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Il Cile a TrentaTre anni dal golpe

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PRODIGIO

A Marcia Scantlebury

Se in quei giorni di ottobre
Le bende nere
Quando davvero la paura
Mordeva la carne.
E noi nascondendo nomi
Nelle pieghe del sudore.
Non siamo mai state più vicine
Alle rose.
Ti ricordi delle rosse
Che paradossalmente crescevano lì,
proprio al centro del dolore?
Belle rose…
Di cui ci hanno negato
Il dono del profumo
Non quello delle spine tristi.

Se in quei giorni di ottobre
A Grimaldi*
Quando neanche il mio fiuto
Mi diceva che ti saresti svegliata,
Marica,
ti avessi parlato
solo per consolarti
per curarti la ferita al viso
per spazzare via l'aria di un brutto sogno
per girare gli occhi indietro
prendendo il tempo per le corna
e ricostruire il velo di cipolla
che ci ha coperto
fino ad allora.

Se ti avessi fatto una promessa,
se ti avessi predetto
un incontro, in una città
lontana, bella
San Marco, Venezia
La città dei ritrovamenti
Prodigiosi
Non mi avresti creduto.
Non mi avresti creduto
Perché la morte batteva le ali
Là fuori
E la bontà taceva.

Carmen Yanez
Villa Grimaldi - Un museo per la memoria

Nei primi contrafforti delle Ande, su un'altura spazzata dal vento all'estrema periferia orientale di Santiago, sorgono i resti di Villa Grimaldi. Questo luogo è stato uno dei più importanti centri di tortura del regime di Pinochet.
Ho conosciuto personalmente gente che è passata attraverso questo labirinto di terre, o altri simili che negli anni settanta e ottanta sfregiavano la mappa del Cile.
Uno steccato color giallo acceso circonda la zona, che le associazioni per i diritti umani hanno rinominato Parco della memoria. Quel che c'è è da vedere e più che altro una spianata sabbiosa, da cui spuntano i tronconi delle fondamenta della vecchia villa. La vasta e cupa costruzione che si estendeva a partire dal nucelo originario è stata rasa al suolo dopo la caduta di Pinochet.
All'ingresso, una targa posta dalle associazioni che hanno costituito il parco ricorda ai visitatori: "Il luogo dove oggi sorge questo parco, un tempo - pochi anni fa - era un luogo di crudeltà e di tortura. Ne abbiamo fatto un monumento con l'intenzione di onorare i morti e l'angosciata memoria di alcuni superstiti del'ex Villa Grimaldi. Ogni fiore innaffiato con le lacrime di ieri rappresenta per noi un impegno a far sì che mai più questo possa ripetersi in futuro!".
Uno stretto sentiero circolare guida il visitatore a quella che si può solo definire una passeggiata degli orrori. Le targhe che s'incontrano lungo il percorso fanno gelare il sangue nelle vene: "Camera delle sospensioni e delle torture"… "La torre: luogo di tortura e di sterminio in isolamento"… "Luogo adibito alle sospensioni"… "Camera di tortura"… "Camera di tortura secondaria"… "Celle femminili metri 1 x 1"… "La griglia: letti elettrici".
Alla fine del sentiero, un muro. Incisi del muro, i nomi di più di duecento cileni "trucidati o scomparsi, passati da Villa Grimaldi nel 1974-1978". In ordine alfabetico, da René Roberto Acuña a Mario Luis Quezada.
Quel muro - o il parco nel suo insieme - è un monumento pacato ma intensamente commovente ai martiri cileni.
Il Cile è un paese che è stato straziato dall'interno. Il dolore è stato così grande, così acchiaccianti gli orrori, così sconvolgenti la ferocia e l'ipocrisia che ancora oggi, a trent'anni di distanza dagli eccessi peggiori, risulta difficile comprendere. Istituire monumenti che tengano viva la memoria è un primo passo, limitato, ma è un passo imprescindibile verso la guargione. Nessun organismo, né il corpo umano né quello dello stato, può mai guarire veramente occultando, dimenticando o ancor peggio negando il passato. Il Cile potrà dirsi guarito quando lo steccato che circonda Villa Grimaldi sarà finalmente abbattuto, e le orribili verità e implicazioni che esso racchiude saranno pienamente visibili agli occhi di tutta la società.
Come dice l'iscrizione sul muro degli scomparsi, "il passato dimenticato è carico di memoria".



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