Neruda era un grande costruttore o gli insondabili misteri delle forze sotterranee hanno fatto un passo oltre le case di Valparaiso e di Isla Negra.”


Queste le parole con le quali il direttore della Fundacion Pablo Neruda Fernando Saez in una lunga e-mail comunica al Direttore di Assemblea Teatro Renzo Sicco la positiva situazione riscontrata nei sopraluoghi alle case del Poeta che in Cile sono i luoghi più frequentati dal Turismo Culturale (oltre 500.000 visitatori l’anno).

Non altrettanto buone invece le notizie da altri luoghi che dovevano essere sede di spettacolo del tour cileno di Assemblea Teatro – lesionata la struttura della Facoltà di Teatro dell’Università, fortemente lesionato il Teatro Municipal di Valparaiso e chiuso per controlli tecnici e per l’esplosione delle ampie vetrate il Museo della Memoria di Santiago del Cile recentemente inaugurato dalla Presidente Michelle Bachelet.
Tutti segni che uniti alle notizie quotidianamente aggiornate dai giornali, dalle radio e dalle televisioni rafforzano l’idea che il cammino per la ricostruzione e il rilancio del paese sudamericano sarà davvero complesso e difficile e avrà bisogno di una grande solidarietà internazionale.

Abbiamo chiesto a Carmen Yanez, poetessa e moglie di Luis Sepulveda che si trovava in Cile col marito nelle terribili ore del terremoto, di inviarci una nota di impressioni e riflessioni su questi giorni vissuti tra i rombi e i sussulti della terra in un paese devastato.

“La lengua” messa a tacere

Avremmo dovuto debuttare questa sera alle 19.30, ora cilena, 23.30 ora italiana, all’interno de La Sebastiana, la casa di Neruda. Oggi, 4 marzo 2010, era programmato il nostro “El funeral de Neruda – claveles rojos para Pablo”, uno spettacolo omaggio al poeta, al Premio Nobel cantore della lingua ispanica, un omaggio in una delle sue case di architettura e poeticità costruita sulla collina che guarda la bella baia e il porto di Valparaiso.

Un omaggio non casuale ma inserito, così come le cinque date successive del nostro tour, nel quadro del Quinto Congresso della Lingua Spagnola che ieri doveva essere inaugurato dal Re e dalla Regina di Spagna, insieme alla Presidente Michelle Bachelet. Doveva rappresentare una doppia occasione. Da un lato era l’ultimo atto ufficiale della Presidente uscente, una chiusura in grande stile per una donna che dopo quattro anni lascia al nuovo eletto, Sebastian Pinera la Presidenza con un gradimento che supera 80%; il secondo aspetto era ovviamente l’occasione di celebrare la vitalità della lingua comune tra spagnoli e americani e su questo la Real Academia Española, l’Instituto Cervantes, le case editrici avevano scommesso con entusiasmo con la pubblicazione della “Nueva gramatica de la Lengua Española”, che proprio lo scrittore Luis Sepúlveda avrebbe dovuto presentare.

Sabato notte i pochi partecipanti già arrivati in Cile sono dovuti scappare in pigiama dalle loro stanze d’albergo, altri che stavano arrivando in volo sono stati fatti atterrare a Buenos Aires, la maggior parte, e noi tra quelli, che hanno saputo del terremoto nei rispettivi paesi non si sono mossi.

Il Congreso de l’Academia de la Lengua è stato sospeso con l’amarezza di tutti quelli, e noi tra loro, che hanno lavorato per mesi affinché un evento culturale rappresentasse un ponte fra culture, quella d’Europa e quella d’America, che proprio nella lingua trovano la patria comune.

L’amarezza più grande è sapere che tutto questo è accaduto lasciando oltre 800 morti e un paese devastato da edifici spezzati e dalla paura.

