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17/18 feb '05, L'Avana - Cuba. Difficile scrivere di questa terra, di questi luoghi, di questi volti...
che ormai da quindici giorni sono diventati il nostro orizzonte.
Difficile perche' l'emozione intensa investe e scompiglia i pensieri che forse non hanno piu' il desiderio di farsi comporre in frasi,
di stare stretti nelle regole grammaticali e sintattiche. Qui tutto fluisce cosi' naturalemnte che a fatica ci si ricorda dell'ordine
cosi' generalmente rassicurante e che qui invece diventa un insopportabile ostacolo al respiro.
Quindi...
Provo a raccontare a parole quello che da giorni provo a fissare in scatti fotografici (ormai piu' di mille...).
Devo dire che anche la mia passione profonda di guardare ogni tanto il mondo attraverso il filtro della mia fedele Canon,
qui trova il suo limite: questa e' terra da vivere e da trattenere dentro di se' con la liberta' che la memoria consente,
senza la nitidezza del digitale. insomma questa mi pare essere la terra dello slittamento delle certezze, delle "nostre"
certezze per lasciare posto alla semplicita' e l'immediatezza della vitalita' e della spontaneita'.
Questa senszione vive soprattutto degli sguardi della gente, delle persone che lavorano con noi
(gli splendidi studenti dell'ISA, il nostro mitico autista del piu' improbabile mezzo di trasporto su cui io sia mai salito,
la gente che abita nel barrio Pogolotti...) del loro limpido esistere, senza dover sembrare quello che non sono.
Ecco una vita senza sforzi inutili.
Forse e' questa la cosa che piu' mi ha colpito. E che soprende ogni giorno, una cosa alla qule per fortuna non ci si abitua.
Forse la cosa che manchera' di piu' al nostro ritorno. Un insegnamento che mi piacerebbe non perdere.
Questo mi pare un luogo senza distrazioni.
Per esempio qui non esistono caretlloni pubblicitari. Li ho cercati... non ne ho visto uno. Questo silenzio senza strilli inutili
mi pare un magnifico balsamo per la frenetica e schizzofrenica tensione di tutti i giorni.
Semplicemente bello e sorprendente.
Se ne puo' fare a ameno... come si puo' fare a meno di molte delle cose che a noi paiono cosi' indispensabili,
che creano una dipendenza soffocante... della quale forse non ci si accorge se non si ha la fortuna di capitare in un posto come
questo... lontano da tutto e diverso davvero, intimamente da tutto...
Provero' nei prossimi giorni a raccontare, invece di commentare come ho fatto ora.
Ma ci vorrebbero i sorrisi di Sarai, la forza di Osvaldo, la dolcezza di Ari a fare da sfondo al racconto...
Ci provero' comunque, nonostante tutta la vita che si respira qui che mi pare cosi' difficle da trasmettere a parole...
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