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a cura di Renzo Sicco e Alberto Dellacroce


IL PESO DELLA FARFALLA
di Erri De Luca

Assemblea Teatro ...in libreria dall'11 novembre 2009

Assemblea Teatro Calendario Presentazione

Come ho finito di leggere queste 60 pagine di un racconto sospeso tra montagna ed esistenza ho telefonato a Erri per comunicargli la mia felicità ed emozione.

Gli ho semplicemente detto “è meraviglioso”.

Lui mi ha risposto “sono contento! Sei il primo lettore!”

Per questo, questa recensione è apparsa inizialmente senza copertina ma con una pagina bianca che è il primo foglio delle prove di stampa.

“Il peso della farfalla” è una storia di montagna, o meglio di quella parte di montagna che vuole e riesce ancora a mettere distanza dal nostro vivere quotidiano. Quella montagna che ha altre regole, millenarie, altri ritmi ma soprattutto ha ancora valori.

Il libro incrocia due esistenze entrambe forti ed inesorabilmente congiunte nella zona del tramonto, quella di un camoscio e di un cacciatore. Leggerlo è come stare in sospensione, nel punto di salto del camoscio tra due rocce.

La roccia è la solidità profonda ed essenziale, come sempre, della scrittura di Erri De Luca, mentre la leggerezza di quel volo è il suo saperci portare in zona di sentimento e di riflessione costante. Questa volta l’autore lo fa attraverso una metafora che avvicina la natura alle leggi della fisica riuscendo ad aprirci alla speranza dei precipizi.

Renzo Sicco



NovitàRACCONTI DI MONTAGNA
a cura di Davide Longo

Assemblea Teatro

Anche se è appena uscito il suo nuovo romanzo, “Luomo verticale” edito da Fandango Libri, mi piace fare qualche passo indietro e andare a un lavoro che lo scrittore piemontese Davide Longo ha curato per Einaudi alcune stagioni fa.
Di questa raccolta non sono tanto importanti i nomi degli scrittori selezionati… quanto lo spirito, la scelta fatta per inserirli, cosa che in genere è dovuta più alla fama che ad una regola del curatore.
Leggere l’introduzione di RACCONTI DI MONTAGNA allora è essenziale. Scritta con cura, rappresenta una “filosofia” che molti amanti della montagna, e di letteratura, possono decidere di condividere o meno sin dall’inizio. Quella di un territorio non fatto di pareti e riinvii, corde, sfide e forza fisica. Una montagna invece che si favoleggia, con invenzione letteraria, dove più di una salita o di una croda può diventare importante l’incontro tra uomini in taverne calde che riparano da un freddo estremo o la forza degli uomini che decidono di vivere tra le alte pareti. Insomma, mancano gesta epiche, restano la terra e le azioni degli uomini. Ad esempio mi sono innamorato del racconto surreale di Salgari, lontano da quella letteratura con gli scarponi “propriamente” ritenuta di montagna, o il Levi che parte da un laboratorio per raccontare di un uomo e della sua storia. Così si ritrovano ancora un curioso Hemingway da trattoria, Nabokov, Chatwin, Rigoni Stern… fino a Petrarca.

Ecco allora la montagna spogliata di eticità, meno verticale del solito, quasi rarefatta, come la sua aria ad alta quota.

LONGO DAVIDE
RACCONTI DI MONTAGNA
Editore: EINAUDI
Pubblicazione: 10/2007
Numero di pagine: 318
Prezzo: € 18,50

Alberto Dellacroce



NovitàAVENIDA DEL SOL - A piedi scalzi in Sudamerica
di Darwin Pastorin

Assemblea Teatro

Ecco un libro di racconti di pallone, davvero ”insoliti”, è il caso di dirlo! Nelle pagine scritte da Darwin Pastorin brillano sole e nuvole, pallone e vita.

AVENIDA DEL SOL è un viaggio nel Sudamerica alla ricerca di ombre e personaggi, protagonisti della vita dell’autore. Un viaggio a ritroso per ricominciare, almeno così pare d’intuire dalle parole dell’autore.
Dall’Italia al Sudamerica attraverso Brasile, Colombia, Argentina, Cile… Rio de Janeiro, Buenos Aires, Montevideo, Santiago, Medellin… Amici vecchi e nuovi, mangiate e bevute, strade, campetti polverosi, miti del pallone e molti ricordi a emergere dal passato. In ogni paese tante storie che partono quasi sempre dal football, vero e proprio motore, linguaggio che unisce culture diverse, per poi affondare nella vita, reale, concreta, calda.
Aneddoti di grandi campioni diventano pretesto per storie di grandi o piccoli uomini. “In scena” gli ultimi delle favelas, i dimenticati uccisi dai militari, gli emarginati, le pallottole sparate a causa di un autogol, le dittature, le città di un continente pieno di contraddizioni, dove, però, non sembra mai mancare il sole, ma dove le ombre restano davvero molte.
Darwin svuota la penna e non lascia indifferenti – ed è il maggior pregio di questo libro. Si dichiara, si schiera da una parte, quella della gente, del vivere comune, tratteggia un mondo fatto di corpo e spirito, sensazioni e convinzioni. In gioco ci sono i valori, le convinzioni, gli studi, gli anni delle lotte e la voglia di sognare per cambiare.

Darwin Pastorin, sognatore e giornalista che camminando brucia le suole. Scrittore di “gente” che vuole stare dalla parte di chi soffre. Libro difficilmente trovabile giacchè annullato dalla ormai breve durata dei volumi in libreria e quindi fuori catalogo… ma da cercare! In quest’epoca un po’ più scura queste parole danno energia, e sono pertanto assolutamente da condividere, accettando l’invito a tornare a sognare.

AVENIDA DEL SOL
A piedi scalzi in Sudamerica

Mondadori – Strade Blu
2007

Alberto Dellacroce



NovitàLA GIUSTA PARTE
di Pietro Reverdito / Pedrin

A tutti coloro che, toccati dalla guerra, si sono poi ritrovati uomini…

Tre anni di lavoro nelle Valli piemontesi insieme al Comitato per la difesa dei valori della Resistenza e della Costituzione hanno offerto ad Assemblea Teatro la possibilità di incontrare e conoscere molti partigiani, comandanti, staffettiste, “eroi” sconosciuti che dopo la Liberazione tornarono a casa, per ricominciare con semplicità la vita di sempre.
Molti di loro hanno poi scritto, perché nessuno dimenticasse… o riscrivesse!
Le loro parole le abbiamo ascoltate, portate con noi e ora sulla scena le vogliamo far diventare uno spettacolo rivolto in particolar modo ai ragazzi.

E’ stato davvero molto importante ricevere in inverno, a mesi di distanza dal “nostro” incontro, un libro da qualcuno che ci ha conosciuto dentro a questo percorso condividendo una “sola” serata. In un mondo veloce che spesso cancella le emozioni, è doppiamente bello.
Il libro in questione è LA GIUSTA PARTE – Percezioni dirette e testimonianze scritto dal partigiano Pedrin. La terra di riferimento è il Monferrato e il territorio attorno ad Acqui Terme, zona di colline e di lunghe e basse valli. Non si tratta di un romanzo bensì di un saggio suddiviso in capitoli, dal Duce all’Impero, dalla guerra alla “scelta” di lotta. Pagine in prima persona ma con grande rigore e molta coerenza. Su tutto una volontà: che nulla sia scritto in modo errato, o ancora peggio “riscritto”, revisionato. Siamo in accordo. Continuiamo il nostro lavoro e ringraziamo il “ribelle” Pedrin!

La giusta parte 1933-1945. Percezioni dirette e testimonianze
(Testimonianze)
di Pietro Reverdito
A cura di: V. Rapetti

Alberto Dellacroce



Per l’amor di un Dio
di Marie Phillips

Assemblea Teatro

A volte va bene la leggerezza assoluta!
Soprattutto se è intelligente e carica di sana ironia. Se questo vi può bastare in un libro, allora non indugiate a comprare “Per l’amor di un Dio”, Guanda Editore (brutto titolo italiano, molto meglio quello inglese “ le cazzate degli dei” o la traduzione lusitana “errar è divino”) dell’inglese Marie Phillips, al suo esordio letterario dopo aver abitato le librerie per anni, come libraia appunto.
L’idea semplice, ma perfetta, è far vivere, visto che sono eterni, gli Dèi nella nostra epoca. Ovviamente in un decadente e sgangherato appartamento di una capitale del mondo, quale Londra. Scrivere di questa condizione può liberare fantasia, sino ai suoi estremi, conservando però, una forte credibilità alla storia. Un libro con le regole di un cartone animato, con un finale alla Harry Potter. Per questo godibile, divertente, surreale. Sono Dèi in un mondo che non li considera indispensabili, anzi proprio non li considera, dunque si adattano a viverci con conseguenze esilaranti. Un romanzo leggero, intelligente che non mancherà di offrirvi buoni momenti di allegria e divertimento, soprattutto nei suoi primi due terzi. Purtroppo la brillantezza si stempera in un finale fin troppo contorto fino a rasentare la banalità nelle ultime pagine. Peccato! Un po’ di ulteriore sfogo della fantasia e la Phillips avrebbe fatto un libro memorabile. Comunque si fissano nella memoria pagine ricche di immagini, caratterizzazioni e trovate. Gustoso davvero.

Renzo Sicco



ANARCHICO TESTABALORDA,
ovvero il Grignolino, ovvero una storia di vino e sportivi controcorrente
di
ROGGERO NICOLA

Assemblea Teatro

Finalmente si sorride… dopo alcuni libri più impegnativi una testo da sfogliare tranquillamente!

ANARCHICO TESTABALORDA, ovvero il Grignolino, ovvero una storia di vino e sportivi controcorrente.

Otto capitoli, un gruppo di amici, una tavola, una serata delle tante in cui aspettare il piatto di agnolotti fumanti e il bollito, il tutto imbevuto di parole innaffiate dal vino rosso. E si sa, il vino sa scavare gallerie profonde e trovare bellissimi racconti. 
ANARCHICO TESTABALORDA è assolutamente un libro di nicchia, come dice lo stesso autore "un libro controcorrente". Si parla dello sport con la S maiuscola, del valore di persone che hanno fatto ciò che più gli piaceva nel massimo rispetto dell’avversario…. fedeli a loro stessi e al loro modo di vivere.
Scorrono tra le pagine campioni non convenzionali e per questo non troppo conosciuti, uno dopo l'altro Alan Shearer, il Rosso volante - al secolo Eugenio Monti -, Jaques e Raymond, Hunt, il buffone di Bucarest, etc... come se fossero fantasmi, alieni caduti da Marte e vissuti nel secolo sbagliato. 
Da loro però sono nate alcune grandi emozioni, e leggendo lo si riscopre. Emozioni vere, quelle che scaldano, che smuovono qualcosa e che si fanno “ricordare e raccontare”. Il libro lo si finisce come lo si è iniziato, e cioè con un bel sorriso stampato in faccia e qualche buon racconto per gli amici, chissà, in una serata al cospetto di un buon vino.

Queste pagine ci ricordano che un buon giornalista sa fare dello sport racconti epici, cronache persino "fantasiose" che si fanno amare e non solamente leggere. Per gli amanti della Tv: la struttura non si discosta poi molto da SFIDE, assolutamente uno fra i programmi RAI più azzeccati e ben scritti degli ultimi dieci anni.

Alberto Dellacroce



Argentina 1976, prima e dopo
Assemblea Teatro

Dicembre ha regalato due libri sull’Argentina, due penne, un uomo e una donna, un italiano e un’argentina emigrata.
Due modi di dire dittatura e storia, di raccontare, di guardare.

Laura Alcoba con LA BAMBINA DELLA CASA DEI CONIGLI fa un tuffo nel passato, nel proprio, e racconta la paura, il terrore, ad altezza bambina. Eccoci prima del golpe – noi siamo abituati a pensare all’Argentina a partire dall’agosto 1976 – in Buenos Aires, al governo Isabel, una mamma montoneros, un papà già in carcere, e una vita da clandestina… un allevamento di conigli come copertura.
E lei? Ecco allora defilarsi un racconto rosa e fanciullesco, ma allo stesso tempo essenziale e chiaro. Laura capisce quel che può e vive quel che deve. Fatica, piange, soprattutto ha paura, e tanta, ma va avanti con la serenità d’una bambina di dieci anni. Aspetta poi trent’anni e scrive.
Da leggere non per particolari doti di bella scrittura, ma perché è ben raccontata una storia difficile che ha senso conoscere.
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Dall’altro lato un giallo tutto italo-argentino, a scriverlo un torinese, Alessandro Perissinotto, PER VENDETTA. Si parte da lontano, nel futuro, ma al centro il tempo che va da quel golpe in avanti.
Per chi conosce e legge di Argentina molte righe sono già conosciute, già letto in Verbitsky o altrove, già assaporato. La storia però fluisce, il giallo psicologico incalza portando il lettore in un vortice che allarga le sue volte con lo scorrere delle pagine. Amore, passato, follia e disperazione sono ingredienti che non mancano. Quindi ben costruito.
Tuttavia si pone un dubbio, dubbio che rimane sino a pagina 241, un quell’appendice: la verita’ e la finzione. Arduo il campo in cui Perissinotto porta la storia, la sua e quella reale.
Vendetta è la parola che madres, abuelas, hijos hanno tentato coraggiosamente di non usare, passeggiando ogni giovedì al suono di giustizia e memoria, e ricordo.
Leggerlo diventa quindi una curiosità per conoscere quale significato Perissinotto dà all sua vendetta!



