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QUALCUNO ERA … GIORGIO GABER

30 gennaio, 2014 - 21:00 Teatro Politeama Civico via Palazzo di Città / Saluzzo

TANGRAM TEATRO
dialogo immaginario con le nuove generazioni
con le parole, i suoni, i pensieri e le atmosfere di Giorgio Gaber e Sandro Luporini

con Bruno Maria Ferraro
collaborazione musicale Gigi Venegoni
direzione tecnica Massimiliano Bressan
datore luci Davide Rigodanza
elementi di scena Renato Ostorero
messa in scena Ivana Ferri

A dieci anni dalla scomparsa di Giorgio Gaber, Tangram Teatro con uno spettacolo di teatro-canzone riprende il repertorio più recente di un artista che ha lasciato un segno profondo nella musica, nel teatro e nella cultura italiana. Le sue canzoni e suoi monologhi riescono ancora, a distanza di anni, a fotografare in modo impietoso una società nella quale l’individuo fatica a riconoscersi. L’intelligenza acuta, l’ironia sottile, la rabbia di Giorgio Gaber sono uno strumento prezioso per continuare a “leggere” il nostro tempo e per creare un ipotetico, ma reale, dialogo tra generazioni.

Porta Romana, la ballata del Cerutti, La libertà non è…, Chiedo scusa se parlo di Maria, Destra- Sinistra ecc. ecc. Ad ognuna di queste canzoni corrisponde nella nostra immaginazione il volto, la postura, la rabbia amica di uno dei più straordinari artisti del nostro tempo, che i giovani di oggi non hanno fatto in tempo a conoscere. Perché lo si può ascoltare sui CD, Gaber, o anche vedere nelle riprese dei suoi spettacoli teatrali ma lui è stato qualcosa di diverso. Era il teatro la sua casa, era speciale la fisicità con la quale occupava il palcoscenico, erano unici gli slanci che lo portavano a condividere con il pubblico la voglia e la fatica di capire il nostro tempo.

I suoi due ultimi lavori “La mia Generazione ha perso ” e “Io non mi sento italiano”(quest’ultimo uscito postumo), a causa della sua malattia, hanno conosciuto gli studi di registrazione ma non il palcoscenico. Peccato. Perché l’analisi di una società sempre più pervasa da “disvalori” è in questi ultimi brani straordinaria, attualissima e di alta qualità dal punto di vista musicale.

E’ materiale letterario e di pensiero che “deve” finire in mano ai giovani, che può creare un immaginario collegamento tra una generazione che “ha perso” e l’altra che sta “perdendo” senza nemmeno avere giocato la partita.

Il suo era un genere particolare, quel teatro – canzone figlio dei grandi maestri francesi, su tutti Brel, ma originale nella sua concezione, modernissimo. Un genere nato da inquietudini e rifiuti. L’inquietudine data dalla capacità di leggere la società nelle sue pieghe più nascoste, il rifiuto per il mezzo televisivo che pur gli aveva dato notorietà. Il teatro diventa dagli anni ’70 per Giorgio Gaber il luogo privilegiato, l’habitat naturale per raccontare e raccontarsi. Quell’uomo solo su un grande palco nero stabilisce con il pubblico un rapporto di straordinaria complicità. Parole e musica diventano un tutt’uno, arrivano al cuore, graffiano.

A dieci anni dalla sua scomparsa, Tangram Teatro entra in punta di piedi nel repertorio teatrale e musicale di Gaber e come si fa quando si apre un vecchio baule pieno di ricordi, “fruga” tra canzoni e monologhi che sono di un’attualità sconcertante. E su tutti c’è un tema che emerge prepotente, sul quale la nostra società troppo imperfetta sta infrangendo le poche certezze rimaste: è il tema generazionale. Nelle canzoni che vanno dal 1996 al 2002, e sono forse le meno conosciute al grande pubblico, il tema è trattato in modo ricorrente e con lucidità straordinaria.

Tangram Teatro porta in scena l’ultimo Gaber perché il dialogo che lui aveva aperto con il pubblico e soprattutto con le generazioni più giovani arrivi, per quanto possibile, un po’ più lontano.

Lo spettacolo è tutto meno che una commemorazione, è materia ancora viva che ci avvolge, ci mette in discussione, rompe nostri fragili equilibri. Musica, parole, ragionamenti, fisicità. E’ questa la particolarità straordinaria di un repertorio sconfinato che continua a viaggiare nel nostro tempo, nelle nostre finte sicurezze, nelle nostre “nuove” coscienze. E’ questo per noi un “teatro necessario.

ingresso intero € 10,00 – ridotto € 8,00 – ingresso per gli studenti delle Scuole Medie e Superiori € 5,00
I biglietti saranno acquistabili da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo alla cassa del teatro e prenotabili al tel. 011/3042808 o alla pagina http://www.assembleateatro.com/prenotazione

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