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Mostre Virtuali
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"AT nel grembo del mondo"
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Cosa spinga una compagnia di teatro ad ambientare i propri lavori in una miniera può, agli occhi di molti, apparire incomprensibile: cosi come può essere inspiegabile comprendere perché la stessa compagnia si impegni nell'edizione di un libro dove sono riportati i racconti di miniera. Una sensibilità che ha radici profonde nel tempo e che ha visto il recente allestimento di uno spettacolo come ultima logica tappa del crescente interesse manifestato verso un universo culturale di considerevole ricchezza.
E' questo il caso di Assemblea Teatro che oggi può vantare la pubblicazione della sua ultima fatica letteraria, quel Nel grembo del mondo (Edizioni Angolo Manzoni) pronto a colmare, con il suo carico di suggestioni, emozioni e ricordi, un colpevole vuoto nella tradizione editoriale italiana che, nonostante l'esistenza di un notevole materiale di studio, ha sempre manifestato poco interesse di fronte al filone della "letteratura di miniera": chi conosce il gruppo diretto da Renzo Sicco è al corrente della sua attività "trasversale" pronta a spaziare dal teatro tradizionale a forme di maggior innovazione non fosse altro per gli spazi d'ambientazione degli spettacoli: quattro anni fa, dopo un decennale presenza nelle Valli Chisone e Germanasca, Assemblea Teatro ha deciso di instaurare un rapporto "diretto" con la miniera iniziando a considerare la possibilità di trasformare il ventre fumoso della terra in uno spazio dove far rivivere l'emozione del teatro. Detto e fatto: grazie alla suggestione delle testimonianze mediate dalla conoscenza e frequentazione con quei minatori che fino a pochi anni prima rischiavano quotidianamente la vita, è nato il progetto Giordano Bruno cui è seguito l'allestimento de Le rose di Atacama, spettacolo dove si parla del Cile, terra di minatori per eccellenza, ma anche di sofferenza e dolori. E poi ancora il messaggio di speranza ispirato alle canzoni John Lennon ed al suo Imagine nei mesi successivi all'11 settembre. Tre diversi spettacoli con più di ottomila spettatori entrati nella Miniera Paola di Prali per ascoltare parole forti, scevre da quella retorica che impasta ed inquina i nostri giorni proprio come i fumi e le polveri impastavano ed inquinavano in passato i polmoni dei minatori impegnati, per decine di ore al giorno, nell'estrazione di talco, piuttosto che carbone o ferro.
I minatori, i veri abitanti della terra, soli ed unici conoscitori dei suoi segreti e spesso innocenti vittime di incuria, trascuratezza o, molto più semplicemente, di un destino che vede da una semplice scintilla generarsi una strage di uomini: minatori come testimoni di una sofferta esistenza meritevole di esser studiata, analizzata ed una volta compresa nella sua più nuda realtà "rappresentata e fatta rivivere" con la potenza del teatro e del suo unico elemento magico, la parola: nasce così, nel giugno del 2003, Parole nel silenzio. Cinque racconti di miniera, l'allestimento dove sono presentati cinque racconti a firma di Bruno Arpaia, Massimo Carlotto, Erri De Luca, Laura Pariani e Gabriele Romagnoli, cinque "amici" di Assemblea Teatro che hanno messo a disposizione la propria forza creativa per un mosaico di parole ed immagini di grande suggestione che ha incontrato un successo di pubblico impensato.