Post
Questo secondo libro mi ha lasciato in dubbio per giorni, una “dritta” di ragionamento me l’ha offerta un compagno di letture. Ecco l’importanza della parola scritta, del libro, oggetto moltiplicatore di idee, di discussioni, di confronti e di pensieri.

PER VENDETTA
Alessandro Perissinotto
Rizzoli

LA BAMBINA DELLA CASA DEI CONIGLI
Laura Alcoba
Traduzione dio Valeria Pazzi
Piemme


Alberto Dellacroce



LA BALENA E LA BAMBINA
di Witi Ihmera
Assemblea Teatro

Questo testo merita due righe in più del solito. La voglia di consigliarlo è rimasta chiusa in un casetto per ben due anni. L’ho letto, ne ho trovato il film, insomma me ne sono innamorato in quanto bellissimo romanzo di formazione, ho provato a pensarlo come lavoro per teatro… ma fermo lì. Forse troppo simile a una favola (almeno per il genere) sulla quale lavoravo con la mia compagnia, o forse no. Ora, riaperto il cassetto, ci riprovo!

Libro per piccoli, soprattutto, ma anche per grandi. Favola, storia, che affascina e fa pensare, simile a molti testi che nascondendosi dietro la leggerezza di parole per i più piccini riescono a nascondere un tesoro che può essere colto da noi grandi.
Una favola che nasce tra Nuova Zelanda ed Australia, una storia che giunge dalla tradizione Maori, racconta di un’antica leggenda, di balene, di una ragazza destinata a guidarle… Il tono è dolce e fiabesco ma allo stesso tempo il libro trova un interessante rovescio, moderno e sociale, che parla di uomo e potere, donna e diritti, amore e vivere quotidiano. Un’opera nel solco della cultura maori che fonde reale e soprannaturale per giungere infine ad una dolce storia di formazione.

Una lettura aperta alla fantasia, alla scoperta, una storia di cui si può anche trovare un film (La ragazza delle balene) profondo e delicato.

Witi Ihmera
Sperling & Kupfer Editori

Alberto Dellacroce



SUI SENTIERI DEI PARTIGIANI
59 itinerari alla scoperta della Resistenza tra le montagne della Provincia di Torino
Assemblea Teatro

In libreria, nello scaffale dedicato alle cartine geografiche o forse in quello dedicato alla Resistenza e alla storia moderna, c’è un libercolo che ho trovato che vuole, perlomeno per la Provincia di Torino, ridisegnare i tanti sentieri che furono via di fuga e di lotta e renderli nuovamente percorribili, per non dimenticare. Fine nobile ma anche utile (per gli appassionati della montagna soprattutto!), infatti il libercolo è condito di foto e nozioni dettagliate quali altitudine dei siti e tempi di percorrenza che si dimostrano davvero utili, persino grado di difficoltà.
Camminare in montagna è pensare, fermarsi a riflettere mentre gambe e muscoli si sforzano nel risalire, uno sforzo coordinato suggellato da una vetta, dal vento che sferza e da una vista mozzafiato. tra il 1943 ed il 1945 le Alpi furono risalite ma non proprio in questa prospettiva, i giovani le usarono per scappare, rifugiarsi, molti per morire. Oggi quando chi combatteva inizia a non esserci più è dunque doveroso, necessario, camminare e pensare lassù dove si combatteva, ammirare e capire, scendere a valle col desiderio di raccontare.

Edizioni CDA Torino
Sesia/Faure/Rolland/Cavoretto/Avondo

Alberto Dellacroce



Piazza Fontana
di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio
editore BeccoGiallo

Assemblea Teatro Venerdì 6 novembre, a pochi giorni dall’uscita e a 40 anni dalla strage, Matteo Fenoglio e Francesco Barilli presenteranno presso la Libreria Claudiana di Torre Pellice (TO) la loro graphic novel “Piazza Fontana”. Con loro ci sarà Fortunato Zinni ,oggi Sindaco di Bresso (Mi) e nel 1969 funzionario della Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano.

1969 / stragi

Ci sono libri che trovi e libri che ti trovano. Questo strano e inusuale fumetto/resoconto l’ho trovato sotto il naso con un’indicazione chiara: guardalo che è interessante. E lo è per davvero.
Tra il ’69 e il ‘70 l’Italia conosce l’inizio della strategia della tensione, l’inizio di un buco in cui cadono e rotolano la giustizia, la libertà, la serenità d’un’intera generazione. A noi, a chi fa cultura, il dovere di non dimenticare, di ricordare e denunciare, sempre e ovunque.
Il primo merito di Fenoglio e Barilli è la scelta di riprendere una vicenda perché venga riletta e non messa da parte.
Il secondo è il metodo. Il fumetto è uno strumento assolutamente gradevole, tanto per me quanto per potenziali lettori/studenti.
Infine una nota molto personale: di queste pagine ho apprezzato i toni morbidi e pacati, mai sopra le righe. Davvero belli e dolci i riquadri dedicati ai primi, "importanti", 17 morti di Piazza Fontana. Un omaggio alla poesia di Pier Paolo Pasolini e al suo canto PATMOS (ripreso, tagliato, rivisto e allungato per scrivere anche di coloro di cui non scrisse l’autore) - da Trasumanar e organizzar, il modo per fare ciò che in questi 40 anni troppe volte non si è fatto, e cioè ricordare "proprio" quelle vittime con nome, cognome e quel perentorio "presente"!

Alberto Dellacroce



THE BEAT GOES ON
di Guido Harari

Assemblea Teatro A volte ci vogliono mesi, se non anni, per capire un libro… oltre tutto capire significa, a parer mio - trattandosi di materia così soggettiva - dare un significato forte, emozionale, imprimere col fuoco nella mente un’associazione di idee che calzi proprio “quel” libro.
Penso di non averne capiti davvero troppi di libri, ma oggi, grazie alle parole del suo autore, ne ho capito a modo mio uno. Dopo un’intensa serata in teatro riprendo volentieri in mano una raccolta di foto, firmata Guido Harari, una vita, quella straordinariamente ricca di Fernanda Pivano, e la sfoglio, velocemente!
THE BEAT GOES ON è semplicemente movimento, lo scorrere a tutta velocità – o a tutto volume! – una vita che di immagini, parole, grandi musicisti e scrittori ne raccoglie a migliaia, e farlo con poche e sincere righe – scritte dalla stessa Fernanda. Insomma, un pezzo d’arte contemporanea non spalmato su di una tela ma espresso da un volto gentile e sorridente.
Guido Harari ha fatto però di più, ha portato un disco con un video di queste stesse immagini, una carrellata -140 immagini - veloce di vita, alla base la musica di LIKE A ROLLING STONE (4 min.).
Da quel video l’illuminazione e questa rapidissima ripresa…
Insomma vi consiglio di andare a cercarlo, di far scorrere le sue pagine a velocità sostenuta, e da lì in avanti non è altro che storia.

Alberto Dellacroce



L’amore del bandito
di Massimo Carlotto
E/O (collana Noir mediterraneo)


Assemblea Teatro In settembre ho incrociato Massimo Carlotto e, trovandomi poco dopo di fronte a una libreria, mi è sembrato naturale comprare il suo L’AMORE DEL BANDITO, il ritorno dopo alcuni anni dell’ALLIGATORE, e di una serie che ha fatto entrare Carlotto dalla porta principale nell’affollata stanza dei giallisti italiani.

Premetto che non amo il giallo italiano e che sono lettore del commissario Carvhalo e di Vaquez Montalban, come di molti altri gialli che hanno i rumori e i sapori di Barcellona. Del noir “Italia” non sopporto spesso i modi, i molti luoghi comuni, inutili epiteti usati e riusati, pesantismi che servono più ad allungare le pagine che a far sognare il lettore… e anche qui, ammetto che le prime 30 pagine l’impressione me l’hanno confermata. Ma a un tratto Bum! (l’immagine del chiodo che molla il quadro di Novecento). Entro tra le righe di un autore che usa il giallo (dopo la trentesima pagina davvero un bel giallo) per fare anche altro, per raccontare le terra che conosce, uomini e donne che vivono e amano, per fare reportage giornalistico, per denunciare … il tutto resta sempre storia immaginata, quindi bisogna della denuncia cogliere il senso.
L’Alligatore che ci ripropone guarda la sua città assorto, trasognato, soffre per i cambiamenti inutili, per la perdita di dignità e di spirito d’un popolo falso e populista… insomma, si scontra con il contraddittorio e incoerente nord est. Al di sotto, anzi sarebbe meglio dire al di sopra, un’intricata vicenda che vede l’alligatore e i suoi più affezionati compagni, Beniamino e Max la memoria, uniti in un caso che li vuole sfortunati protagonisti. Tra servizi segreti, mafia kosovara e serba, rapimenti e ricatti, pagine che corrono rapide attraverso le nuove infrastrutture e le nuove “ronde” del nord, si staglia l’amore di ognuno … il finale aperto dà modo di immaginare un interessante secondo tempo o di stare a pensare a cosa sapranno fare i nostri eroi… o ancora, e forse c’è né bisogno, di chiudere molto semplicemente un buon libro per aprirne immediatamente un altro.

Alberto Dellacroce



MARINA
Carlos Ruis Zafon


Assemblea Teatro Per raccontare Marina non si può che partire dall’inizio. Prima dell’inizio, anzi.
A lei (o lui se s’intende romanzo) mi ci hanno portato interviste e articoli apparsi su svariati quotidiani… e sicuramente il mio amore per questo scrittore. Il grande scrittore, lo spagnolo divenuto americano che scriveva per ragazzi e che da alcuni anni non fa altro che vendere milioni di copie e inventare gialli “zafoniani”. Lui dice che “Marina” viene prima di tutto, viene prima degli altri scritti, è un libro che non ha mai trovato la forma giusta, pagine stampate ma che necessitavano di una nuova vita. Lui lo descrive come il suo libro più importante. E’ pronto forse, solo ora, dopo “MARINA”, a lasciare Barcelona, il suo set, quella città antica, per nuovi scenari e nuove trame.
Mi ci sono volute però circa trecento pagine per capire il senso intimo di questo amore di carta. Barcellona è irriconoscibile, il tempo va a zonzo mescolando due città, due mondi che sono lontani nel tempo – caratteristica mai così evidente nelle sue trame. La storia si snoda tra fantasmi, misteri, sangue, il giallo insomma si tinge di quelle tinte a cui Zafon ci ha abituato… solamente più sbiadite. Tante ingenuità, alcune lungaggini e uno scenario a tratti cinematograficamente horror a volte inducono a voler chiudere prima del tempo. Oscar, Marina, German (padre di Marina), quindi il ricco e affascinante Kolvenik, la bellissima Eva Irinova… e una Barcellona che sembra nascondere in antichi palazzi una storia che non vuole morire… che anzi una volta risvegliata porta nuova morte e fantastica avventura.
Ed ecco, il libro termina prima della copertina, al tatto la mano destra sente ancora almeno trenta pagine… E inizia ciò che non ci si aspetta. Zafon per la prima volta accende una luce, non una delle sue infinite lampadine dai toni fiochi che lasciano angoli bui e misteriosi, ma la luce forte del giorno. Il tema è la morte, protagonista carnale e concreta, vera. L’intimo spezza gli schemi. Nessuna maschera, non c’è il bisogno di immaginare brumose trame. Sta morendo. Barcellona perde qualsiasi alone di magia. E’ l’amore che scivola, è l’obbligo di rimanere in vita dopo che chi ami ti ha lasciato, è lo smarrimento dei giorni, dei mesi, degli anni che si succedono. Ognuno porta la morte con sé, qualcuno la conosce quando gli anni hanno già dato e tolto molto, qualcuno se ne innamora perdutamente troppo presto e cresce tutto d’un tratto.
… è quella vita che dura pochi mesi, è quell’isolamento sensoriale che ti fa vivere solamente per chi sta morendo, che ti fa dimenticare tutto, che ti fa essere il suo tutto in un mondo altro … insomma è ricordo, amore, morte … sentimenti che la nostra vita conosce e deve imparare ad accettare, condividere. “Il romanzo” è amore fugace e allo stesso tempo amore eterno, è vita e morte, come ogni cosa.

MARINA
Carlos Ruis Zafon
Traduzione di Bruno Arpaia
Mondadori

Alberto Dellacroce



OMBRE IN BLU
Andrea Paschetta


Assemblea Teatro Ci sono libri e scrittori. Tra i libri i generi sono davvero molti e OMBRE IN BLU non è facile da circoscrivere in uno solo (probabilmente è lo scrittore a trarmi in inganno, proprio lui che sostiene che non si tratti di thriller né di noir, semmai di blu!.. e io mi lascio abbindolare volentieri). Anche tra gli scrittori le differenze sono molte: di peso, d’esperienza, di stile, d’età. Andrea Paschetta è giovane, molto, l’esperienza deve ancora arrivare, lo stile definirsi. Lui, che da “ostinato” amante della letteratura è già all’opera per un secondo romanzo, sa che la strada è ancora lunga e può e deve correggere la rotta in alcuni punti.
E’ molto giovane (mi piace ri-sottolinearlo), viene da una terra in cui la giovinezza è una dote poco riconosciuta e ha un merito: aver portato a termine un’opera scritta nei ritagli di tempo. E anche questo fa curriculum! Ma lasciamo parlare le pagine e la carta.
Ombre in blu è un noir, sicuramente un noir. Una storia che si snoda tra una collina e un piccolo alloggio. Tra i due punti, l’intera vita di Francesco, giovane e riuscito ragazzo, protagonista di surreali e allo stesso tempo terrene vicende. Quasi 29 anni, un’esistenza tranquilla, non scevra di alcune intense e strazianti emozioni, tanto lavoro, mamma e papà, amici e locali. Uno fra i tanti, ma il destino lo fa diventare, a poche pagine dall’inizio, uno fra i pochi al mondo, un curioso “caso” di vita oltre l’atmosfera di tutti i giorni. La storia si infittisce, Francesco è protagonista di uno stupido scherzo o di un mistero fatto di spirito e paura. Passato e futuro si intrecciano, la morte sembra avvicinarsi inesorabilmente e lui sente pulsante il bisogno di raccontare un giallo di cui lui, a malincuore, è l’ultimo protagonista. A chiusura del suo libro starà ad aspettarlo anche la fine di una vita… ma oltre non posso davvero andare, è necesario leggerlo.
Le pagine scorrono, non troppo veloci in alcuni capitoli, molto in altri frangenti. Stessa cosa vale per le emozioni: fin che la briglia è sciolta, loro salgono, ci si spaventa e si è vinti dalla curiosità di correre, quando interviene il freno, anche il cuore rallenta. Difficile scegliere il genere. Facile trovate una traccia, bellissima, in Zafon e nel noir metafisico a cui ci ha abituati.

