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I Clash – la fotografia di Guido Harari

19 gennaio, 2016 - 09:59

La foto che tutti cercavano entrando in mostra era quella di Sting, all’epoca la star per eccellenza. I Police erano al loro apice con l’uscita del capolavoro Synchronicity, ma anche senza scioglimento ufficiale non erano ormai più un gruppo e ognuno dei tre componenti era avviato ad una carriera solista. Inutile dire che mediaticamente e commercialmente quella di Sting era già quella visibilmente vincente.

Poi Frank Zappa, un genio, ma anche il primo artista ad ospitare un giovane fotografo italiano nella sua casa per una sessione di fotografia di vari giorni.
Scatti memorabili di un musicista che pochi anni dopo sarebbe morto ancora giovane.

Un gruppo su tutti oltre i Police faceva breccia nei cuori di quegli anni. Erano i Dire Straits, ed Harari li concentra in un —- Mark Kopfler. Così sarà di lì a poco la storia.

Bob Marley era avvolto nel fumo e Josef Zawinul and Wayne Shorter lo erano altrettanto ma era la densità e la qualità del fumo a diferenziarsi.

Tanti altri si rincorrevano tra le grate, Steve Winwood, Jim Kerr e i Simple Minds, David Byrne, Brian Ferry, Nina Hagen e Boy George.

Ma era in punk a farla da padrone! Aveva cancellato tanta musica, obsoleta, e dunque su tutti campeggiavano i mitici Clash. Erano incastrati in una manciata di anni e avevano prodotto il doppio “London Calling” e ” Sandinista” e per terminare “Combat Rock”. Non a caso li definivano “The only band that matters! (L’unico gruppo che conti)”

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Clash

17 gennaio 2016

Schivo, difficile, scontroso, quanto mitico, Bob Dylan è stato inseguito da Harari ma senza risultato.

Un giorno Guido decise di risolvere questa frustrante assenza nel suo “campionario” grazie ad un cartonato dell’artista in formato reale che rubato dagli spazi pubblicitari venne appositamente inserito in una cabina telefonica inglese col vetro rotto (non ho mai indagato se già trovato rotto o appositamente  frantumato da un Harari in versione teppista).

Il risultato, un falso d’autore pressocchè perfetto. Non scordate che gli anni Ottanta sono quelli dei falsi Modiglaini, dunque aver un falso in mostra era pressocchè perfetto.

Va detto che il tutto ha portato fortuna al nostro Guido che pochi anni dopo non solo ha fotografato il Bob, ma ne ha addirittura firmato la copertina di un disco. Manco a farlo apposta quel Dylan si intitola “Real life”. Ecco un esempio di quando la narrazione precede l’evento.

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15 gennaio 2016

LOU REED e LAURIE ANDERSON – La fotografia di Guido Harari

Nella nostra mostra tutta realizzata su delle reti traforate, dunque trasparenti, oltre a guardarsi Peter e Kate, c’erano anche le foto, rigorosamente separate, di Lou Reed e di Laurie Anderson.

Si devono essere spiati ben bene in assenza nostra e dei visitatori ma quel che è certo, Harari ci ha messo lo zampino, i nostri convolarono a nozze. Guido visse così il piacere di ritrarli un’altra volta ma insieme. Era già un’altra storia.

13 gennaio 2016

PETER GABRIEL – la Fotografia di Guido Harari

I Genesis prima di diventare un fenome inglese e mondiale ebbero un notevole successo nel nostro paese. Accadde lo stesso ai Gentle Giant e ai Van Der Graf Generator per diverso tempo ignorati in casa e osannati in Italia. Con la sua uscita dal gruppo in pieno apice del loro successo Peter Gabriel sconcertò i fans ma non venne abbandonato e mentre gli ex colleghi con Phil Collins a sostituirlo continuavano a mietere consensi, lui dal terzo album solista inziò una inarrestabile ascesa.

Arrivò al Festival di Sanremo con un brano “Shock the Monkey” e con un memorabile trucco sul viso. Guido fissò in quei giorni alcuni scatti altrettanto indelebili realizzati non sul palco del Teatro o nel backstage ma bensì nei bagni dell’Ariston. Peter riconoscente firmò la sonorizzazione della nostra mostra con il brano, tutt’oggi inedito, Undercurrents. Fu uno degli elementi trainanti il successo della mostra che raccolse 10.000 visitatori a Torino nella prima edizione, 40.000 a Barcelona dove venne prorogata per un mese, 20.000 a Milano e nuovamente 10.000 a Torino nella seconda edizione inaugurata nella notte di capodanno, ospiti Ivano Fossati e Mia Martini. A favorire quel successo, unitamente all’originalità e ricchezza del lavoro di Harari, un cast straordinario a partire dall’allora moglie di Guido, Letizia, gioiosa donna tessitrice infaticabile di relazioni e rapporti, l’allestimento curato da Marina Vannelli e realizzato da Giorgio Bono, Guido Ruffa e Paolo Sicco, l’importante supporto a Barcelona del giovanissimo gruppo di creativi Croquis con i fratelli Juan e Montse Moncau supportati dall’artista Pep Duran Esteva e in ultimo il graffiante manifesto firmato dai giovani grafici torinesi raccolti sotto la sigla ATIPIQA.

