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La bambina che raccontava i film

20 febbraio, 2020 - 21:00 Teatro Agnelli, via Paolo Sarpi 111 - Torino

di Hernan Rivera Letelier (Arnoldo Mondadori Editore)
traduzione di Pierpaolo Marchetti
con Chiara Tessiore, Sonia Belforte
e la straordinaria partecipazione di Pietro Del Vecchio
regia di Lino Spadaro e Renzo Sicco

Questa è la storia di María Margarita, una bambina, figlia di un invalido. La sua e quella dei suoi quattro fratelli è una vita povera e durissima, nella quale l’unica distrazione è il cinema, che fa giungere nel miserabile villaggio di minatori nel deserto di Atacama film con le stelle dell’epoca: da Marilyn Monroe a José Alfredo Jiménez, re della musica e del cinema messicano. Ma in casa non ci sono soldi e soltanto uno dei figli potrà assistere agli spettacoli. Il fortunato verrà scelto in base a una caratteristica specifica: chi riuscirà a narrare meglio il film conquisterà il diritto a vedere tutte le proiezioni, raccontandole poi alla famiglia. Inaspettatamente è la bambina a dimostrare una bravura straordinaria nel narrare i film, immedesimandosi nei personaggi, riuscendo a coinvolgere gli ascoltatori, mimando, cantando ma soprattutto non trascurando neanche il dettaglio più insignificante. Il talento della piccola raccontatrice di film fa velocemente il giro dei villaggi e delle miniere vicine e la sua fama corre in fretta. È talmente brava che il padre decide di trasformare la povera casa attrezzandola alla meglio come una sorta di sala cinematografica, alla quale si accede non pagando il biglietto ma lasciando un’offerta a piacere.

Ben presto María Margarita viene chiamata anche a casa d’altri, e raccontare un film diventa alla fine per lei un modo di regalare attimi di felicità. Ma tutto questo è destinato a finire quando nel villaggio fa la sua comparsa la televisione.

Un vero e proprio atto d’amore verso il fascino del “cinema” degli albori, verso quella nuova arte capace di scatenare l’immaginazione di intere comunità ma altresì verso l’arte antica del raccontare, e dell’ascoltare. Parole che suonano desuete nel mondo che abitiamo in cui social network e media mutano velocemente, in cui le novità sono già “passate di moda”. Invece qui il narrare torna protagonista e ricorda ciò che si è perso per strada… la bellezza della parola e l’incredibile universo del cinema.

Uno spettacolo che è esempio e metafora di come i mutamenti prodotti dall’innovazione pur portando vantaggi, cancellino interi mondi, emozioni nonché modalità del nostro vivere collettivo. Ma è altresì espressione della vivace intelligenza dell’universo femminile e della violenza maschile sulle donne. In tempi di femminicidio un’importante riflessione sul rapporto tra i sessi.

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