OMBRE IN BLU
Andrea Paschetta
Il Filo Editore
Collana Vertigo nuove voci

Alberto Dellacroce



IL GIRO DEL MONDO IN 80 RICETTE – In viaggio con Jule Verne
Irene Cabiati


Assemblea Teatro Per arrivare sino alla luna una cosa serve davvero: del cibo adatto! … e buono, si spera. A saperlo bene sono gli arditi di Intorno alla luna. E poi i naufraghi, che siano del Bounty o del Chancellor non importa, ciò che è importante è che per sopravvivere qualcosa lo si dovrà pur mangiare… stessa cosa per l’indefesso capitano Nemo o per il nobile Mr. Fogg.
Per leggere tra le migliaia di pagine di Jule Verne Irene Cabiati, giornalista torinese e conoscitrice d’arte, ha scelto una via assai gustosa: le ricette, le prelibatezze, che personaggi entrati nel nostro immaginario (quale bambino non conosce IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI?) si trovano a consumare tra un’avventura e un’altra. Ecco allora che il lettore si sofferma ad assaporare una crema Chutney (Maghreb) o un locro de zapallo (Argentina), una zuppa ai funghi (giganti, s’intende – da Viaggio al centro della terra) o dei cannolicchi in padella, tutti assoltamente verniani!
Insomma, a rileggere le 64 avventure scritte da Verne stando attenti al filo conduttore del cibo c’è davvero da perdersi, ecco quindi la bella idea di una guida, un ricettario da utilizzarsi in cucina – infatti la Cabiati si è premurata di inserire nella sezione delle ricette anche le quantità e i modi di cottura - e, subito dopo, su una comoda poltrona.
Non solo: la prima parte del libro, gradevole da leggere, si dimostra interessante per rituffarsi tra le pagine scritte da Verne e per scoprirne abitudini e stranezze.
Un buon libro da sfogliare a seconda dell’umore e dell’appetito!

IL GIRO DEL MONDO IN 80 RICETTE – In viaggio con Jule Verne
Irene Cabiati
Il leone verde edizioni
Collana Leggere è un gusto!

Alberto Dellacroce



LA SOLEDAD DE LOS NUMEROS PRIMOS
PAOLO GIORDANO


Assemblea Teatro
Credo che questo sito abbia pubblicato una delle prime recensioni al libro “La solitudine dei numeri primi” letto nella settimana successiva alla sua pubblicazione.
Poi è' diventato un caso editoriale, dunque vincitore di due premi letterari quali il Campiello e lo Strega, e adesso è avviato, con le molteplici traduzioni, ad un successo internazionale.
Tutte le edicole degli aeroporti di Madrid e Barcelona in cui sono transitato in questi giorni di inizio aprile 2009 hanno esposto in modo ben visibile il libro di Paolo Giordano che troneggia in molte vetrine delle librerie della capitale catalana in cui ho potuto passeggiare.
Questo provoca in un torinese davvero un grande piacere e un briciolo di giusto orgoglio di appartenenza e pertanto mi va di segnalarlo.
Nei giorni dello “scandalo Soria” e della debacle del Premio Letterario made in Torino, un esempio contrario di come la buona cultura locale abbia raggiunto un livello di interesse internazionale e ottenga attenzione, ascolto e successo, indipendentemente dalle beghe di casa nostra.
Grazie Giordano.

Renzo Sicco

Con tan solo veintiseis años, Paolo Giordano se ha convertido en el fenomeno editorial mas relevante de los ultimos tiempos en Italia. La soledad de los numeros primos, primera novela de este licenciado en Fisica Teorica, ha sido galardonada con el Premio Strega 2008 – el mas importante en Italia – y ha conseguido un exito sin precedentes para un autor novel: mas de un millon de ejemplares vendidos. Asimismo, ha despertado un gran interes internacional y será traducida a veintitres idiomas.
Existen entre los numeros primos algunos aun mas especiales.
Son aquellos que los matematicos llaman primos gemelos, pues entre ellos se interpone siempre un numero par. Asi, numeros como el 11 y el 13, el 17 y el 19, o el 41 y el 43, permanecen proximos, pero sin llegar a tocarse nunca. Esta verdad matematica es la hermosa metafora que el autor ha escogido para narrar la conmovedora historia de Alice y Mattia, dos seres cuyas vidas han quedado condicionadas por la consecuencias irreversibles de sendos episodios ocurridos en su niñez. Desde la adolescencia hasta bien entrada la edad adulta, y pese a la fuerte atraccion que indudablemente los une, la vida erigirá entre ellos barreras invisibles que pondran a prueba la solidez de su relacion.
La sutileza de los rasgos psicologicos de los personajes, asi como la hondura y complejidad de una historia que suscita en los lectores las reacciones mas variadas, resaltan la admirable madurez literaria de este joven autor a la hora de asomarse, nada mas y nada menos, a la esencia de la soledad.

“Un libro perfetto, construido con la sabiduria de un narrador experto … Todo el mundo reconocerá algo de si mismo en le libro de Giordano, pues el verdadero protagonista de esta maravillosa historia en la soledad.” Il Giornale
“Giordano narra con mano firme y gran madurez estilistica una materia candente, con densas ramificaciones emocionale.” Corriere della Sera
“Nada escapa a la atencion de Giordano, que observa a sus personajes conla delicadeza feroz de quien sabe que la vida se compone de fragmentos, todos preciosos”. La Repubblica



IL PANE DI IERI
Enzo Bianchi


Assemblea Teatro El pan ed seira, l’è bon adman: è stato il titolo a farmi comprare il libro.
Di Enzo Bianchi infatti non avevo letto altro che articoli, saggi, devo dire anche abbastanza apprezzati in quanto le sue parole, i suoi toni concilianti, sereni, danno sempre forza a coloro che sperano nel dialogo come modus operandi dell’articolata società in cui oggi viviamo.
In un mondo troppo “veloce” e pervasivo, in cui non si riesce più nemmeno a sentire il silenzio, l’autore rammenta il tempo anticho, parla del cibo per ricordarci che ne dobbiamo aver cura, dei sapori locali (tutti da sempre contaminati da spezie e culture diversissime), la tavola, il tempo…
Nel giro di poche parole si rendono chiari i contorni di questo testo: langa, terra, i passi della vita, Dio. In un tempo che sottolinea le differenze - religiose intendo - Bianchi scrive della vita, e con lei del suo Dio “buono per tutti”, di un Dio fatto di terra, carne, sangue. In un tempo che fa della religione un’arma politica, lui ancora una volta nobilita la parola di Dio, la pone a lato del discorso utilizzandola semplicemente per chiosare capitoli che raccontano di colline, di lavoro, di grandine e di campanili, di uomini e di tappe attraverso le quali si cresce.
Ecco allora Dio mescolarsi sapientemente alle vigne potate, alla terra arata, al pane che attende sul tavolo l’ospite, entra nelle corti d’un tempo, nelle cucine che brulicavano di umori e sapori. I riti, la sapienza di un mondo antico, le credenze (spesso più pagane che cristiane), si fanno così cornice di un intenso quadro, parti che vanno a comporre il percorso dell’uomo, una tela su cui sta impressa la storia, i ricordi, una terra e la sua gente.
Leggendo si coglie un elogio all’etica di quel mondo lontano, il mondo contadino, alla gioia, alla serenità, parole oggi lontane e faticose, anche in quelle campagne dove è arrivato il futuro, e con lui il denaro e le nuove divinità del mondo moderno.
Da leggere se si è principalmente curiosi e se si ama la terra, sentendola vicina. Di Bianchi si apprezza la sapienza, la misura, il trasporto con cui ricorda e descrive “modi” che dobbiamo davvero ricordare.

Menzione particolare per “la cultura del vino” - con i rimandi ai tempi della potatura e della vendemmia - ed il quadro della mostarda (arte anch’essa di cucine d’un tempo), davvero “saporito”.

Alberto Dellacroce



IL GIORNO PRIMA DELLA FELICITÀ
Erri DE LUCA


Assemblea Teatro Ho conosciuto Erri come lettore quando in Italia non eravamo più di un migliaio a leggerlo.
Ho affondato gli occhi in “Non ora non qui”, “Aceto Arcobaleno”, “In alto a sinistra”, pagine dure, acide, essenziali, da innamorarsene.
Ho conosciuto Erri di persona poche settimane dopo aver bruciato i suoi libri e l’ho ospitato una notte a Pinerolo, vicino a Torino, per vedere uno spettacolo dove i miei “Angeli” parlavano con le parole dei suoi personaggi.
Era timido, molto impacciato e mi chiedeva continuamente “cosa c’entro io con il teatro?”.
Scrisse di quella notte un racconto su “Alzaia” e adesso calca con Gian Maria Testa i palcoscenici d’Italia.
Ma prima di salire sulla scena ha scritto altri capolavori come “Tu mio”, “Tre cavalli” e “Montedidio” che lo hanno tolto dalla nicchia letteraria portandolo ad essere scrittore amato da molti e soprattutto da molti giovani.
Voglio molto bene ad Erri. Lo rispetto per la ricchezza intellettuale, per il coraggio e la lucidità, la sintesi e la chiarezza.
Così in questi otto anni ho letto di montagna, di cultura ebraica, di pastori e pescatori e di Maria, ma mi mancava un suo romanzo di quelli densi di quelle storie che Erri sa narrare, asciutti ed essenziali in ogni sfumatura ed emozione.
Questo è “Il giorno prima della felicità”, il suo nuovo libro. Un romanzo ambientato a Napoli, dentro al tufo di Napoli, nei giorni di frontiera alla fine della seconda guerra mondiale. Due i personaggi, indimenticabili! Un libro che inizi, divori e lamenti sia già finito.

Renzo Sicco



AIUTAMI A NON AVERE PAURA
Cristiana VOGLINO


Assemblea Teatro Un grande scrittore ha detto “ chi mi consiglia un libro me lo strappa dalle mani”.
Concordo, è una faccenda delicata, come dire “innamorati di Tizio o di Caio”. Questo non sarà ,quindi, un consiglio, ma una riflessione che mi piace condividere con chi la leggerà.

Esistono persone, vorrei dire così “esposte”, ma è più realistica la parola “vili”, da non sopportare nemmeno l’idea della sofferenza dei bambini e degli animali. Non suoni blasfemo, non di paragone si tratta, ma di rispetto e amore per altre creature, di cui siamo responsabili.
Tanto per dirne una , io non sono mai riuscita ad andare oltre il trailer di “La vita è bella” di Benigni, perché quei dieci minuti mi hanno fatto star male due giorni, per cui ho deciso di evitarmi il film intero.
Pura viltà.
E’ quindi con un certo timore che ho iniziato la lettura del libro di Cristiana Voglino. Io, che un reparto oncologico pediatrico non riesco neppure a immaginarmelo, avevo paura, tanta paura di sapere, di conoscere dettagli di sofferenze inconcepibili e insopportabili.

L’ho divorato in due giorni.

Penso che sia un libro necessario.
Necessario per i vigliacchi come me, che ne escono certamente turbati, ma non scioccati.
Non c’è una sola parola ad effetto, nessuna emozione gratuita.

Necessario perché “Aiutami a non avere paura” ci apre le porte di un mondo dove operano persone che sanno sorridere e sanno far sorridere, dove ci sono genitori di bambini ricoverati, come l’autrice, che riescono a creare dei legami e a diventare un punto di riferimento,dove sono ricoverati dei bambini meravigliosi, che trasformano ed elaborano la loro sofferenza.

Necessario perché diventa uno strumento di conoscenza, lucido e delicato,per chi non sa, per chi sa, per chi dovrà affrontare un calvario, per chi sarà costretto a passare del tempo in quel reparto, per chi in quel reparto,forse ,non entrerà mai.

Un libro necessario.

