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25 feb '05, L'Avana - Cuba. Ho conosciuto il vecchio che regala i suoi "libri del cuore"...
Ai miei amici Luis Sepulveda e Erri De Luca
Si chiama Felipe Panguinoty e abita al Parque Finlay, a pochi metri dal palcoscenico del nostro spettacolo "Radici profonde",
che iniziava proprio sulla scala di fronte alla porta di ingresso della sua casa.
Piccola e modesta casa dove lui vive con la vecchia moglie, la figlia e qualche nipote.
"Somos povres ma non miserrimos", sono le parole con cui ci ha accolto il primo giorno: "siamo poveri ma non miserabili".
Parole di orgoglio e specchio di cultura.
Sono state il biglietto da visita con cui ci ha accolti in quella che per il bagno, il caffe', le macedonie di frutta fresca, sarebbe
diventata il nostro riparo logistico.
Giorno dopo giorno, ha seguito attento il nostro lavoro, ne e' stato partecipe nei suoi avanzamenti e orgoglioso dei nostri successi.
Felipe Panguinoty un giorno ha voluto mostrarmi il suo patio e abbiamo passeggiato insieme tra i suoi alberi di cocco,
di banane, di guayaba, di mango e di piccoli limoni verdi.
Da ogni pianta strappava una foglia, la lisciava con le sue mani lunghe e secche,
poi spezzandola lungo le striature, me ne faceva cogliere il profumo fresco, forte, intenso.
Con orgoglio antico mi ha mostrato il pollaio, i bei galli canterini, le galline dalle uova sane e gustose "non come quelle
d'allevamento".
Felipe e la sua famiglia mangiano gli ananas, poi ne fanno bollire la buccia avanzata con lo zucchero e ne producono un succo
che raffreddato e' una bevanda squisita e dissetante.
Alle galline va la poltiglia bollita.
Nulla va perso.
Felipe e' un vecchio vispo, alto e magro.
Mentre il suo racconto si dipana, il suo volto si trasfigura e si trasforma in quello di mio nonno Michele,
novantenne contadino vercellese.
La stessa profonda calma, il sorriso trasparente, la saggezza dei vecchi africani che "quando muoiono sono una biblioteca che
brucia", per il tanto sapere che si perde.
Felipe Panguinoty e' cubano, le sue origini sono spagnole, ma tra i bisnonni figura anche un italiano.
Giorno dopo giorno si e' presentato con pile di libri, uno per ognuno di noi, tutti con dediche in bella grafia, personalizzate per
ciascuno. Ci ha osservato e nulla ha lasciato al caso.
Vecchi libri in bellissime edizioni, alti piu' recenti di Marquez o di altri autori latino americani in edizioni economiche.
Nell'ultimo giorno, tra le tante cose che ci diciamo, gli sfugge un sorriso di felicita' e mi dice: "mi sono separato dall'intera mia
biblioteca, dai libri che mi sono stati compagni negli ultimi trentacinque quarant'anni".
Ho come un tuffo al cuore, e ricucio insieme questi doni che avevamo ricevuto con gioia ma con altrettanta rapida disattenzione,
presi com'eravamo nelle m ille attivita' che esigeva il nostro lavoro.
Adesso, all'improvviso, mi si illumina il suo disegno.
Felipe Panguinoty ha atteso tutti questi anni qualcuno che raccogliesse i suoi "libri del cuore" per tenerli vivi in altri punti del
mondo. Noi siamo i messaggeri, gli angeli venuti a raccogliere queste pagine per salvarle dall'estinzione.
Mi torna alla mente il taxista di Genova che ha raccolto nella sua casa migliaia di libri abbandonati nelle spazzature della citta'
"perche' quando muore qualcuno che ha una biblioteca ci sono sempre parenti ignoranti che svuotano la casa gettando i libri al
macero".
Felipe Panguinoty ama la sua famiglia ma altrettanto i suoi volumi e li lascia liberi per il mondo ma non in un generico "Passalibro".
Lui ha scelto i messaggeri e adesso capiamo di esserlo.
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