Fino a qui il ieri e l'oggi, ma anche nel rapporto teatro-miniera esiste un domani rappresentato da questo libro che nient'altro è se non la naturale appendice di tutto il lavoro svolto: grazie al contributo della Provincia di Torino che ha sempre creduto nel percorso intrapreso ed al patrocinio del TOROC (Comitato per l'Organizzazione dei XX Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 - Olimpiadi della Cultura), per la prima volta coinvolto in progetti di promozione editoriale, ha preso corpo una pubblicazione dove i cinque racconti di Parole nel silenzio diventano materiale di lettura per un excursus figurato "nel grembo del mondo". Testi di grande impatto come il racconto di Bruno Arpaia che, prendendo le mosse dalla lenta agonia dei minatori spagnoli delle Asturie, arriva al resoconto di una moderna discesa nelle viscere della terra con il suo carico di immagini e sensazioni: o lo scritto di Massimo Carlotto con la vicenda dell'ingegnere tedesco Carlo Marx e della sua riserva di piombo argentifero e zinco chiamata Su Zurfuru. Progresso tecnologico spesso osteggiato dall'ostinazione di una cittadinanza restia alle innovazioni, cui si deve aggiungere il tragico prezzo di vite umane da pagare all'inesperienza ed all'eccessiva attenzione ai costi. Se nelle pagine di Erri De Luca si focalizza lo scontro uomo-miniera in una lotta per la sopravvivenza che spesso ha visto soccombere decine di innocenti lavoratori, Laura Pariani, fresca di nomination per il Campiello 2003, ci regala pagine intrise di credenze popolari e irrazionali superstizioni dove la miniera è uno spazio precluso alla presenza femminile il cui ingresso è anzi visto come evento nefasto nonché causa di morti e disgrazie. Da ultimo la breve sceneggiatura cinematografica per cortometraggio di Gabriele Romagnoli ambientata, in piena dominazione nazista, in un paese accanto ad una miniera teatro di un estremo sacrificio umano cui l'intera comunità deve la propria salvezza. Miniera come luogo di lavoro, di progresso ma anche di morte e sofferenza, mille facce di una realtà marginale che rischia troppo presto di esser dimenticata nel suo essere parte integrante del nostro patrimonio culturale e di una secolare tradizione della storia del lavoro.
E proprio per attualizzare il messaggio, e non ridurlo ad una semplice attrazione per turisti, ecco che Nel grembo del mondo è anche qualcosa di più: girando il quarto di copertina, il lettore si trova infatti di fronte ad una Guida alle miniere della Provincia di Torino, aggiornato catalogo con tanto di apparato iconografico, cenni storici e curiosità varie a firma di un'insigne studiosa di teatro, Patrizia Mattioda, che grazie agli spettacoli di Assemblea si è sempre più appassionata al mondo delle miniere a tal punto da volerci dedicare una pubblicazione.
Due libri in uno tutti da leggere per andare alla scoperta di un universo ai più sconosciuto dove eccelle la figura del minatore ma anche della miniera, spazio di ataviche speranze e paure ma anche moderna realtà da conoscere in tutto il suo fascino: "questi racconti - scrive Guido Davico Bonino nell'introduzione - hanno il potere di circoscrivere l'esperienza del minatore in se stessa, non badano ad esaltarne l'eccellenza in base a quella degli altri uomini normali: ma ne sottolineano, semmai, implicitamente, la tutta autoctona singolarità, e l'orgoglio scabro, severo d'appartenenza alla medesima".
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Prefazione di Renzo Sicco al volume "Nel grembo del mondo"
Nel 1989 iniziai con la compagnia Assemblea Teatro, di cui sono regista, a lavorare nella Valle Chisone e Germanasca, nella piccola Sala Edelweiss abbandonata dal pubblico cinematografico. Accettammo la scommessa di passare dai 30 spettatori rimasti fedeli al cineforum lì programmato, ai 300 spettatori che la sala poteva contenere. Con una programmazione attenta alla sensibilità del pubblico, nell'arco di una stagione ci riuscimmo. Il Teatro Edelweiss di Pomaretto tornò ad essere un punto di riferimento e di conseguenza a rappresentare l'appuntamento culturale necessario per moltissimi valligiani. Tra questi ricordo un signore anziano, che con regolarità, arrivava tutti i sabato sera per primo. Iniziai a parlare con lui, scoprendo che era un minatore. Scoprii anche che per lui quella era la prima occasione che aveva di andare a teatro. Gli dissi che per me si trattava, della prima occasione di conoscere e parlare con qualcuno di miniera. Diventammo amici. Io gli illustravo i futuri appuntamenti e lui mi raccontava la vita. Poi l'Edelweiss chiuse e aprimmo allo spettacolo gli incredibili spazi della Fortezza di Fenestrelle, i parchi della Valle fino ad approdare dentro la miniera Paola di Prali.
Lì, ho conosciuto molti altri minatori e attraverso il lavoro della mia Compagnia ho fatto conoscere l'eco-museo e avvicinato alla cultura del lavoro di tante generazioni molte persone che, come noi, mai avrebbero immaginato la miniera come un luogo di emozione.