Gisella Bein



IL MIO CUORE UMANO
NADA MALANIMA


Assemblea Teatro C’è stato un tempo dove la vita aveva i colori nitidi dell’ingenuità ma tutto era comprensibile perché anche ciò che non si capiva aveva un senso
Ce lo ricorda bene Nada in un bellissimo e tenero libro autobiografico - Il mio cuore umano – che racconta la sua vita sino al viaggio in treno che portandola a Roma le cambiò l’esistenza facendoci conoscere la cantante di “Ma che freddo fa”, “Il cuore è uno zingaro”, “Amore disperato” e tanti altri successi sino al recente “Live stazione birra”.
Potrebbe essere un libro di semplice curiosità per chi ha amato la cantante e vuole saperne di più fuori dalle pagine rosa dei rotocalchi, che peraltro Nada non ha mai troppo frequentato.
Invece è un libro che disegna un’ulteriore particolare e necessario affresco di quell’Italia solidale contadina che non c’è più.
In una geografia morale stretta tra Don Camillo e “Don” Peppone, tra circoli Arci e Acli, tra suore e lavoratori, tra affari e una medicina poco oltre il tribale, una bambina impara a guardare il mondo. Che questo accada attraverso il ricamo o attraverso una lezione di canto, tra un conato di vomito o la scoperta di un’ambulanza, tra un abito da sposa o una pettinatura carica di brillantina, tutto avviene sempre in una dimensione collettiva dove le famiglie hanno confini ma si mescolano le une nelle ansie o nelle gioie delle altre, perché la semplicità è ingenua ma solidale.
Chissà che in tempi di crisi certe lezioni,che giungono dai sapori antichi che Nada sa narrare in un linguaggio dai ritmi avvincenti, non possano essere di aiuto anche a chi non l’ha mai sentita cantare.
Un libro scorrevole, semplice, che contiene tutta la grande dignità e umanità degli umili.

Renzo Sicco



ACQUA STORTA
L.R. Carrino


Assemblea Teatro E’ un romanzo che si legge tutto d’un fiato. Non puoi e non riesci ad interromperlo. E’ la cronaca di una morte annunciata e corre a ritroso nel tempo. Non è dunque lo sviluppo della trama che trattiene ma è la violenza e l’amore che ti prendono alla collottola e agganciano alla pagina con il fiatone.

Alla fine del libro l’autore Carrino ringrazia Giovanni e Salvatore. In un’intervista precisa che “con nomi diversi, son due che conoscevo nel paese del napoletano in cui sono cresciuto. Due ragazzi di Canova che si diceva fossero innamorati e che sono finiti male. Dalla loro immagine in sella al motorino, è nato il romanzo”.

Già altri autori hanno parlato in questi ultimi anni di camorra, Saviano, Di Fiore, Scanni, e ne hanno parlato come di una cosa seria, ma soprattutto si è trattato di un impegno civile, di democrazia, prima ancora di essere letteratura.

Carrino è crudo, volgare, viscerale, sboccato affronta l’omosessualità come ragione di una condanna a morte, ed è un movente che tra quella gente può risultare sensato, ma va oltre e scrive letteratura da una storia atroce. Una storia che narrando la palude del nostro tempo, ti inchioda. Da leggere.

Renzo Sicco



DIECI
Andrej Longo


Assemblea Teatro Importanti episodi della storia si fissano per sempre indelebili dentro ad una fotografia.
Ad esempio scrivo guerra civile spagnola e immediatamente il miliziano colpito a morte fissato, proprio in quell’istante, dal fotogramma di Robert Capa si consolida molto più di mille pagine di saggi storici nella memoria di chiunque.
L’idea di questa forza deve essere stata disegno e direzione alla scrittura di Andrej Longo, giovane scrittore campano, che nel bellissimo libro “Dieci” scrive dieci indelebili fotografie.
Dieci come i comandamenti ad apertura di ogni capitolo. Dieci racconti a se stanti, ovvero dieci fotografie neorealiste in bianco e nero della Napoli e del sud campano di oggi.
Molto più della `monnezza, del disagio, della camorra, ogni racconto è la foto di cosa accade alla vita di individui costretti a vivere dentro quella morsa.
E’ una lente d’ingrandimento di un attimo che li fissa, come il miliziano di Capa, sospesi tra la vita e la morte. Lo scenario è unico come unico è il valore del disagio e del degrado del vivere.
Da leggere tutto d’un fiato.

Renzo Sicco





LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
Paolo Giordano

vincitore del Premio Strega (2008)

Assemblea Teatro Questa recensione è apparsa sul sito 15 giorni dopo l'uscita del libro.

Opera prima del venticinquenne torinese

“La solitudine dei numeri primi” è un romanzo bellissimo fin dal titolo. Una scrittura pacata, una storia non urlata e senza apparente brillantezza ma così palpabile e carica di vera umanità da rompere il buio pur nella scelta di un tema oscuro quale la solitudine del vivere. Alice e Mattia sin dalle prime pagine si fissano nella memoria quali personaggi indelebili. Sono antieroi ed è proprio la loro natura semplice, la loro verità, a renderceli così umanamente vicini da sentirne l’odore. Un odore carico di rabbia, mestizia, schifo e amore per i maltrattamenti che la sorte impone, per il coraggio mancato, per quella forza a cui si aggrappano anche nelle situazioni più estreme.
Un libro che è fuori dal coro. Scritto da un giovane che non fa il giovanilista, che non è modaiolo, che non vuole stupire e stupisce di più per la profondità con cui scava nei personaggi, per la leggerezza che questi sanno tenere pur nella pesantezza delle loro vicende, per la pietà profonda che traspare in ogni scelta nel procedere inevitabile della vita. Una lettura gradevolmente insolita che illumina, se pur pacatamente, il buio dei giorni che sentiamo attorno. Un libro sulla distanza che ci avvicina fortemente alla vita.

Renzo Sicco



LA FIABA DEL VAJONT
Luigi Dal Cin


Assemblea Teatro Il 9 ottobre del 1963, in seguito alla costruzione della diga del Vajont, il monte Toc franò distruggendo i paesi nella valle di Erto e Chiasso.

Si può ricordare e riscrivere di una tragedia senza cattiveria, anzi, trasformando il dolore in fiaba. A questo hanno pensato i ragazzi di Longarone quando hanno deciso di affidare ad uno scrittore e ad una disegnatrice la loro storia.
C’era una volta … parole e schizzi danno vita al principe Toc e alla principessa Acqua, divenuti lui montagna e lei ruscello a causa del terribile incantesimo di una perfida strega… e che nel loro ultimo e mortale abbraccio portarono il buio sul loro amato regno … e dal buio nacque speranza.
Ecco un punto di vista inedito, che dal nero della morte, dal nero di una notte in cui la montagna cadde e l’acqua portò via un’intero paese, si può comunque cercare la luce che venne dopo, con i colori che si porta appresso.
Una fiaba per esorcizzare un dolore lungo 40 anni di cui i vecchi portano ancora indelebili cicatrici e che i giovani, con la semplicità di chi spera nel futuro, non vogliono dimenticare.

Alberto Dellacroce



PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI
Garlando Luigi


Assemblea Teatro Tante metafore, parole semplici e scritte abbastanza in grande – si tratta infatti di un libro per ragazzi – e una bella gamma di cose che danno da pensare. In poche parole, un libro davvero per tutti. Attraversando Palermo, tappa dopo tappa, un padre racconta a suo figlio – Giovanni - una storia che ha tenuto segreta per ben 10 anni.
E’ il 22 maggio 2002.
Tra vie e Palazzi di Palermo, tra mare e monumenti, si snoda l’intera vita di Giovanni Falcone, fatta di lotta, vittorie, sconfitte, speranza, e da un epilogo tragico. Il piccolo Giovanni - il nostro protagonista - capisce passo dopo passo che quella storia non gli è poi così lontana, non è lontana dalla sua vita, dove Tonio ruba i soldi all’intera classe e rompe le braccia a chi non paga, o da quella di suo padre, costretto a pagare perchè i suoi negozi siano protetti. Ecco che la cosa, la mafia, si fa agli occhi di un ragazzino un grande polipo, un mostro dai mille tentacoli, una seconda legge alla quale tutti, almeno in Sicilia, sembrano oramai abituati. Ma Giovanni no, lui l’ha combattuta, ha detto a tutti che esisteva davvero e l’ha mostrata al mondo….Grazie al suo esempio molti in Sicilia si sono sentiti in dovere di alzare la testa, di scegliere. Anche il piccolo Giovanni ed il suo papà. Oggi, a quindici anni esatti da Capaci e da via d’Amelio, questo libro serve più che mai nell’Italia dei politici corrotti, di chi festeggia condanne, di chi ruba e non decide, all’Italia dei giovani senza idee e del bullismo, all’Italia senza sogni e senza speranza.
Serve, probabilmente, ai grandi per spiegare ai giovani che ciò che vediamo non è sempre normale e che, con coraggio, possiamo cambiarlo.

Gli uomini passano, le idee restano
e continuano a camminare sulle gambe degli altri…


Alberto Dellacroce



STORIE, SOGNI E ROCK’N ROLL
Edmondo Berselli


Assemblea Teatro Storie, sogni e Rock’n Roll è un piccolo libro di Edmondo Berselli che contiene un prezioso CD degli Acustic Circus di Shel Shapiro (volendo è anche un semplice CD). Ci sono una manciata di indimenticabili canzoni dei Rokes. C’è una strana espressione nei tuoi occhi, Bisogna saper perdere, E la pioggia che va, Che colpa abbiamo noi, tutti pezzi che hanno segnato la storia del beat in Italia.
Ma Shel non si ferma a questo e rielabora anche, con il gruppo di giovani e validi musicisti che lo affiancano, canzoni dei Beatles, di Bob Dylan, di De André o Mia Martini. Tutto avviene con una sincera passione, “per amore della musica”.
La stessa professionalità si può trovare nello spettacolo “Sarà una bella società” che Shel con Berselli e il medesimo ensemble di musicisti, sotto la produzione di Promo Music, sta presentando in giro per l’Italia.
Un lavoro di oltre due ore che ripercorre con umana emozione e conoscenza profonda la storia dei giovani d’Europa e d’America tra il 1955 e il 1970.
Dalle nebbie di una Londra post bellica emerge una nuova passione per la musica. Ci sono ancora i soldati americani e con loro arrivano i dischi di rock’n’roll, che mescolano suono bianco a quello nero. Dall’ascolto di quei 45 giri nasce quel “noi”, quel senso di appartenenza di una gioventù alternativa che stringe sodalizi, non cercando più la visibilità o il successo in forma personale bensì attraverso il gruppo, il complesso. Una gioventù che soprattutto cerca di rivoluzionare la società vivendo il sesso, le battaglie civili e in primis la musica in una forma totalmente diversa.
Shel è credibile! Come potrebbe non esserlo? E’ bravo a narrare e spazia cantando Elvis, Mamas and Papas, Who, Cat Stevens e ovviamente Rokes. Racconta, ricostruisce epoche, ma soprattutto tende i fili dei pensieri che tra Kennedy, Martin Luther King, Vietnam, Cuba, Woodstock, Piazza Fontana segnano una generazione, quella generazione!
E’ esilarante quando ricorda la discesa di quattro giovani inglesi alla Stazione Centrale di Milano nel ’63. E’ romantico quando ripercorre il lavoro parallelo e il mancato incontro ad Hamburg con i Beatles e mette il groppo in gola quando racconta la fine dei Rokes.
A differenza di Battiato (Fleurs) nel ripercorrere quegli anni tra i brani dei Rolling Stones invece di Ruby Tuesday sceglie inevitabilmente Let’s spend the night together. Chiude lo spettacolo con E la pioggia che va, un inno di bellezza e malinconica speranza che come You can’t always get what you want, coglie con anticipo il mutamento dei tempi, lo smarrimento dei sogni fissando indelebile la grande speranza che si è bruciata in quei cinque irripetibili anni tra il 1963 e il 1968. Dopo sarà un’altra storia piena ancora di monumentale buona musica, Pink Floyd, Rem, Bruce Springsteen, U2 ma sarà comunque un’altra storia mentre la società diventerà via via sempre meno bella.
Assolutamente da non perdere! Per chi ha vissuto quegli anni è una lezione di memoria, carica di ondate di grande emozione. Per chi non ha avuto la fortuna di vivere quel passaggio intenso è la chiave per capire tutto quello che ancora oggi stiamo ascoltando. In più ogni spettatore si porta a casa un biglietto per una possibile speranza affinché il cielo torni ad essere ancora ricco di macchie di azzurro e di blu.

Renzo Sicco



STORIE DELLA CITTÀ DELLE VEDOVE & CRONACHE DALLA TERRA DEGLI UOMINI
James Canòn


Assemblea Teatro Dai tempi di Macondo non sentivo così forte la foresta attorno alle pagine. Autore colombiano, Canòn, ha studiato e vive tuttora in America, a New York. Della Colombia sembra non voler scordare le cittadine da fine del mondo, quelle atmosfere da primo e ultimo giorno, di natività d’una nuova epoca e morte di tutto ciò che precede. Sapori certamente marqueziani, si mischiano qui sapientemente con una piaga tutta colombiana, e cioè la separazione del territorio nazionale tra città e foreste, FARQ ed esercito regolare. In un periodo in cui spesso l’informazione torna sulle vicende di centinaia di “ostaggi” (alcuni illustri - ad esempio la franco-colombiana ….), è interessante immergersi in una narrazione fantastica, in storie di donne/vedove e della loro vita dal giorno in cui tutti gli uomini furono portati nella foresta a combattere, o uccisi. Ecco allora il divertente magistrato Rosalba o il sergente di polizia Ubaldina, o Cleotilde, la nuova e anziana maestra, o ancora padre Rafael, unico uomo rimasto in una terra lasciata anche da Dio. Il nome di ogni donna, sempre, immancabilmente, anticipato da quel “vedova”! All’apparente povertà e tristezza fanno sempre da contraltare bizzarre vicende di donne intente a immaginare una nuova vita, come quando a Mariquita fu creato il più grande bordello della zona, e le mogli d’un tempo, indignate, si misero a “battere” per le strade cercando l’amore perso ormai da tempo. E poi, di colpo, ecco scritte a macchina, con un corpo che segni nettamente che si tratta di una nuova pagina, lettere, messaggi dalla guerra, dai massacri, dai soldati bambini, dagli uomini fatti a pezzi a colpi di machete. Non più fantasia ma testimonianze, parole vere che vengono da una foresta che l’informazione mondiale tende sempre a non raccontare, che la guerra e la cocaina vogliono non sia mai raccontata.

