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Passi stracciati

05 agosto, 2018 - 21:00 Piazza Willy Jervis - Villar Pellice (TO)

Memoriale Willy Jervis
Assemblea Teatro e Il Mutamento Zona Castalia

ANTEPRIMA NAZIONALE

Un testo di Erri de Luca e Renzo Sicco
in scena: Angelo Scarafiotti e Eliana Cantone
voce fuori campo di Andrea Tidona
Musiche dal vivo di Elisa Fighera
Regia: Renzo Sicco e Giordano Amato

Articolo de Il Corriere della Sera

Articolo de Il Corriere della Sera

Villar Pellice non dimentica e ancora una volta diverrà luogo di memorie per ricordare Willy Jervis, partigiano in Val Pellice, che moltissimi anni dopo il glorioso rimpatrio avrebbe dato la vita per gli ideali di libertà e fratellanza, ed i tanti caduti nella resistenza. La Val Pellice fu teatro di alcune pagine difficili e drammatiche della nostra storia contemporanea. Durante la resistenza al nazifascismo, pressoché tutta la popolazione si schierò solidale con le bande partigiane locali e visse con loro i rastrellamenti e le ritorsioni fasciste e naziste.

Passi stracciati, uno spettacolo sulle strade della guerra nella ex Jugoslavia.

La fine del fronteggiamento dei due blocchi, la cosiddetta “Guerra fredda”, vide destabilizzarsi il blocco sovietico e in particolar modo la dissoluzione della ex Jugoslavia portò al cruento conflitto nella Bosnia tra il marzo del 1992 e il dicembre del 1995.

Con la fine del comunismo si fece strada dagli anni ’80 il rafforzamento del nazionalismo. La Bosnia ed Erzegovina era storicamente uno stato multietnico composto da popolazione musulmana, serba e croata.

Mostar, Sarajevo, Srebrenica, città assediate divennero simbolo di una guerra che sconvolse, sfiorandola, l’Europa. Pulizia etnica tornò ad essere non solo una citazione ma una pratica sul campo. Più di centomila i morti accertati.

L’assenza della comunità internazionale che avrebbe potuto fermare la guerra rimane una responsabilità che solo in parte è stata compensata dal volontariato di tanti che si sono prodigati a garantire aiuti umanitari. Tra questi lo scrittore Erri De Luca, autista di camion per il trasporto di viveri, medicinali e altri beni di prima necessità che nel racconto di “Prima persona”, narra di un incontro coi reclusi in un ospedale psichiatrico dove la pazzia risulta essere più “normale” della guerra e permette ad una internata di intravedere ancora un gesto possibile d’amore, negato invece nella realtà vissuta tutt’attorno.

Resta indelebile la figura di Glazba nella sua terribile testimonianza di dolcezza.

La storia di Willy Jervis, invece, racconta che…

Era un italo-inglese nato a Napoli da genitori di religione valdese. Molto attivo nel movimento giovanile del suo gruppo religioso, riesce al contempo a laurearsi in ingegneria e lavora con grandi risultati presso la Olivetti di Ivrea. Dopo l’armistizio della seconda guerra mondiale, Jervis adrì alla resistenza partigiana sfruttando le sue doti di alpinista per portare in salvo numerosi ebrei in Svizzera. La sua attività non passò inosservata ai nazifascisti e divenne ricercato. Fuggì dunque dal canavese per raggiungere la val Pellice dove si distinse nel gruppo partigiano Giustizia e Libertà. Verrà infine catturato nel ’44 e imprigionato presso le Carceri Nuove di Torino, dove, nonostante le torture e gli interrogatori, non rivelerà alcuna informazione. Nella notte tra il 4 e 5 agosto del ’44, Lui ed altri quattro partigiani vennero portati a Villar Pellice dove vennero fucilati sulla piazza. 
Il corpo di Jervis fu poi impiccato, a scopo di monito. Vicino alla salma fu in seguito ritrovata una Bibbia tascabile, sulla quale Jervis, durante la prigionia, aveva inciso con uno spillo:

Non piangetemi, non chiamatemi povero. Muoio per aver servito un’idea

Dopo la sua morte, Adriano Olivetti si offrì di mantenere la famiglia di Jervis; l’industriale considerava infatti il suo dipendente caduto sul lavoro e chiese alla vedova Lucilla Rochat «l’onore di provvedere» a lei ed ai figli. Nel 1950, Jervis è stato decorato alla memoria con la medaglia d’oro al valor militare.

Ecco perché dedichiamo alla sua memoria uno spettacolo sulla guerra: affinché il ricordo delle sue azioni a fronte di una guerra sconsiderata, come lo fu la seconda guerra mondiale, sia d’esempio e di perenne ricordo.

Ecco un articolo che racconta nel dettaglio la sua vita

Ingresso libero

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