La prima volta che entrai per un'ispezione alla Paola (le miniere hanno in maggioranza nomi di donna), era ancora in stato di abbandono. Ci entravo con il compito di pensare una produzione teatrale e sentii una forte eccitazione che il luogo sapeva produrre ma al tempo stesso il peso del doveroso rispetto verso chi, in quel luogo aveva lavorato e sofferto.Nacque L'ultima notte di Giordano Bruno, spettacolo di straordinario successo se si pensa che ha superato i 6000 spettatori e dato alla Valle una visibilità attraverso stampa, radio, periodici e televisioni che fino ad allora mai aveva avuto. All'uscita molti dicevano che dentro la miniera non si poteva immaginare nessun altro spettacolo. Questo indicava che la scelta era giusta, mi rallegrava e procurava al tempo stesso un sorriso ben sapendo che ci ero arrivato eliminando due precedenti progetti di lavoro ma soprattutto sottraendo le sovrastrutture culturali che mi avevano portato a pensare ai gloriosi minatori del realismo socialista. E' stato proprio Armando, ex minatore e oggi conduttore del treno che trasporta i visitatori dentro la "Paola", che raccontandomi i compleanni e le feste vissute a "salame e patate" nella sala mensa della miniera, e dei topini bianchi che ogni minatore adottava impegnandosi a fornirgli pane e scarti di cibo, mi ha segnalato la forza e la dolcezza a cui dovevo indirizzarmi. Sono rimasto solo dentro la miniera: ho guardato il buio, più oscuro di qualsiasi notte, ho sentito il silenzio, più sordo di ogni silenzio e ho avuto chiaro che dovevo mettere in scena Giordano Bruno.
In seguito è nato il progetto de Le rose di Atacama da Luis Sepúlveda.In questo spettacolo si parla del Cile, altra terra di minatori, terra di sofferenza, di dolori. Ne parliamo con leggerezza, con una metafora che l'autore stesso ci ha regalato. Si evoca un deserto dove tutto è arido, come a volte capita nella vita, ma dove sotto un sole bruciante una volta all'anno, per poche ore dopo la pioggia, nascono le rose. Anche nella durezza estrema può succedere dunque il miracolo.
Se pensate al montanaro dalla vita ostile, a quel minatore vicino al suo armadietto intento a dare un pezzo di pane a un topino bianco, capite la metafora. Capite perché sia stato giusto rappresentare il deserto di Atacama unitamente al deserto della dittatura cilena e come sia stato possibile, per un istante, sentire fiorire nell'aria, anche al centro della montagna, il profumo delle rose.
Infine ho portato le parole delle canzoni di Lennon, per ripercorrere i pensieri e gli ideali di una generazione che per prima ha avuto il privilegio di cantare la pace vivendo finalmente fuori dalla guerra. Ho sentito il bisogno di farlo giacchè mentre raccontavo l'11 settembre del Cile attraverso le parole di Sepùlveda, nel settembre 2001, fuori dalla miniera, cadevano le torri gemelle e tanti giovani americani in piazza e nelle strade tornavano a cantare "Imagine" contro la bestialità e la violenza.
In miniera la mia compagnia ha portato migliaia di spettatori ad ascoltare parole forti, parole dense, fuori dalla retorica ma soprattutto fuori dai rumori che ci circondano, fuori dal rumore stesso delle parole che ci bombardano e non comunicano più molto del loro senso e della loro ricchezza.
In questo percorso, durato quattro anni, non ho dimenticato i minatori, anzi via via ho imparato a conoscerli, a sapere di più del loro quotidiano e della loro storia e per questo anche per loro ho cercato parole. Ce ne sono nei racconti di Giovanni Verga, di Luigi Pirandello, di Emile Zola, di Hernan Rivera Letelier e Gustav Morcinek e di altri ancora. Ci hanno affascinato quelle di Raul Rossetti, minatore italiano migrato, come tanti, a lavorare nelle gallerie del Belgio.
Grazie al sostegno della Provincia di Torino ho chiesto parole nuove, inedite, a cinque amici, Bruno Arpaia, Massimo Carlotto, Erri De Luca, Laura Pariani e Gabriele Romagnoli perché volevo, questa volta nel silenzio, narrare racconti di miniera e offrire a Te lettore, che Ti accingi ad entrare in queste pagine, la memoria di una parte d'Italia che come tutte le storie marginali rischia di essere dimenticata ma che penso utile non disperdere nel desiderio di conoscere e capire di più dal caleidoscopio della storia del lavoro e del popolo a cui apparteniamo.
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