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Dove vanno a finire i palloncini

03 febbraio, 2020 - 10:00 Teatro Agnelli , via Paolo Sarpi 111 - Torino

testo di Renzo Sicco

canzoni di Renato Rascel

musiche e arrangiamenti di Matteo Curallo

la tromba di Paolo Milanesi

in scena Cristiana Voglino, Angelo Scarafiotti e Paolo Sicco

movimenti coreografici Antonella Dell’Ara

le pecore sono state realizzate da Paolo Rogantin

lo spaventapasseri è un autentico costume di paglia dei pastori portoghesi

regia di Giovanni Boni

 

Lo spettacolo di Assemblea Teatro “Dove vanno a finire i palloncini” è una pennellata di colore in un’epoca indubbiamente grigia, tesa. E’ un inno alla raffinatezza e all’eleganza, un’esaltazione – finalmente – della parola italiana e delle sue mille potenzialità semantiche.

E’ luce soffusa contro l’eccesso (a volte spreco) di illuminazione, è voce pacata contro le grida del quotidiano. Se aggiungi che lo spettacolo in questione è per bambini, la formula risulta quasi sperimentale, pur trattandosi di un omaggio a un cantautore scomparso oltre vent’anni fa.

I palloncini sono quelli che «sfuggono di mano ai bambini», come cantava Renato Rascel in una delle sue più poetiche canzoni dedicate al mondo dell’infanzia. Attore di teatro ma anche di tv e cinema, comico, cantautore e ballerino, Rascel è un grande uomo di spettacolo, salito alla ribalta nell’Italia degli Anni Cinquanta e Sessanta. I suoi testi dedicati ai più piccoli sono di una profondità preziosa: raccolgono giochi di parole, messaggi educativi mai dogmatici, in un divertissement che non è mai fine a se stesso. Va sempre oltre.

E’ proprio questo che la compagnia torinese ha saputo fare, costruendo una produzione teatrale a partire dalle canzoni che Rascel aveva pensato per l’infanzia. Un arrangiamento moderno (firmato Matteo Curallo) per brani che appartengono all’epoca dei nonni di oggi. Un fil rouge (nei testi di Renzo Sicco) in grado di legare tra loro elementi che non erano pensati in origine come parte di un unico spettacolo. E tre bravi attori (Cristiana Voglino, Chiara Tessiore e Paolo Sicco) in grado, proprio come Rascel, di attraversare le varie declinazioni dell’arte. Il risultato è un delizioso musical a misura di bambino e ad uso e consumo di adulti in astinenza da poesia.

Daria Capitani

 

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