Un fatto curioso è che nell’esposizione anche Kate Bush come Peter Gabriel era ritratta in una foto truccata insieme ai suoi danzatori. I due artisti anni dopo, senza trucco sul viso, incrociarono le loro stupende voci in uno dei duetti “indispensabili” della storia del rock : “Don’t give up” che al tempo delle politiche liberiste della signora Margaret Teacher dava voce ad un minatore rimasto senza lavoro e alla sua coraggiosa moglie.

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11 gennaio 2016 

FABRIZIO DE ANDRE’

11 gennaio 2016 

Non è rock ma è un cantante che si esibisce dal vivo con la Premiata Forneria Marconi, è un grande artista a tutti gli effetti ma muore troppo presto, l’11 gennaio del 1999. A 17 anni dalla sua scomparsa è ancora a tutti gli effetti il rappresentante della musica italiana di qualità – inutile dirlo, è Fabrizio De Andrè.

A lui Harari dedica tre libri antologici. Il primo “E’ POI IL FUTURO” si apre con una nota introduttiva di Fernanda Pivano con cui Guido lavorerà successivamente per la pubblicazione di “The beat goes on”. Uno scatto è indimenticabile per il commento ironico dello stesso Fabrizio “Col culo verso il radiatore s’era assopito il cantautore”.

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9 gennaio, 2016

Lindsay Kemp

L’autunno musicale di Como nei suoi anni d’oro, agli inizi degli anni ’80, promuoveva importanti stages di formazione con docenti di statura internazionale che tenevano i loro corsi nelle stupende ville ai piedi del lago. A Barcellona avevo visto FLOWERS, uno spettacolo che mi aveva fulminato, e così avevo conosciuto Lindsay Kemp, mimo, ballerino e capocomico dell’omonima straordinaria compagnia. Kemp per noi allora convinti rockettaroi, prima ancora che uomo di teatro, era l’inventore di Ziggy Stardust, il magico e futuribile personaggio di David Bowie. Così quando Kemp ci fece sapere che teneva un corso in Italia noi, i giovani di Assemblea Teatro, ci iscrivemmo e fu proprio in quel contesto che conoscemmo Guido Harari, anche lui attratto dal personaggio non direttamente musicale, eppure così addentro al rock molto più di tante stars passeggere e fugaci.
Guido da quell’esperienza produsse un libro, il suo primo libro fotografico interamente centrato su di un personaggio, noi ne arricchimmo infinitamente “In fra li casi de la vita e le magie de’ cieli libertà vo’ cercando”, spettacolo che ha vissuto 30 anni di successo nel mondo contro tutti i mutamenti dei tempi e delle mode.

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7 gennaio 2016

Guido Harari

Nei 14 giorni che precedono l’incontro con Guido Harari – 21 gennaio 2016, ore 18.00,  Teatro Agnelli -, incontro che darà il via alla serie intitolata DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI … Vi presenteremo alcuni scritti di Renzo Sicco e alcune foto scattate nel corso degli anni dal grande fotografo per accompagnarVi e farvelo conoscere a partire dal suo rapporto con Assemblea Teatro.

http://www.assembleateatro.com/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di

Per iniziare ecco alcune righe, una sua biografia.

Fotografo e giornalista

Sono nato al Cairo, in Egitto, il 28 dicembre 1952. Nei primi anni Settanta ho avviato la duplice professione di fotografo e di giornalista musicale, contribuendo a porre le basi di un lavoro specialistico sino ad allora senza precedenti in Italia. Dagli anni Novanta il mio raggio d’azione contempla anche l’immagine pubblicitaria, il ritratto istituzionale, il reportage a sfondo sociale e la grafica dei volumi da me curati. Dal 1994 sono membro dell’Agenzia Contrasto. Collaboro da sempre con i maggiori artisti musicali italiani e internazionali, per i quali ho firmato un’infinità di copertine di dischi(tra i tanti, Claudio Baglioni, Andrea Bocelli, Paolo Conte, Paul McCartney, Luciano Pavarotti, Lou Reed, Vasco Rossi, Frank Zappa). Di Fabrizio De André sono stato uno dei fotografi personali con una collaborazione ventennale. Su di lui ho realizzato tre fortunati volumi e sono stato uno dei curatori della grande mostra dedicatagli da Palazzo Ducale, a Genova. Ho realizzato mostre e pubblicato numerosi libri illustrati.

GHarari

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