Sono quasi calve le creste di gallo
A trent’anni di distanza, comunque, pare definitivamente risolta la questione dell’origine del fenomeno, che all’epoca scatenò rivalità assai accese. Nel senso che il punk nacque non a Londra con l’avvento dei Sex Pistols ma a New York grazie ai Ramones. Malcom McLaren, manager del gruppo inglese, si era già fatto le ossa proprio nella Grande Mela con i New York Dolls, band “en travesti” che spopolava specie nel giro di Andy Warhol suonando glam-rock. E ai concerti dei Dolls andavano tra gli altri Iggy Pop e Debbie Harry, l’ex coniglietta di Playboy destinata a diventare la cantante dei Blondie, ma anche Douglas Glenn Colvin, un giovanotto arrivato negli Stati Uniti da Berlino, figlio di un militare americano di stanza in Germania che nell’ex capitale del terzo Reich era stato in guarnigione e aveva sposato una ragazza tedesca.
Colvin aveva già scelto di assumere un nome di battaglia ancor prima di aver visto in azione i New York Dolls. A Berlino, un giorno, su una rivista recuperata nella spazzatura, aveva letto che i Beatles prima di diventare famosi si erano fatti chiamare Silver Beatles, e che all’epoca ciascuno di loro aveva un soprannome. John Lennon era John Silver (come il celebre pirata dell’Isola del Tesoro), George Harrison era George Harrison era George Perkins e Paul McCartney era Paul Ramone: “Così mi persi in una delle mie fantasticherie, e decisi che da quel giorno mi sarei chiamato Dee Dee Ramone”. Dee Dee Ramone a New York conduceva un’esistenza da ragazzo di vita non lontana dal pasoliniano Accattone. Tossicodipendente precoce, batteva il marciapiede all’incrocio tra la Cinquantatreesima e la Terza Avenue. Tra un viaggio a base di Lsd e una pasticca, un concerto degli Stooges e uno degli Who, Dee Dee era il tipico ragazzino disadattato. Poi però, nelle strade di Forest Hills, a Queens, ecco l’incontro con Joey, Johnny e Tommy, e la scintilla capace di dare vita ai Ramones. “Eravamo conosciuti perché buttavamo i televisori dai tetti delle case. Miravamo alla gente che passava giù in strada. Ci accanivamo soprattutto con le vecchiette che tornavano a casa trascinando fuori dal supermercato il carrello della spesa”, racconta tra le altre cose Dee Dee, che dopo aver fondato il gruppo che ancora oggi rappresenta la quintessenza del punk e scritto pezzi su pezzi non più lunghi di due minuti lascerà negli anni Novanta i suoi “fratelli” morendo di overdose nel 2002.
Giuseppe Culicchia
(da La Stampa – sabato 3 giugno 2006)
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