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Pazze all’opera

09 marzo, 2018 - 21:00 Teatro Magda Olivero, via Palazzo di città 15 - Saluzzo (CN)

Omaggio alle donne, in particolare a Magda Olivero

Anna Barbero pianoforte
Francesca Lanza soprano
Rebecca Viora flauto

Le scene ispirate dalla “pazzia” sono, indubbiamente, tra quelle più affascinanti riscontrabili nel melodramma ottocentesco, le cui eroine romantiche si librano attraverso un canto puro e lunare, di livello quasi metafisico, fino a raggiungere l’ultima piega emotiva della loro follia.
Pazzia. Una parola dal suono inquietante che molto spesso non si sa nemmeno ben definire.
Eppure siamo bravissimi a puntare il dito verso chi ne è posseduto. Perché la pazzia è effimera, ci attraversa e svanisce, senza farsi mai afferrare: nessuna delle creature di cui, in questo spettacolo, si narreranno le gesta, così come nessuno di noi, può ambire ad essere pazzo in maniera continuativa, o pensare che la pazzia gli appartenga una volta per tutte.
Pazzia è definita nei vocabolari come “termine utilizzato comunemente per indicare stati generici di alienazione mentale, alterazione delle facoltà intellettuali”.
È evidente che c’è un richiamo a una condizione non abituale, a un opposizione al flusso ordinario della coscienza, a un altrove. Quell’altrove è il luogo dove arde la nostra stoltezza, germogliano le scelte più insensate, si perde il controllo della razionalità. Ma può essere anche il luogo dove splendono le nostre idee più brillanti, dove fiorisce ciò che ci contraddistingue rispetto alla monotona e ammorbante normalità. Rappresenta anche un luogo comune dove, per lunghi secoli, e forse ancora oggi, si è tentato di confinare la sensibilità femminile, rispetto al tanto decantato e illusorio raziocinio maschile. Ed è il luogo di indimenticabili arie del repertorio operistico dal ‘700 ai giorni nostri, che non sarebbero state mai nemmeno concepite senza un po’ di follia. La pazzia, declinata sotto diversi aspetti, ora ironico, ora istrionico, le colorature del soprano accostate alle fioriture del flauto, strumento emblematico nella creazione di atmosfere oniriche e allucinate.
Dalla malinconia languida e visionaria di Nina (Giovanni Battista Paisiello – Nina, o sia la pazza per amore), agli strepiti di Rosina (Gioacchino Rossini – Il barbiere di Siviglia), altalenante tra falsa mitezza e pirotecnica stizza, fino agli strepiti vendicativi di una madre ossessiva, la Regina della Notte (Wolfgang Amadeus Mozart – Il flauto magico) e soprattutto la folle operistica per eccellenza: Lucia (Gaetano Donizetti – Lucia di Lammermoor)

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