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Cuba – La Habana - 11 maggio 2006

L'ALBERO E LA POLTRONA


Come in un libro di Gabriel Garcia Marquez a Cuba può capitare di farti tagliare i capelli sotto un albero piantato nel bel mezzo di un incrocio di tre strade mentre, allo stesso tempo, vecchie auto americane anni '50 sfrecciano rumorose tra i loro neri fumi di scarico.

L'albero è lì, ai piedi di cinque gradini, che portano al negozio di una parrucchiera. Sulle scale, su un piastrellato sgangherato e fatiscente, sta piantata la poltrona, di quelle girevoli da barbiere.

Nell'aria penzola una presa della corrente elettrica per i rasoi, mentre pettini, spazzole spiumate e altri arnesi sgangherati, sono appoggiati sul vecchio e arrugginito condizionatore d'aria che sporge dal negozio della parrucchiera. Dimenticavo, sul medesimo ripiano si trova anche un contenitore di plastica con spruzzatore, di quelli per lavare i vetri, riempito d'acqua da utilizzare per l'eventuale umidificazione dei capelli del cliente di turno.

Le porte del negozio sono tutte aperte per favorire la ventilazione del locale a testimonianza che l'unico uso del condizionatore è proprio quello di ripiano per l'attrezzatura del barbiere.

Lui, il barbiere, è un ometto non molto alto, striminzito e brizzolato che con silenziosa nevrotica agilità si muove attorno al seggiolone ruotante.

Il cliente avvolto in un panno plastificato di colore bianco, tendente al grigio, ruota tra il passaggio delle auto, dei pullmann, di donne grosse e sfiancate che camminano affaticate nella calura sotto ombrelli lacerati, di giovani madri coi bambini tra le braccia fasciate e ondeggianti dentro attillatissimi jeans. Il barbiere taglia i capelli che cadono come foglie sulla tela che avvolge il cliente. Le foglie dell'albero sovrastano invece la poltrona e l'intero ingresso del negozio favorendo un po' di frescura nel caldo torrido che avvolge La Habana in un maggio senza piogge. Le radici della grande pianta scendono nella terra ma, come sempre per le piante dei tropici, anche dai rami, e si avvolgono intorno al tronco. Ogni tanto un soffio d'aria più forte evita al barbiere di dover sbattere l'asciugamano che copre il cliente e fa turbinare direttamente nell'aria tutti i capelli che si spargono contro i volti sudati dei clienti in attesa, tutti seduti sul muretto limitrofo.

Il muretto funge da improvvisata sala d'attesa, più dignitosa certamente di quella della parrucchiera composta invece da vecchie sedie di plastica anni '60 di color arancione, che tutte inesorabilmente esplose, riversano come vomito rosa la loro gommaspugna macerata.

Poco scostato dall'albero un militare in attesa di un autobus, sta appoggiato con la schiena ad un palo della luce e ha la testa ciondoloni che ricade ritmicamente appesantita dal sonno. La sua figura rende al meglio l'immagine di instabile precarietà di tutto l'intorno.

Quando giunge il turno, a me straniero, viene offerto il privilegio di un panno nuovo di color verde, sempre tendente al grigio, che raccoglie i miei capelli fino a quando un soffio d'aria più forte li sparge come cenere sui volti sudati degli uomini in attesa seduti sul muretto.

Il barbiere appena intuito che sono italiano coglie l'occasione per congratularsi con il popolo d'Italia per la caduta elettorale di Silvio Berlusconi. Di fronte al suo stupore su come “un simile personaggio abbia potuto governare un paese civile e carico di storia come il vostro”, cerco di spiegargli che la sinistra europea, e italiana in particolare, ha commesso molti errori, non offrendo sempre grandi prove di sé. Mi risponde con il verbo di Fidel “siete giganti dell'economia ma nani della politica”.

Schiacciato da questa perentoria sintesi attendo la fine del taglio sino a quando nel frammento di uno specchio sbrecciato vedo scorrere le auto, le donne sfiancate che camminano sotto ombrelli laceri, i bambini appesi alle mamme, vedo i volti sporchi di capelli degli uomini in attesa, vedo insomma tutto un mondo in movimento e in quello trovo fermo e ben scolpito, proprio come accadeva dai barbieri di un tempo, il mio volto. Allora, e solo allora, incrocio il sorriso del barbiere col negozio più ampio del mondo, un bellissimo negozio, sotto un grande albero tropicale, dentro al caldo umido e soffocante di La Habana.

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