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Passi stracciati

06 ottobre, 2019 - 20:00 Mausoleo della Bela Rosin, str. Castello di Mirafiori 148/7 Torino

All’interno della rassegna PORTICI DI CARTA.

Così ne parla Mentelocale.it

MAUSOLEO DELLA BELA ROSIN

(str. Castello di Mirafiori 148/7 Torino)

Domenica 6 ottobre 2019 alle ore 20.00

Lettura del libro “Passi stracciati” di Erri de Luca, edito da Voglino Editrice.

partecipanti:

Gisella Bein

Angelo Scarafiotti

Claudio Massarente

Renzo Sicco

Cristiana Voglino

A cura di Assemblea Teatro, Centro di produzione Teatrale, in collaborazione con Voglino Editrice.

Attraverso la poetica di Erri De Luca, tra fotografia e teatro, una testimonianza di incontro coi reclusi in un ospedale psichiatrico in Bosnia dove la pazzia risulta essere più “normale” della guerra che si sta combattendo.

Una riflessione sull’assenza della comunità internazionale nella “guerra fredda” compensata, solo in parte, dal volontariato di tanti che, come lo scrittore, si sono prodigati a garantire aiuti umanitari.

Resta indelebile la terribile testimonianza di dolcezza della protagonista: Glazba. La pazzia permette a lei di intravedere ancora un gesto possibile d’amore, negato invece nella realtà vissuta tutt’attorno e descritta con arte dalle fotografie scattate nei luoghi in cui è ambientata la storia nel periodo immediatamente successivo alla guerra.

Dal testo è tratto l’omonimo spettacolo teatrale distribuito da Assemblea Teatro – Centro di Produzione Teatrale e Il Mutamento Zona Castalia.

Assemblea Teatro ha realizzato, con Erri De Luca, tre adattamenti teatrali dai suoi seguenti libri: Aceto Arcobaleno, Il peso della farfalla, In nome della madre (gli ultimi due a tutt’oggi replicati nei teatri nazionali).

Recensione di Marco Travaglini su “IlTorinese.it”

E’ nelle librerie “Passi stracciati” (Voglino editrice), il libro di Erri De Luca che racconta l’incontro con i reclusi di un ospedale psichiatrico in Bosnia. Il testo, un vero e proprio romanzo poetico, è accompagnato dalle foto in bianco e nero di Claudio Massarente che “restituiscono l’abbandono di un popolo lasciato a se stesso”. Uno squarcio duro su un paese che scompariva, dopo la dissoluzione della ex Jugoslavia e l’incedere drammatico del conflitto che l’insanguinò nella prima metà degli anni ’90. “Eravamo troppo pochi per diventare lago e troppi per essere inghiottiti dalla terra”, diceva lo scrittore Mehmed Mesa Selimovic, bosniaco d’origine musulmana. L’incontro coi reclusi dell’ospedale psichiatrico bosniaco, dove la pazzia risulta essere più “normale” della guerra che si sta combattendo, si accompagna ai gesti di solidarietà verso la gente che soffriva, verso quel paese al quale la comunità internazionale aveva riservato una colpevole indifferenza che sfociò in silenziosa complicità con violenti e assassini. Una vicenda che annunciava come il dopoguerra sarebbe stato altrettanto duro quanto la guerra stessa.

Dal testo è stato poi tratto l’omonimo spettacolo di Assemblea Teatro. Scrive Renzo Sicco, scrittore e regista, direttore artistico della compagnia teatrale torinese: “Ci impressionò: c’erano dentro guerra, dolore, violenza e amore. Decidemmo un allestimento per voce e percussioni, una batteria per simulare mitragliatrici e bombe. Un’assordante continua esplosione contro una voce flebile, che però diventa superiore perché la forza è motivata dall’amore”.

“Passi stracciati” è una riflessione sull’assenza della comunità internazionale nella “guerra fredda” compensata, solo in parte, dal volontariato di tanti che, come Erri De Luca (a quel tempo autista di camion per il trasporto di viveri e medicinali),si prodigarono a garantire aiuti umanitari.

Resta indelebile la terribile testimonianza di dolcezza della protagonista, Glazba. La ragazza, con la sua lucida follia, cancella la sua precedente identità (Sjenka, “ombra”) e diventa “Glazba”, parola che in superficie appare dura ma dal significato dolce che, tradotta, equivale, a “musica”. La pazzia permette a lei di intravedere ancora un gesto possibile d’amore, negato invece nella realtà vissuta tutt’attorno e descritta con terribile efficacia dalle fotografie scattate nei luoghi in cui è ambientata la storia nel periodo immediatamente successivo alla guerra. Una lezione poetica contro i conflitti, i muri che vengono eretti, il nazionalismo esasperato al punto da generare odio e violenza. Una buona lettura utile per riflettere sul recente passato e – per dirla con le parole di Predrag Matvejević, indimenticabile e finissimo intellettuale – riflettere sul recente passato per capire il presente e pensare al futuro, “poiché un popolo non esiste senza la sua memoria”.

 

Marco Travaglinilogo-citta-di-torino2

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