Alberto Dellacroce



LE STORIE DEL BOSCO ANTICO
Mauro Corona


Assemblea Teatro Che le storie nascano dalla Terra, un po’ come l’uomo, se ne può esser certi. Sorattutto se si leggono favole nate dal bosco, storie di animali, e dell’uomo, storie dal sapore “vecchio” che solo le leggi della natura possiedono ancora.
Dall’alto dei duemilaquattrocento metri dei tredici laghi in una bellissima giornata d’estate, immersi in un teatro naturale mozzafiato, per la prima volta, anche se molto in ritardo…, ho ascoltato da un attore le parole di un autore tutto d’un pezzo, “montanaro”, schivo. Una penna che sembrava scolpire sulla carta, parole antiche che pareva si trovassero lì da tempo. Protagonisti gli animali, dal più piccolo sino all’uomo, dal più tartassato a quello maggiormente amato e di ognuno si raccontano abitudini, i motivi che l’hanno reso amato o inviso, si spiega la falsità di antiche superstizioni, la crudeltà di uomini che non capiscono o di animali che troppo gli volevano assomigliare. La chiosa, dedicata al re della catena, il lettore: …un animale a due gambe che si creda così intelligente da movimentare un poco questo mondo tanto pacifico.
Il modo di scriverle semplice, adatto a piccoli e a “montanari”, dietro ogni capitolo, però, una metafora, un consiglio, un avvertimento di natura. In ogni pagina lo specchio di un mondo che non ha più orecchie per queste frivolezze, per attenzioni ad animali o alberi, antenati che in sé possiedono le regole della vita.

Avvertenza: leggerle a bambini o ascoltarle dalla voce cavernosa ma dolce dell’autore, negli angoli grigi delle città o nei loro parchi, se possibile con la consapevolezza che non si tratta di favole!

Alberto Dellacroce



RITORNO A CASA
Natasha Radojcic-Kane


Assemblea Teatro Di cose dure ne ho vissute e altrettante ne ho lette ma questo libro “Ritorno a casa” non mi ha lasciato indifferente. Un’opera prima, quella di Natasha Radojcic-Kane, che turba in profondità pagina dopo pagina fino all’ultima essenziale riga. Racconta la guerra dell’ex Jugoslavia e la racconta dopo la sua fine. Fine apparente perché le ceneri continuano ad ardere e ogni tanto qualche rapido bagliore torna ad accendersi. Individuale non più collettivo ma non per questo meno aspro, cruento, disperato e crudele. La Radojcic-Kane aggancia alla pagina e leva il respiro. Spiega non la storia ma l’odio che la muove, con un’analisi chiara e spietata apre spiragli di comprensione sopra la genetica dell’odio di una guerra che non abbiamo capito.
“Le masse di soldati che si riversavano dai villaggi di tutta la Bosnia mormorando le canzoni di guerra dei propri antenati con i versi un po’ ritoccati per adattarsi ai tempi, ma con la stessa smania di sangue, gli davano un senso di stupidità e di vuoto. La guerra era il loro solo modo di vivere, dicevano, lo stesso dei loro padri e dei padri dei loro padri”.
Così pagina dopo pagina la geografia incivile della convivenza obbligatoria di etnie, religioni, fedi politiche diverse quando non antitetiche si apre in pagine ora cariche di sentimento quotidiano ora di odio millenario. La sintesi è il sangue, il suo odore che fa scattare i muscoli come ai lupi a cui gli uomini danno la caccia apparentemente per difendere le loro greggi in realtà per carpirne la bestialità primaria di cui si cibano per dare un senso alla loro esistenza.
Obbligatorio leggerlo per capire la guerra, obbligatorio leggerlo per conoscere gli uomini.

Renzo Sicco



TUTTA COLPA DI FIDEL
Domitilla Calamai


Assemblea Teatro Un piccolo libro delicato e delizioso. Capace di raccontare un ’68 mai raccontato, fuori da ogni mistificazione o strumentalizzazione. Lo fa scegliendo un punto di vista ingenuo ma molto concreto, gli occhi di una bambina che perse le sicurezze di una famiglia classica viene buttata nella vita di una comune (scelta rivoluzionaria dei genitori), e torna a fare la pipì nel letto.
Di lì in poi si susseguono spazi di nuova libertà e laceranti perdite dentro l’infanzia, in uno sfascio collettivo e individuale che è poi il disegno emotivo da cui nasce il nostro nuovo vivere contemporaneo. La bimba protagonista cresce e, nell’adolescenza e forse nella giovinezza, compie il tentativo di far convivere la nonna franchista e fascista con il poster di Che Guevara.
Domitilla Calamai tratteggia e affonda in personaggi credibili e vicini a molti di noi. Lo fa creandoci non poco disagio e imbarazzo, ma anche facendoci continuamente sorridere e ridere.
E chissà che davvero “tutto sto casino che è accaduto non sia poi perché l’uomo è andato sulla luna?”

Tutta colpa di Fidel
Domitilla Calamai
La tartaruga edizioni
pp. 102

Renzo Sicco



IL CACCIATORE DI AQUILONI
Hosseini Khaled

Assemblea Teatro Parlare d’Afganistan… Per incominciare, una terra brulla, come carta bianca, come pagine da scrivere, e penne per dare sfogo a tutto ciò che ho visto in quella fuga triste.
Nang e namoos, onore e orgoglio, vecchie e fiere parole pasthum, alla base della tradizione. Inshallah, se Dio lo vuole, per passare dalle montagne e scendere alle grandi città.
Il cacciatore di aquiloni è uno di quei romanzi in cui 400 pagine ti trovi a divorarle al punto che se sei su un treno già pensi al momento del viaggio di ritorno, per tornare a leggere, per continuare a volare come un aquilone, tra nuvole e sole.
Khaled Hosseini, medico prestato alla scrittura, ha fatto ciò che di rado riesce: ha immerso se stesso e la sua terra nella carta, è stato capace di raccontare una storia e di dandole vita, a tal punto che leggendo si è quasi sicuri di conoscere profondamente questo cacciatore.
A sfondo l’Afghanistan, quello dei pastum, dei talebani, quello d’un vecchio re, dell’Islam, degli USA e dell’Urss, quello degli hazara, dei poveri fedeli alle antiche leggi, fieri, legati alle tradizioni d’una terra che ama sentirsi senza regole, pazza.
Finalmente, dopo anni di tv e guerra, ecco che magicamente si trova l’Afganistan, si passeggia per Kandahar, per Kabul, osservando la gente, i fiori che crescono, i tipi di piante, i profumi che invadono i bazar, le montagne del nord.
Oggi siamo stretti in quei cunicoli sotterranei che pensiamo siano l’unica “forma” dell’Afghanistan, guardiamo uomini dalla barba lunga e senza volto, che raccontano di conoscere ciò che Allah pensa e scrive, ascoltiamo militari che sfidano pallottole sconosciute, attivisti che ricostruiscono gambe per poter ricominciare, americani portare democrazia e spargerla come semi di grano in un campo appena arato….
Ciò che ci manca continua a essere la terra, le tradizioni d’un popolo, l’amicizia, il modo di giocare dei bambini o di vendere dei commercianti, gli sport, gli studi, le donne, le strade, etc.. Insieme al gioco degli aquiloni il “cacciatore” è forse il modo più dolce e coinvolgente di fantasticare e pensare a una terra che non conosce sole oramai da più di vent’anni.

Il cacciatore di aquiloni
Hosseini Khaled
394 p., brossura
Piemme

Alberto Dellacroce



I FANTASMI DI PORTOPALO
Giovanni Maria Bellu
Natale 1996: la morte di 300 clandestini e il silenzio dell’Italia


Assemblea Teatro In attesa del natale 2006

Un giornalista, Giovanni Maria Bellu, una lettera che racconta l’incredibile, la voglia di crederci, un’inchiesta. Una pagina di storia bianca, che tutti avevano dimenticato di scrivere, e che grazie ad uno dei più grandi quotidiani italiani non è stata dimenticata.
I passi di un libro possono essere lenti e assurdi, come questi di Bellu, e nascere da una storia fantasma, una storia che non è tale, raccontata da persone semplici, uomini di mare.
I protagonisti, tutti mai esistiti, gente venuta da lontano, e mai arrivata a destinazione.

I fantasmi di Portopalo è un libro inchiesta, preciso e accurato, che racconta l’affondamento di una carretta dei mari, una delle tante barche della speranza, nel non lontano natale ’96. Conseguenza la morte di 283 emigranti, uomini e donne che mai nessuno ha voluto cercare!
Da una lettera di un pescatore dell’estremo sud italiano, da quella Sicilia che è quasi Africa, nasce la voglia di capire di più e, solo attraverso le pagine, si arriva a scoprire l’incredibile: a Portopalo un’intera comunità, carabinieri e prelato incluso, hanno taciuto, hanno letteralmente sepolto la più grande tragedia di mare dal dopoguerra ad oggi.
Lo stile incalzante dell’indagine porta il lettore in pagine che creano un percorso di consapevolezza capace di “obbligarci” a non dimenticare.
«Nè perdono nè oblio»… probabilmente, grazie all’omertà, inclusa quella dello Stato, il perdono molte persone l’hanno già ricevuto, grazie a Bellu e alla sua cocciutaggine sono però molti quelli che non potranno dimenticare.

L’autore
Giovanni Maria Bellu è nato nel 1957 a Cagliari da genitori originari della Barbagia e della Gallura. Vive a Roma ed è inviato speciale del quotidiano " La Repubblica". Nella sua attività giornalistica si è occupato soprattutto dei "misteri d’Italia", dalla strage di Piazza Fontana a padre Pio.

I fantasmi di Portopalo
Natale 1996: la morte di 300 clandestini e il silenzio dell’Italia
di Giovanni Maria Bellu
Mondadori, Strade blu, 2004

Alberto Dellacroce



IN NOME DELLA MADRE
Erri De Luca


Assemblea Teatro “In nome del padre”:
inaugura il segno della croce.
In nome della madre
s’inaugura la vita.


Erri De Luca rivisita un momento fondamentale della storia dell’Umanità, la nascita di Gesù Cristo. Attimo da cui l’Occidente Cristiano conta i giorni, siamo abituati a leggerlo nelle Antiche Scritture, ad ascoltarlo come fosse una favola. Spesso però dimentichiamo la donna e l’uomo, la vita semplice di chi a Cristo ha dato vita.
Ecco allora che l’annuncio si fa carne, materia, e Maria torna a essere una donna i cui giorni vengono sconvolti da un seme portato dal vento, da un ventre gravido senza aver conosciuto uomo.
E insieme a Maria prende corpo la figura di un Giuseppe coraggioso, fiero, che per amore si oppone all’intera comunità, accetta di esserne messo da parte.
Poco meno di cento pagine in cui Maria si fa donna, scopre la sua nuova femminilità, ama incondizionatamente il mondo e la natura, ama la nuova vita che in lei si agita. Una Maria che umanamente non accetta la durezza con cui lei e il suo compagno vengono trattati, una donna che viene amata con fede cieca dal proprio compagno.
Parole concrete che nello stile di Erri De Luca sanno di terra, si mescolano al destino, ne scovano in qualche modo l’essenza.

In nome della madre
Erri De Luca
I Narratori - Feltrinelli

Alberto Dellacroce



LA CORSA
Tim Krabbè
Marcos y Marcos


Assemblea Teatro Un libro lo si può trovare strano, anche se a consigliartelo è il libraio di fiducia, quello che ti consiglia sempre le pagine giuste.
“La corsa” è una lettura a tappe, anzi a chilometri. Ci si volta spesso, si va piano, si scrutano gli avversari…solo dopo si va in fuga. E tutti un po’ li si conosce, come nella vita di tutti i giorni, ma tutti possono nascondere qualcosa…Quindi, sempre all’erta.
Ogni bici ha una storia, ogni pedalata, in una corsa, può far pensare alla propria storia, a come sin lì si è arrivati. E, dopo, il piano, le lunghe salite, quelle che sfiniscono, che spezzano il gruppo in mille tronconi, che lasciano senza fiato, con la testa in panne e il cuore che pompa, fin giù, verso le gambe. E ogni gara è fatta di strategie, di corridori che dovrebbero comportarsi in un certo modo, di record da battere, colli da superare e discese su cui volare.
Strano libro, perlomeno per me…Insolito perché l’ho letto a chilometri, perché ogni tappa non mi invitava a continuare, bensì ad arrestarmi…ma mai a mollare la bicicletta. Insomma, un po’ come correre con Tim Krabbè, al suo fianco ma sempre un po’ dietro, o forse dietro la sua penna.
Una corsa, una delle tante, una corsa che per lui non ha altro fine che la vittoria…Ma per il lettore, per ogni lettore, sa aprire viaggi insperati e riflessioni lunghe un’intera notte.

Alberto Dellacroce



ALPINISMO EROICO - Emilio Comici
Vivalda Editori – I Licheni
A cura di Elena marco


Assemblea Teatro La salita è il momento in cui la battaglia con il monte è in pieno furore…È come lottare tra aria e corpo, tra peso e muscoli, portare un corpo su di pareti che si inarcano per farlo crollare!