I compiti della nuova destra cilena

Solo a distanza di tre giorni dalla scossa di sabato 27 febbraio alle ore 3,45, ci si è resi conto pienamente della devastazione del Cile. Più di 800 morti, due milioni di sfollati, un milione e mezzo di edifici distrutti.
Gli analisti italiani, presi dal dibattito nostrano di queste settimane pro o contro Bertolaso, si sono soffermati sull’inefficienza e sui ritardi dei soccorsi, dimenticando di dire agli italiani un piccolo ma decisivo particolare che fa la differenza.
Immaginate un sisma che spezzi in due il paese da L’Aquila a Roma e che distrugga una città come Bologna, ma immaginate che tutto questo accada a fine agosto. Già, perché a quel periodo corrisponde la geografia del Sud e quindi il Cile di fine febbraio è un paese completamente in vacanza, dove pochi uffici rispondono al telefono, o a un fax, e solo qualcuno guarda giornalmente l’e-mail perché la spiaggia e il mare o una buona “copa de vino con los amigos” scandiscono un tempo per tutti diverso e totalmente rilassato, quello delle vacanze.
Difficile davvero, in queste condizioni, nella notte di un sabato di fine “febbraio” mettere in piedi rapidamente la macchina dell’emergenza.
Per questo quanto è stato fatto è risultato insufficiente ad affrontare la paura e la disperazione di migliaia di cittadini che si sono lanciati all’assalto di quello che trovavano per sfamare e dar da bere ai propri figli e a se stessi.
Da che esistono i drammi esistono gli sciacalli e anche in Cile ci sono stati giacché il male abita tutti i paesi della terra, ma soprattutto di disperazione per la sopravvivenza si trattava. Avrebbe però dovuto stupire che in un paese ricco di tradizione solidale come il Cile, dove proprio i più poveri hanno costruito sindacati e reti di mutua assistenza, la spinta sia stata “ognuno per sé e prima degli altri”. Troppo comodo giudicare stando distanti, in casa di fronte a un televisore. Quel che però viene in luce è che trent’anni di pinochettismo non sono passati invano e il terremoto lo ha evidenziato. Rotti tutti i legami, spezzati i vincoli di classe o di appartenenza sociale, instaurata una lotta costante per l’affermazione e il successo personale, ecco che anche dentro un’emergenza estrema, sotto le macerie insieme alla vita, gli oggetti e ai vestiti, è rimasta sepolta anche la solidarietà.
Da questo tsunami sociale bisogna ripartire e non è di certo l’ordine del coprifuoco, tenuto da un esercito da troppo poco tempo marginalizzato che proprio in questo caso ha trovato occasione per rialzare il capo, ad essere una buona premessa.
L’11 marzo Michelle Bachelet lascerà il campo a Joseph Piñeda, e non per cattiva gestione o per disprezzo politico gli lascerà un paese in ginocchio. La destra dovrà immaginare intelligenza per ricostruire questa dispersione e dovrà farlo in gran parte in solitudine perché il Cile non è Haiti e in nemmeno cinque giorni è passato dalle prime pagine dei giornali, dai primi piani delle televisioni, ad una completa assenza divorato come notizia da altri scandali, dalle bombe in Iran, o dal sisma in Turchia.
Sabato 27 febbraio era fine estate. Ci auguriamo che i costruttori cileni non abbiano festeggiato con immoralità futuri affari, come avvenuto in Italia, perché l’autunno passa rapido e arriva l’inverno che con le Ande a pochi chilometri è molto freddo. Il tempo è davvero poco per ridare ad un paese distrutto un’ombra di dignità.

Assemblea Teatro FOTO di Davide Bertorello
Immagini degli amici cileni e del nostro lavoro in Argentina
con SUOR TRANSITO e LAS MADRES DE PLAZA DE MAYO/ABUELAS/HIJOS...

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CILE

4 marzo
IL FUNERALE DI NERUDA
di Luis Sepúlveda e Renzo Sicco
Valparaiso - La Sebastiana - ore 19.00
(en colaboracion con la Fundacion Pablo Neruda)


5 marzo
IL FUNERALE DI NERUDA
di Luis Sepúlveda e Renzo Sicco
Santiago - Fundacion Salvador Allende - ore 20.00


6 marzo
IL FUNERALE DI NERUDA
di Luis Sepúlveda e Renzo Sicco
Municipalidad de Victoria - ore 20.00
(en colaboracion con la Fundacion Allende)


7 marzo
IL FUNERALE DI NERUDA
di Luis Sepúlveda e Renzo Sicco
Isla Negra - ore 19.00
(en colaboracion la Fundacion Pablo Neruda)


8 marzo
MAS DE MIL JUEVES
di Massimo Carlotto
Santiago – Museo de la Memoria - ore 20.00


9 marzo
IL FUNERALE DI NERUDA
di Luis Sepúlveda e Renzo Sicco
Santiago - Fundacion Salvador Allende - ore 20.00


10 marzo
IL FUNERALE DI NERUDA
di Luis Sepúlveda e Renzo Sicco
Valparaiso en el Teatro Municipal - ore 20.30
(en colaboracion con la Universidad de Playa Ancha)


12/13 marzo
SUOR TRANSITO E GLI ARCANGELI
di Laura Pariani
Santiago - Universidad de Chile, Departamento de Teatro, Sala Siré - ore 20.00
Assemblea TeatroGuarda il video dello spettacolo


14 marzo
LAS ROSAS DE ATACAMA
dall’omonimo romanzo di Luis Sepúlveda
14 marzo - Santiago, Museo de la Memoria alle ore 20.00


Le repliche de “El funeral de Neruda” sono inserite nelle manifestazioni culturali legate al V° CONGRESO INTERNACIONAL DE L’ACADEMIA DE LA LENGUA ESPANOLA



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