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Un Mausoleo a 33 giri – dal 22 marzo al 22 aprile 2018

22 marzo, 2018 - 10:00 Mausoleo della Bela Rosin, Strada Castello di Mirafiori 148/7 - Torino

Una mostra da visistare
la musica e la grafica negli anni ‘60/70/80

Dal 22 marzo al 22 aprile 2018

 La mostra che proponiamo “MAUSOLEO A 33 GIRI” vuole offrire “un muro” di copertine di vecchi e nuovi 33 giri avvolti nel cellophane e agganciati tra loro da semplici anelli. Quanto basta per garantire un effetto trasparenza che permetta di sbirciare tra il riconosciutissimo album “The dark side of the moon” (1973) degli inglesi Pink Floyd o lo psichedelico “Volunteers” degli americani Jefferson Airplaine (1972),  o gli italianissimi Banco del Mutuo Soccorso nel loro mitico salvadanaio o le bollicine del Vasco Rossi nazionale.

MAUSOLEO A 33 GIRI” propone un percorso nell’emozione del suono, un ingresso in quel baule di immagini e musiche che sono state la colonna sonora di oltre mezzo secolo di cultura giovanile e non solo. Cultura, e non subcultura, concetto oggi ormai chiarito, se ce ne fosse ancora bisogno, anche dal Nobel di cui è stato insignito Bob Dylan nello scorso 2016.

LA STORIA E IL LUOGO

Il Mausoleo della Bela Rosin, è un edificio neoclassico situato nella cintura metropolitana di Torino sul confine del quartiere di Mirafiori Sud, limitrofo alla Palazzina di Stupinigi. Fu fatto costruire come tomba di famiglia dai figli di Rosa Vercellana, soprannominata Bela Rosin (Bella Rosina).
Progettato dall’architetto Angelo Demezzi nel 1886 fu ultimato nel 1888.
Nel 1970, venne aperto ai visitatori e immediatamente profanato da tombaroli a caccia di gioielli: i resti delle salme furono spostati nel Cimitero monumentale di Torino ma negli anni successivi il Mausoleo subì ancora  molteplici vandalismi.
Nel 1979 venne chiesto per la prima volta un restauro senza risultato e nel 1980 ne venne pertanto murato l’ingresso.
La discussione riprese nel 1993: questa volta l’uso ipotizzato fu quello di planetario, ma nuovamente non avvenne nulla di concreto.
Nel 1998 proprio Assemblea Teatro attraverso lo spettacolo teatrale “Pazze Regine” realizzato all’interno del parco del fatiscente Mausoleo riportò l’attenzione sul monumento così che venne lanciato un nuovo concorso che arrivò finalmente a una conclusione positiva.
Nel 2001 si varò il progetto di manutenzione recupero degli architetti Aimaro Isola e Roberto Gabetti.
Il restauro, terminato nel 2005, ha seguito i progetti originari di Demezzi mantenendo il marmo venato e le colonne chiare, tranne che per alcune sostanziali ma inevitabili modifiche e il taglio degli alberi ai lati del viale di ingresso.
La struttura è stata inaugurata il 25 settembre 2005 ed è stata data in gestione al sistema Bibliotecario di Torino che ne cura la gestione e l’apertura.
Lo stile neoclassico riprende, in scala ridotta uno a cinque, quello del Pantheon romano come ricostruzione simbolica del luogo in cui “la Rosin” avrebbe dovuto essere sepolta, accanto al marito Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia. La pianta è circolare e il diametro è di circa sedici metri, stessa misura dell’altezza. Sulla parte frontale si trova un pronao con otto colonne alte cinque metri. All’interno altre otto colonne delimitano le nicchie, oggi vuote e un tempo occupate dalle salme della Vercellana e dei suoi discendenti.
Il Mausoleo si trova in un parco di circa sedicimila metri quadrati di forma rettangolare affacciato su Strada del castello di Mirafiori, al confine tra il comune di Torino e quello di Nichelino. L’ingresso si trova sul lato occidentale del parco, attraverso un cancello in ferro battuto con le insegne dei Conti di Mirafiori.

LA MOSTRA

L’esposizione “MAUSOLEO A 33 GIRI” è un omaggio a un tempo scomparso, quando gli album puntavano a essere capolavori unitari dalle trame ambiziose.
E’ proprio la forma del Mausoleo della Bela Rosin stesso ad aver suggerito l’idea. Infatti la sua architettura offre l’insolita pianta circolare, come “il piatto” di un vecchio giradischi.
Basta “metterci la puntina”, per aprire un mondo capace di farci immergere in un mare di musica e di parole in circolo.
Il vinile ha segnato un’epoca. La migliore musica del passato è stata pensata per essere registrata su quel supporto e  nonostante le evoluzioni del mercato, il formato dell’album sopravvive anche in quest’epoca di usa e getta, di canzoni in formato digitale e compilation fai da te. E non si tratta solo di un fenomeno limitato ad alcuni irriducibili nostalgici. Ne è prova il successo di bancarelle o mercatini o il ritorno di vendita del formato 33 giri.
Quello appena concluso è stato l’anno della rivincita del vecchio vinile, le vendite dei dischi di catalogo, realizzati anni fa e ristampati o ancora in circolazione, hanno superato le vendite di quelli nuovi. Un sorpasso storico, un piccolo evento che racconta come stia cambiando il consumo della musica. Nostalgia? No, perché il pubblico delle musica registrata, quello che spende per acquistarne è fatto soprattutto di giovani, la fascia d’età dai 10 ai 35 anni, un pubblico che per motivi evidenti ha avuto un rapporto solo occasionale con quello che viene comunemente definito “classic rock”. I giovani si avvicinano con curiosità perché sanno di andare a colpo sicuro e trovare buona musica, mentre orientarsi nella gigantesca offerta musicale odierna risulta loro piuttosto difficile. Vecchi e sicuri, è difficile che i dischi di catalogo deludano chi li compra. E mentre i più adulti hanno in casa le loro collezioni, sono i giovani e giovanissimi a riscoprire i Deep Purple, i Rolling Stones, i Led Zeppelin, a preferire le certezza di dischi passati alla storia a proposte che tra quattro o cinque mesi saranno già dimenticate.
Poi se ognuno possiede il suo scrigno, dentro a quell’immaginario ci sono le copertine, le semplici custodie di cartone che contenevano il disco e che dagli anni sessanta in poi hanno cominciato a vivere in maniera quasi autonoma, talvolta prendendo addirittura il sopravvento sul contenuto coinvolgendo brillanti disegnatori, artisti, fotografi del calibro di Andy Warhol, Keit Haring, Robert Mapplethorpe, Roger Dean a cimentarsi nella Cover Art, ovvero la trasformazione della merce disco in oggetto d’arte o per lo meno di forte interesse grafico.

Ingresso € 2,00 a ragazzo – accompagnatori gratuito

Le classi verranno accolte e accompagnate da una guida che nell’arco di 1 h. 30” presenterà tanto il luogo in cui si trovano quanto i materiali esposti.

Attraverso un sistema di cuffie wi fi si potranno anche ascoltare alcuni dei brani degli album in esposizione con relative indicazioni critiche.

Orari:

mattino 10.00-12.00

pomeriggio 14.30-17.00

 

 

 

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