La scalata, sulle pagine di grandi ed importanti scrittori, si fa lotta epica, titanica, fantastico sforzo verso una meta da raggiungere. Leggere può essere, a volte, un semplice esercizio per ricordare, per pensare a cose amate, piacevoli.
Alpinismo eroico non è un libro che racconta di eroi, né di sconfitti. E’ il contenitore di sensazioni, di pensieri, di calcoli fatti da un grande alpinista, non da una grande penna. Ma ecco che la magia delle parole prende forma e le mani aride, scavate dalla roccia, possono con estrema semplicità scrivere di cammini, di vie, e farsi inseguire.
Racconta di un uomo, di uomini, rapiti dalla straordinaria forza e bellezza della montagna, racconta di un uomo, Emilio Comici, alpinista morto nel 1940, che difronte alla bellezza “alta” della montagna, non seppe far altro che arrampicare.
Un movimento, una ricerca tormentata, quasi diabolica, che portò un giovane ad affrontare centinaia di vette, a fuggire dal piano, dalla città, per seguire un sogno fatto di mille punte.
Ecco che la vetta dell’alpinista, per il lettore, si fa semplice conca di chi sa che solo sulla montagna può trovare una forma “alta” di riposo, di chi là cerca qualcosa di sé. E’ nelle parole che raccontano la montagna che ci si può rinfrancare, che si può trovare un angolo di roccia su cui allenarsi.
Un libro non scritto per spiegare, una serie di pensieri da seguire, passo passo, spunzone dopo spunzone, attaccati a una corda e a chi le vie le ha tracciate, per salire sino a una cima da cui guardare i propri passi

Alberto Dellacroce



IL PRINCIPE DELLA NEBBIA
Carlos Luis Zafon


Assemblea Teatro Poche righe e ci si sente già dentro un recinto immerso nella nebbia, un groppo in gola, la sensazione di essere ossevati da statue appena conosciute e… e allora un’altra pagina, e poi la seguente, fuori dal recinto, fuori dalla nebbia, fuori dalla carta.
Ciò che di più bello sa offrire Carlos Ruiz Zafon è la sua indiscutibile capacità di rendere terra la terra, mare il mare, carne la carta. Tra le sue parole i paesaggi prendono forma, ci si sente vicini a protagonisti poco prima nemmeno immaginati.
“Il principe della nebbia” è un romanzo che non lascia indifferenti: diciotto capitoli per raccontare il percorso fatto da tre adolescenti, un viaggio attraverso la magia, la realtà della guerra, l’amore. Una trama avvincente, un incubo che torna a galla dal relitto di una nave affondata ben vent’anni prima, e l’incredibile coraggio di tre ragazzi pronti a sfidare la nebbia in cui è avvolta tutta la vicenda. Estremamente vivi ed affascinanti i paesaggi in cui ci si muove: un paesino sulle sponde dell’Atlantico nell’estate del 1943, vicini poche miglia dalle bombe d’una guerra rumorosa, ma magicamente lontani, quasi il paese fosse davvero separato dalla realtà da un’altissimo muro.
Mistero e magia, inquietanti compagni di strada, si insinuano pagina dopo pagina nella mente del lettore, per poi sciogliersi nel più umano fatalismo. Una magia che sembra non essere altro che l’ineluttabile morte che ci attende, e, a volte, ci viene a prendere.
Solo, a sporcare un quadro sicuramente ben riuscito, l’ombra di una penna, come se troppe parole fossero già state scritte, come se quei ragazzi protagonisti non fossero altro che amici conosciuti in precedenza.

Alberto Dellacroce



L'ISOLA DEL SILENZIO
Horacio Verbitski


Assemblea Teatro Una penna per la resistenza! Rresistenza contro l’oblio e la rassegnazione.

Scrittore: el perro.
Fiuto: da cane da caccia
Penna: libera e coraggiosa.
E’ Horacio Verbitski, giornalista, editorialista politico del quotidiano argentino Pagina/12, ha scritto diversi libri per raccontare una dittatura “sporca” quale quella Argentina, una dittatura in cui il potere militare ha goduto di importanti appoggi esterni, politici, economici, religiosi! Inchieste solitarie, non solo per preservare la memoria, ma spesso per raccontare e sciogliere i nodi di un triste passato che stenta a venire a galla. L’isola del silenzio è un luogo che sta tra terra e cielo, è la mano caritatevole sul capo di chi urlava per la torture. La Chiesa, quella lontana, nei palazzi dell’istituzione, ma anche quella delle parrocchie, dove confessarsi e pregare. Al di là dell’inchiesta, interessante e capillare come solo un buon giornalista/storico poteva fare, essenziali risultano le prime venti pagine del testo, dedicate al fondamento dogmatico, prima che politico e ideologico, dell’alta scuola di tortura argentina. Un fondamento tutto europeo, o meglio, tutto francese. Infatti in Argentina sbarcò, ad inizio anni sessanta, quella che sarebbe divenuta la “base etica” dei militari: l’Action Francaise e la dottrina della guerra controrivoluzionaria e della tecnica della tortura. I loro insegnamenti fecero da subito breccia in un’esercito bisognoso di nemici da combattere. Quindi non solo si è trattato di alcuni cappellani militari (lontani dalla chiesa!) che hanno assistito alle torture, ma si è trattato di un cristiano conforto a coscienze di soldati crociati il cui destino era quello di purificare l’intera società. Un esempio su tutti: il gesuita Jorge Mario Bergoglio, oggi arcivescovo di Buenos Aires, solo pochi mesi fa ha lottato, testa a testa, con il cardinale Ratzinger, per salire al soglio pontificio. Tuttavia, secondo Horacio Verbitski, sulla base di documenti inediti, “tradì” i propri fratelli vendendoli perché di sinistra. Tra questi i tanti frati o catechisti di base di Bajo Fòlores, quartiere povero di Buenos Aires. Parroci idealisti che hanno interpretato materialmente il messaggio di Cristo, andando a vivere con i poveri… Cristo parlava di povertà sì, ma in senso spirituale (dal Vangelo secondo Massera).

Un libro da leggere non per avere conferme, ma per comprendere meglio la complessità di un mondo che tutt’oggi nega la necessità di confrontarsi con un passato in cui i fratelli sono stati carnefici dei loro fratelli.

Alberto Dellacroce



NON CI SON SANTI
Gabriele Romagnoli


Assemblea Teatro Italia. Paese di santi, poeti, navigatori. Questo almeno un tempo.
Oggi, visto alla lente di un viaggio in lungo ed in largo tra le sue vallate, città, paesini, salotti, bar, comuni… può essere la terra del maresciallo di Varazze, o dell’avocatessa “zoccola”, o dei compratori di fumo…insomma, di tante nuove ed eclettiche categorie, di un popolo un po’ smemorato , dimentico del proprio passato, innamorato pazzo di TV e telefonini, viaggi domenicali e acquisti a rate, illegalità e nuova giustizia.
Ecco che un buon italiano decide allora di navigare lungo rotte casuali, leggendo mappe quotidiane (i nostri giornali) zeppe di articoli curiosi, attraenti come il luccichio per le gazze ladre. E ogni città una storia insolita, un incontro, una sorpresa o una scoperta, e un gusto d’amaro in bocca, un sentimento triste ma netto: alienazione…o meglio, l’alieno diventa chi italiano quest’Italia proprio non se la sente addosso.
Vagabondare tra storie, strade, parole, in cerca di quelle giuste per poter scrivere il proprio sentimento. Perché questo sta tra le righe.
Lucido, implacabile, Gabriele Romagnoli racconta un’Italia che sembra una palude in cui galleggiano umori, stanno lì ad inquinarsi a vicenda, sempre fermi.
E’ amaro ridere di noi stessi, delle nostre giornate e delle nostre città. O veramente amaro è pensare a quanto si ama la propria città e a quanto la si ritrovi nelle parole implacabili di Romagnoli.
E alla fine, inevitabile, chiudere il libro, lentamente, non aver voglia di sognare, sentirsi strozzati da un amore crudele, impossibile da “cambiare”. Voltarsi, sentire la propria città, i suoi umori, aver voglia di navigare verso un’altra riva.

Alberto Dellacroce



I MARMOCCHI DI AGNES BROWNE


Assemblea Teatro Pagine semplici che facciano sorridere non sempre sono “semplici” da scrivere. E scrivere per una seconda volta un buon libro proprio non è facile.
Eppure I marmocchi di Agnes Browne dell’irlandese Brendan O’Carrol è “bello”, semplicemente divertente, tanto quanto il primo Agnes Browne mama.
E la storia sembra alimentarsi di se stessa... Pagine in cui “continuare” non è altro che crescere. E gli anni passano, e le storie nascono! La vita scorre attraverso gioie e colpi bassi, duri, ma che scivolano e sono sempre ben incassati.
E allora Mark si fa grande e fiero, Frankie, la pecora nera della famiglia, ruba tutto da casa e fugge in Inghilterra, Rory vive una rinascita, Trevor, il più piccolo e il più tardo di tutti, si rivela un bambino prodigio, un artista in erba, un «tesoro nazionale», Cathy diventa una giovane e bellissima donna di Dublino. Il dolore è quello di perdere il pazzo Frankie, di dover abbandonare l’amato Jarro (quartiere storico e centrale di Dublino) in seguito al piano di recupero del centro storico ed essere spediti a Finglas – terra selvaggia – a un’ora di pullman e tra le case basse ed identiche.
La forza sembra essere quella dei poveri, di chi combatte il giusto, si lascia far muovere, ma sempre mantiene intatta la fierezza e mai lascia che il rimpianto lo travolga.
Semplice quasi al confine con la banalità. Semplice ma talmente originale da scalciare il rischio della banalità. Storie di figli e di una madre. Giorni e sogni che sanno sorprendere.
Un nuovo libro partendo da un sogno, un nuovo libro immerso nei colori della grigia Dublino. Una vita in cui è proprio dalla tristezza che prende corpo nei protagonisti la voglia di riscatto, di non rassegnarsi, e così la loro spensieratezza, anche se malinconica, si fa contagiosa.
Una lettura per sorridere e divertirsi, di quelle che il tempo lo sanno far volare. Un esempio di come un libro, con leggerezza, possa tenere compagnia.

Alberto Dellacroce



LE INTERMITTENZE DELLA MORTE
José Saramago


Assemblea Teatro Il 31 dicembre di un non definito Paese, allo scoccare della mezzanotte, si instaura l'eternità. Non muore più nessuno. All'inizio i cittadini sono contenti, ma presto si crea scompiglio nei vari strati sociali. A partire dal governo e dalle compagnie di assicurazioni, ma anche alle agenzie di pompe funebri e alle case di riposo.

A risentirne in modo particolare è la chiesa, dove la gente latita, perchè senza la morte non c'è più resurrezione. Dopo 7 mesi di pausa, la morte dichiara di interrompere il suo sciopero e, per recuperare il tempo perduto, incomincia ad inviare molte lettere nefaste ai cittadini. Il libro non vuole essere una pesante riflessione filosofica sulla morte.
Il tono è ironico, cinico. Saramago ama le situazioni assurde ed è capace di raccontarle così bene, da farle sembrare logiche ai suo lettori. Già premio nobel della letteratura e autore di grandi libri come "Cecità", l'autore portoghese fa intuire in modo chiaro come la morte, anziché nemica, dia senso all'umanità.

Einaudi Editore



AGNES BROWNE - MAMMA


Assemblea Teatro “Agnes Browne mamma” non è altro che il segreto della felicità…
O perlomeno, spiega come sia facile trovarla: anche nella più grigia quotidianità.

Agnes Browne abita nella scura Dublino degli anni Sessanta, un marito che la picchiava morto da un giorno ad un altro, una cospicua eredità di ben sette figli, un banchetto al mercato, una sveglia precisa ogni mattina, un'amica come Marion, e un amore spropositato per Cliff Richard. Tutto sommato una donna come tante, ma con qualcosa in più: simpatica e irresistibile.

O'Carrol gioca con un personaggio così estroverso per mostrare la bellezza che sta nascosta nelle cose più semplici, usa la monotonia e l'abitudine per creare ilarità. Così Agnes si fa incredibilmente concreta, quasi la si conoscesse. Le sue “dannate” giornate e avventure riescono sempre a concludersi in una risata, e il libro arriva a chiudersi con la fiabesca realizzazione del “sogno nel cassetto” . Ecco che vivere si fa ricerca del bello nel marasma di tutti i giorni e delle difficoltà: anche sette figli, o un tumore inguaribile dell'amata Marion, riescono a scorrere, a essere vissuti con la giusta dose di coraggio. Un testo che finisce per incantare, senza alcuna pretesa, solo raccontando una piccola magia nella grigia Dublino. (Alberto Dellacroce)

O'Carroll, Brendan - Giano - Collana: Piazzagrande
Pagine 189 - Anno 2005
Prezzo di vendita: € 15.00




I FANTASMI DELL'ENICHEM
La lezione di civiltà di un operaio di Manfredonia


Assemblea Teatro Le macchie che sporcano il nostro paese sono tumori che lo hanno fiaccato, che ogni giorno lo rendono un po' più debole, ma che molti combattono, scrivendo, parlando, raccontando!

Macchie. L'Italia ne è piena, o perlomeno, la sua storia, messa sotto la lente, ne mostra una moltitudine. Macchie come quelle che a noi uomini tocca scoprire con un esame fatto in ospedale, ombre su organi vivi e forti, bombe pronte ad esplodere e a conquistare il terreno circostante, che chiamiamo tumori.
Italia, uomo, ambiente…L'Italia della Prima Repubblica e del grande potere economico, l'uomo che nelle fabbriche ha lavorato, in mezzo a polveri, veleni, materiali nocivi, e infine l'ambiente, quello vituperato, calpestato, e troppo spesso “ucciso”.
Giulio di Luzio, con il suo “ I fantasmi dell'Enichem ”, racconta uno dei tanti casi che hanno funestato l'Italia dal boom economico ad oggi. Un paese dove il Dio denaro, troppe volte, ha maltrattato i diritti e la salute di chi faceva ogni giorno il proprio dovere.
Il giornalista pugliese parla della sua Manfredonia e di un Sud piagato dalla miseria e da un 30% di disoccupazione (sono gli anni '70).

Soggetti principali sono il colosso statale dell'energia e un progetto scellerato su uno dei litorali più belli d'Italia, ma anche medici illuminati che hanno scelto di capire il male, invece di limitarsi a curarlo . E ancora, un operaio, Nicola Lo Vecchio, morto per una macchia particolarmente cattiva. Era il 1976 quando al petrolchimico di Manfredonia scoppiò una colonna di arsenico, e la direzione fece finta di niente, lasciando intatti i turni di lavoro. Cronaca e storia si intrecciano: quel giorno iniziò, segretamente, il calvario dell'operaio Lo Vecchio, di una ventina di suoi colleghi di turno, e di un'intera fabbrica. Solo grazie a Lo Vecchio e all'impegno del dottor Portaluri, esponente di Medicina Democratica, oggi si parla di un evento che ha dell'assurdo, una delle tante tragedie italiane nascoste, lasciate nel silenzio.
Lo Vecchio è una delle tante sfaccettature attraverso cui raccontare una terra e un dramma ambientale, morale, etico. La sua lotta (e quella di tutta la comunità), condotta a bassa voce, con educazione e dignità, prova a farsi esempio, a trascinare, o almeno, a smuovere.

Alberto Dellacroce




Giulio Di Luzio - I FANTASMI DELL'ENICHEM
Baldini Castaldi Balai editore




CHE ANIMALE SEI?
Storia di una pennuta che si credeva una pantofola


Assemblea Teatro Cosa significa capire che animale sei?

Forse semplicemente conoscerti un po' meglio e accettarti, per poi vivertela tranquillo....

Vento!
Un libro può essere qualcosa di molto simile a quelle correnti che, nate ad alta quota cadono a terra, risalgono le montagne e poi si lasciano correre giù, fino al fondo dell'altro versante, grattando le pareti più irte, scivolando sui prati immensi e spianati, tuffandosi nelle piccole rapide nate dal fiume. Vento che al fondo, sudato e accaldato, porta a veloci folate un intenso calore, nelle gelide notti d'inverno. Vento che porta, che lascia giusto il tempo del suo passaggio, e che poi riprende per andare oltre.

“Che animale sei” sembra essere questo vento caldo: vorticosamente ti fa fare un giro intorno a un mondo un po' triste e sconsolato, porta suggestioni, sensazioni, emozioni che durano il tempo delle sue pagine, per poi fuggire. “Che animale sei” è una favola che non sa di favola, un momento di gioco. Dentro c'è la voglia di guardarsi un attimo intorno,di essere un po' folli, perché solo chi osa essere folle riesce a raccontare cose semplici. Un'anatra, che non sa d'essere anatra, che sa d'essere figlia d'una pantofola a forma di topo, gira il suo mondo con un carretto, finisce tra castori, pipistrelli, gru, anatre, prova ad essere chi non è, prova anche a essere chi è, ma alla fine decide d'essere nessuno . Un mondo in cui non c'è felicità, un mondo troppo rumoroso dove i pipistrelli sono abili politici, i castori ingegneri, le lucertole filosofi, e dove le anatre sperano d'essere veline… alla fine la cosa migliore sembra essere sposare un lupo solitario, conoscersi e accettarsi, amare il cielo e il mare, e volare, anche solo con la fantasia. Un esempio di come tutto possa essere ancora inventato, di come una storia surreale possa essere estremamente concreta, di come il mondo possa essere criticato standoci ben immersi e soprattutto amandolo… la voglia di parlare attraverso una semplice favola: di noi, di ciò che sembra difficile e di ciò che assolutamente non lo è. Un insegnamento a chi cresce, un gioco per chi è ancora piccolino, parole che fanno sorridere per chi è più grande.

Un libro che sta nello strano scaffale che contiene quelli tutti tondi, quelli con tante chiavi e tante cose da dire.
Un gesto semplice contro le parole difficili, che sa arrivare al cuore. (Alberto Dellacroce)

Paola Mastrocola, Che animale sei?, Guanda




IL FRATELLASTRO


Assemblea Teatro Non e' un refuso di stampa, la lunghezza di questo libro e' di 724 pagine di cui forse una o due potrebbero risultare non necessarie. Un romanzo questo di Christensen per chi ama gli sviluppi lunghi ed ariosi che attraversano le epoche ma anche per chi vuole conoscere di piu' della vita in Norvegia lungo il secolo appena trascorso. Come per "La Storia" di Elsa Morante una vicenda familiare e' il supporto al quale si appoggiano le vicende di una nazione dalle guerre di inizio novecento allo sviluppo e all'approdo tra le nazioni piu' ricche del pianeta, dalle incredibili imprese tra i ghiacci all'odierno vuoto del consumismo. L'io narrante e' uno scrittore di sceneggiature cinematografiche, obbligatoriamente giacche' nel corso del romanzo tornano a galla i tanti i film possibili in cui la vita lo ha immerso storie e immagini che noi lettori ci incantiamo a lasciar fluire, scorrere inondandoci di freddo, turbamento, passione o semplicemente tenerezza impedendoci con rara forza e tensione di poter staccare gli occhi.

Lars Saabye Christensen, Il fratellastro, Guanda




UN AMICO DI MARCEL PROUST


Assemblea Teatro Un romanzo di straordinaria triste bellezza. Dialoghi serrati, l'eco della guerra (Prima Guerra Mondiale) lontana dai salotti parigini ma improvvisamente cosi' vicina, l'amore (tra due giovani uomini ma comunque d'amore si narra), la passione, la scoperta di se', il piacere e la sua inevitabile ombra, il dolore. Un libro organizzato dall'autore in tre tempi che sono movimenti dello spirito e della sua maturazione. Un libro uscito infelicemente ai bordi dell'estate e forse anche per questo sfuggito ai piu'. Un libro che si fa divorare in una notte e che ti resta aggrappato addosso per i giorni a venire

Philippe Besson, Un amico di Marcel Proust, Guanda










I FIDANZATI BULGARI


Assemblea Teatro Eduardo Mendicutti e' il Pedro Almodovar della letteratura spagnola. Anni fa Guanda pubblico' due tra i suoi primi romanzi "Una brutta notte capita a tutti" e "Sette contro la Georgia" entrambi esilaranti e geniali testi sulla diversita' e la liberta' di vivere ed esprimere appieno appunto tale diversita'. Inutile dire che sono introvabili. Quindi ben venga a distanza di dodici anni la pubblicazione di questo "I fidanzati Bulgari" a cura delle edizioni Voland. Non si tratta di uno dei romanzi piu' recenti di Mendicutti . Data infatti 1993 ed in Spagna ne e' stato tratto un film di successo peraltro presentato in occasione dell'apertura del Festival del Cinema a Tematica Omosessuale di Torino tre anni addietro. E' importante dire questo non solo per evidenziare lo scollamento, a volte, della nostra editoria dai fenomeni europei ma anche per inquadrare la tematica del libro stesso che fotografa quel periodo particolare della storia dopo la caduta del muro di Berlino con il conseguente disgregarsi dei regimi comunisti ed il riversarsi di giovani bulgari, polacchi, rumeni nelle citta' dell'Europa occidentale. A Madrid il punto di raccolta di questa "esteticamente" bellissima gioventu' e' la Puerta del Sol. I ragazzi, improvvisati prostituti, vendono quello che hanno. Basta sceglierne uno, sorridergli, invitarlo con segni universali a bere o mangiare qualcosa e proporgli, sempre a segni, possibilmente discreti, di passare un po' di tempo a casa. La risposta del ragazzo arrivera'immediata:"Cinquemila pesetas" le uniche parole spagnole che tutti hanno imparato immediatamente. Un libro carico come i precedenti di ironia e spregiudicatezza che sa fotografare, divertire e far riflettere sui mutamenti epocali e sui flussi migratori che come schegge di un mondo in frantumi continuano a cadere su di noi, sulle ragioni degli altri e sulla volgarita' del nostro cinismo che ipocritamente osiamo chiamare legalita'. Una intrigante storia di integrazione, conoscenza e forse amore.

Eduardo Mendicutti, I fidanzati bulgari, Voland



L'OMBRA DEL VENTO


Assemblea Teatro "Pagina dopo pagina, mi lasciai trascinare in un turbine di emozioni sconosciute, in un mondo misterioso e affascinante popolato da personaggi non meno reali dell'aria che respiravo. Mi abbandonai a quell'incantesimo (…). Non volevo abbandonare la magia di quella storia, né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti".

Vita e letteratura a volte possono andare di pari passo, così come è successo a Daniel, protagonista del libro di Ruiz Zafon Carlos, il cui destino è segnato da un libro. La città è una stupenda e cupa Barcellona, quella a cavallo tra la grandezza del modernismo e il buio del dopo guerra civile, il cimitero dei libri dimenticati è un labirinto che si trova nel cuore della città vecchia, cuore dove i librai amano nascondere libri altrimenti destinati all'oblio. Protagonisti, un giovane e un libro. Accanto, pagine che come un mulinello ti portano sempre più a fondo, per poi lasciarti libero di tornare in superficie, ma solo alla fine. Un libro fatto di forma e sostanza. Una forma invidiabile: Zafon con grande perizia riesce a miscelare romanzo poliziesco e romanzo sentimentale, storico e gotico, tragedia e commedia. Ma anche sostanza, quella di 438 pagine fitte, alle quali non ci si può sottrarre, di personaggi indimenticabili, quali Julian Carax o Fermin Romero de Torres, capaci di lasciare la carta per a entrare di diritto nell'immaginario dei lettori. Un giovane alla ricerca del volto della madre si imbatte in un libro, o forse meglio, nel suo libro, sì, perché sembrava proprio lo aspettasse, con tutti i suoi misteri, con tutte quelle apparenti similitudini della sua vita.
La realtà di una Barcellona dilaniata dalla guerra e spaventata per l'incedere della dittatura si intreccia con personaggi d'altri tempi, case dimenticate, misteri letterari, al limite dell'incredibile.
Una descrizione intensa dei luoghi e delle scene, misteri e rivelazioni di pagina in pagina sempre più sorprendenti (e il tutto riesce a non sembrare mai forzato), costringono il lettore ad andare avanti, a voltare pagina in preda ad un sottile desiderio di scoprire, di arrivare alla fine dell'avventura, senza perdersi neppure una riga. (Alberto Dellacroce)

Ruiz Zafon Carlos, L'ombra del vento, Mondadori




NAIF.SUPER


Assemblea Teatro Spazio, tempo e risposta (“sua risposta”, si intende!)

Avere venticinque anni e cercare il senso – la “prospettiva” – delle cose!

Bello e non bello, cose viste e cose sentite, amici, buoni e cattivi, banco da falegname, caschetto da bici, bici, libri, volvo verde…infinitezza dell'universo? Sono tutte cose d'una certa importanza, ma il senso, la quadratura delle cose, dove sta?

Questa è la domanda che assilla il protagonista di naif.super il giorno dei suoi 25 anni. Allora, d'un botto, via tutto: andare a zero per poter ricominciare, ripartire dal bisogno di pensare, stando fermo per giorni, lenti sì, ma non inutili. E fare tutto questo per recuperare il senso, la “prospettiva” da cui guardare il mondo. Il libro va un po' più in profondità di quanto possa sembrare da queste righe: la mancanza di senso è quella che avvolge un'intera generazione, o perlomeno molti che pensano di vivere in un mondo con troppe cose, informazioni, idee…e tant'altro. Insomma la generazione mia, di chi si è ritrovato per le mani Internet, di chi sa potenzialmente tutto, o perlomeno gli basta una buona connessione veloce per saperlo, ma poi si ritrova a non avere imparato quasi nulla, o a conoscere di tutto un po'… Erlend Loe si fa largo proprio tra queste paure, le affida a un ragazzo, sensibile e attento, che non smette di interrogare se stesso e la realtà che lo circonda. Spontaneo e ottimista, sicuro di essere buono, mai buonista, batte chiodi, parla con un bambino, va in giro in bicicletta (unico oggetto non venduto nel suo tentativo di “ripartire”), tira la palla e viaggia, e cerca una sua tranquillità, cerca il suo spazio e le sue risposte. Per chi troppo spesso sente di perdere interesse per tutto ciò che lo circonda, pagine di sogni e domande, di ricordi e speranze, pagine che scrivono un “modo” per pensare. (Alberto Dellacroce)

Erlend Loe, Naif.super, Iperborea




COSA SOGNANO I PESCI ROSSI


Assemblea Teatro Nella vita capita di leggere libri belli e capita avolte di leggere libri importanti. A volte l'uno e l'altro si incontrano, Sicuramente Cosa sognano i pesci rossi scritto da Marco Venturini appartiene a questa rara casistica.Con coraggio estremo affronta il tema tabu' e di conseguenza incomodo della morte, Lo fa con un sapere vissuto sul campo, Venturino e' oncologo, toccando con sapere e coraggio le molte angolazioni della malattia e del dolore attraversando la malasanita' come pure i piccoli "eroismi" quotidiani di chi vive dentro le corsie e le stanze degli ospedali. Svela senza pudori grandezze e miserie di quel mondo e lo fa attraverso la figura del Dottor Gaboardi io narrante del cinquanta per cento del romanzo. Entriamo attraverso lui nel mondo del camice verde che poi e' il nostro mondo quello in cui siamo calati ed immersi anche se irriducibilmente nell'illusione di essere in ogni caso lontani dal male.
Ma la grandezza del libro si esalta nelle pagine incredibili affidate all'altro io narrante ovvero il paziente Pierluigi Tunesi ex amministratore delegato di una potente multinazionale ora umile fagotto del letto numero sette avviato sul viale della morte. Tunesi e' tracheomizzato, condizione che rende possibile all'autore con grande intuizione letteraria di farcelo conoscere soltanto attraverso i pensieri escludendo ogni possibile parlato quotidiano. Questa assenza ci conduce nel lucido labirinto di pensieri in cui si perde la mente di un ammalato in condizioni estreme e terminali. Noi lettori ci troviamo cosi' catapultati dentro occhi che abbiamo visto nella nostra esperienza di vita e che certo vedremo senza poterne sfuggire il confronto.
Tutti abbiamo camminato o saremo costretti a camminare di fianco al dolore ed alla morte di qualcuno a cui siamo fortemente legati e tutti come Clara la moglie del paziente cerchiamo giustificazioni utili a noi , motivi che ci aggancino alla nostra vita impedendoci cosi' forse di aiutare l'altro ad avvicinarsi alla propria fine o se non ad aiutarlo per lo meno a permettergli di concludere il cammino con la giusta dignita'.

E' questo un libro importante ed imponente sul valore quotidiano della nostra dignita'perduta, smarrita in entrambi i tempi di vita e di morte che siano, dignita' di cui con sensibilita' e sapienza questo libro ci riporta a cogliere gli odori.

Marco Venturino, Cosa sognano i pesci rossi, Mondadori, 247 pagine, Euro 16,50




SENZA PATRICIO


Assemblea Teatro Scrivere su un muro, lasciare indelebile un urlo del cuore, un sentimento di quelli che irrompono dal di dentro, che hanno bisogno di spazio per potersi esprimere. E su quel muro bianco la scritta "Patricio, te amo. Papà", quattro parole insolite, da un padre a un figlio.

Walter Veltroni, seduto su un taxi per le strade di Buenos Aires, davanti a questa scritta immagina cinque storie, cinque motivi per i quali un padre potrebbe essersi deciso a prendere pennello e vernice e scrivere il proprio sentimento. Inizia così il gioco con la penna di un non-scrittore, un politico senza politica. Ogni racconto è un sogno, è un tuffo nel doloroso passato di una nazione che ha perso un'intera generazione, lasciando "orfani" padri e madri dei loro figli. E allora Patricio si fa bambino, poi giovane studente alla ricerca del mondo, poi aviatore amante del cielo notturno, e ancora giovane calciatore davanti al rigore "della vita", desaparecido…. e poi sogno da ricordare, da pensare, da raccontare, da non poter "possedere" al risveglio.
Padre e figlio, amore disperato, odio o pura indifferenza, un legame che sembra sciogliere le proprie strette maglie nel momento della perdita, con la solita difficoltà che contraddistingue noi uomini, difficoltà ad esternare i sentimenti… e quindi il dolore di "non poter più dire" e la stridente necessità di gridare. E questo dolore lacera chi lo prova, tutti incapaci di confrontarci con ciò che non si vede, non si tocca, non si ascolta. Perché lontano.
Un libro che tenta di esprimere quell'affetto che la società contemporanea tende sempre di più a dissimulare, o - più semplicemente - una necessità di chi scrive: regalare una storia a una bellissima, semplice, scritta. [Alberto Dellacroce]

Walter Veltroni, Senza Patricio, Rizzoli, 124 pagine, Euro 9,50




GAZA BLUES


Assemblea Teatro Come tanti fotogrammi si susseguono parole di convivenza. Due mondi che fisicamente si contendono una terra, dividendosi le pagine di un libro, si avvicinano: semplicemente questo è Gaza Blues, evento fuori dall'ordinario nel Medio Oriente di oggi. Etgar Keret racconta a suo modo la vita in Israele, attraverso tanti brevi racconti, tanti personaggi che, stretti tra le maglie di una vita insostenibile, fatta di paura ed incertezza, si raccontano attraverso sogni, o incubi! Samir El-Youssef descrive invece la quotidianità nel Libano della prima Intifada, e lo fa prendendo un ragazzo, uno dei tanti giovani stretti tra la voglia di andarsene via e l'incapacità di farlo, e facendolo muovere con estrema disinvoltura tra camionette, mitra, promessi Kamicaze, capi che sfruttano l'Intifada per arricchirsi… insomma, la sua normalità.
Ma un sottile filo lega le due parti: raccontare, senza retorica alcuna, la "normalità" di un mondo dove la guerra è abitudine.

I protagonisti vivono la loro vita, anche se accanto a loro c'è chi tortura, chi si fa esplodere, chi invoca il proprio Dio di turno…e chi si può persino dimenticare dell'Intifada, e della guerra, e della religione per rincorrere una donna, per scherzare con un amico, per andare a scuola (sul solito autobus), per porsi elaborate questioni esistenziali seduti al tavolo di un bar, per pensare di voler morire o di voler vivere.
E anche la morte si fa quotidiana: morire per la solita bomba sul solito autobus fa sì che non si muoia per la "solita" malattia.

Il tutto attraversato da un umorismo che rende ancora più chiara ed evidente la "pazzia" che sembra invadere una terra e i suoi due popoli.

I due autori ci pongono un dubbio quasi esistenziale: chi è normale? O meglio, è normale che dei ragazzi non pensino solo alla guerra, all'Intifada? No, no…. Dovrebbero combattere e morire, lavorare e pregare… Per chi vuole avere uno spaccato non di cos'è l'Intifada, bensì di come si può vivere e crescere nell'Intifada, questo libro è un'occasione stupenda, è la possibilità, ahimè assai rara, di provare a stare dentro, ma un po' di lato, a quelle immagini che il Telegiornale trasmette…come seduti su una panchina privilegiata, tranquilli, ad osservare persone, ascoltare voci, annusare odori che le immagini spesso dimenticano di offrire, facendo dimenticare - a noi - che in una sola terra due popoli (con)vivono, oltre ad esplodere. [Alberto Dellacroce]

Etgar Keret e Samir El-Youssef
Gaza Blues
Euro 8,50 - pp. 180 - ISBN 88-7641-648-x (collana "Assolo")




AL MIO GIUDICE


Assemblea Teatro Luca Barberis, ricco e stimato esperto di sicurezza informatica, autore di un brutale omicidio, è fuggito all'estero. Potrebbe scomparire nel nulla ma è un appassionato lettore di Simenon e per questo, emulo del protagonista della "Lettera al mio giudice", dà avvio a uno scambio epistolare con il magistrato che sta conducendo le indagini. Il carteggio scava alla ricerca delle ragioni che hanno fatto di un uomo di successo un reietto costretto a nascondersi. Luca ha infatti ucciso perché così voleva la sua vittima, non aveva altra scelta: ora vuole solo capire in quale rete è caduto. La posizione di Luca si complica quando muoiono altre persone e il suo nascondiglio viene scoperto... Nel suo libro scritto alla fine degli anni '40, dal titolo "Lettre a mon juge", George Simenon immagina che un uomo scriva una lunga lettera in cui racconta a un magistrato il suo delitto.
Ripensando al suo maestro, Perissinotto disegna la figura di un assassino in fuga che racconta via e-mail a un giudice donna perché ha deciso di uccidere un uomo.
Il libro è scandito dallo scambio di lettere via internet tra i due e dietro il giallo si profila un attacco al lato oscuro della new economy, alla spregiudicatezza della finanza on-line. Quello che sembrava un semplice assassinio svela un mondo di affari sporco e spietato e, parallelamente, la clandestinità porta il ricercato in fuga a scoprire aspetti inaspettati della vita.

a cura di Libreria Volare - Pinerolo (To)

Alessandro Perissinotto - AL MIO GIUDICE - Rizzoli Edizioni
Vincitore del premio Grinzane Cavour 2005


IL MANGIATORE DI PIETRE


Assemblea Teatro È sera in una valle del Piemonte al confine con la Francia. Cesare è nella sua baita quando si accorge che manca l'acqua. Sale a dare un'occhiata. Al torrente lo aspetta una macabra scoperta: è il cadavere del suo amico Fausto, morto assassinato, a tappare la condotta. La voce si sparge in fretta e la gente non parla volentieri. Tutti, polizia compresa, sono convinti che il delitto sia legato al traffico di clandestini attraverso il passo. Un regolamento di conti insomma. Il commissario, una donna bella e forestiera, sa che Cesare è stato un personaggio chiave di quel mondo e cerca di scoprire la verità. Una verità cui Cesare arriverà indagando da solo sulla morte dell'amico, scoprendo che il movente è da ricercare in un'altra direzione.

Vincitore del premio Grinzane Cavour per il migliore autore esordiente nel 2001, con il romanzo, ambientato in Etiopia durante il periodo fascista, "Un mattino a Irgalem", Longo torna in libreria raccontandoci una storia di "passeurs" nelle valli del cuneese al confine con la Francia.
Un mix di noir all'italiana e romanzo di vita, una struttura scarna ed essenziale, nello stile di Biamonti, da poco scomparso, anche lui autore di frontiera al margine delle luci del mondo letterario, fanno di questo libro un gran bel libro. Sono contento di proporvelo.

a cura di Libreria Volare - Pinerolo (To)

Davide Longo - IL MANGIATORE DI PIETRE - Marcos y Marcos Edizioni




IL VOLO


Assemblea Teatro Libri di storie: siano percorsi disattenti o immersioni totali. Il momento mi obbliga a parlare di quello che sta accadendo. Sempre attraverso un libro. Poche settimane fa ne ho trovato uno che ho iniziato a leggere nel caldo d'agosto. Immersione. Il libro è una confessione che inizia quieta sotto forma di intervista, incontro impaurito, valanga di immagini e di pensieri, raccolta dal giornalista argentino Horacio Verbitsky, che dal 1976, anno del colpo di stato, entra a far parte dell'agenzia clandestina ANCLA. Racconta di come Adolfo Scilingo, capitano della Marina militare, avesse condotto due dei "voli" settimanali che gli aerei dell'esercito facevano - per un periodo di circa di due anni - con carichi di dieci/quindici persone, partendo da Buenos Aires e diretti verso l'oceano. Dopo un breve giretto questi aerei tornavano, alleggeriti del loro carico. Era uno dei modi più rapidi di disfarsi in poco tempo degli oppositori, dei presunti oppositori, delle persone che conoscevano gli oppositori e non rispondevano bene alle domande. La pratica della desaparecion.

La dittatura dei militari in Argenina è durata sette anni facendo sparire in vari modi circa trentamila persone. Nella quasi totale indifferenza delle altre nazioni. Stati Uniti e Futureuropa in testa. Alcune di queste nazioni (tra cui l'Italia) andarono bellamente a disputare nel '78 i mondiali di calcio. Tutte con la coscienza sporca del far finta di non sapere. Contemporaneamente alle urla che seguivano i gol ben altre urla, coperte da una musica tenuta al massimo volume, si alzavano verso il cielo. La confessione di Scilingo arriva alla conoscenza pubblica venti anni dopo quel delirio macellaio. Viene data e pubblicata nel 1994. In Italia, per la prima volta, nel 1996. Nel frattempo si sono succeduti come presidenti in Argentina vari personaggi, il primo dei quali, Raul Alfonsin, pressato dagli ex-golpisti, all'epoca quasi tutti ancora effettivi dell'esercito, promuove due leggi/mostro: il Punto Final e la Obediencia Debida. Che di fatto sanciscono l'impunità per circa tremila militari responsabili della sparizione di tutte quelle persone. Brave a non perdere la speranza, le madri dei desaparecidos: anche dopo governi compiacenti (Menem) e imbelli (De la Rua) hanno continuato a manifestare ogni giovedì in Plaza de Mayo per ottenere la verità. Certo, loro che sapevano già, ma la volevano ufficiale, data dai successori di chi quelle atrocità le aveva commesse. Il neo-presidente Nestor Kirchner (salito alla Casa Rosada questo 25 maggio 2003) ha firmato in questi giorni l'adesione dell'Argentina alla convenzione dell'ONU sull'imprescrittibilità dei crimini di guerra e di lesa umanità. Altro che gol ai mondiali di calcio! Quel libro, quella confessione e quella rabbia che ho sentito più di una volta per pagina, mi appare adesso affievolita. Ma è un errore Da fortunati alfabeti dobbiamo sapere che perdere la coscienza della storia è un disastro. Divulgare questo libro, ricordare le madri e le nonne di Plaza de Mayo che si sono beccate lacrimogeni, cariche e manganellate dalla polizia (che è un esercito) di Buenos Aires, nell'indifferenza quasi totale della comunità internazionale, e con loro gli Hijos, i figli di quei trentamila desaparecidos che oggi marciano assieme a loro con lo scopo di conoscere la verità è più di un indicazione di lettura, è atto dovuto. (Simone Bachini)

Horacio Verbitsky - IL VOLO - edizioni Feltrinelli


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