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Atterriamo a Johannesburg alle 9,30 del mattino. All'aereoporto ad attenderci...
ci sono rappresentanti dell'Associazione Piemontesi nel Mondo. Garbati, amichevoli, attenti nella loro accoglienza. Tra di loro Pino che, per quegli straordinari casi del destino che rendono veramente piccolo questo nostro grande mondo, e' stato amico di infanzia e gioventu' del padre di Elena Cavallo una delle attrici impegnate nello spettacolo GALLINE che portiamo in scena in Sud Africa per la prima volta questa sera. Pino, che per causa di una recente tragica disgrazia ha perso il suo primo figlio trentatreenne, si fa carico di noi come un padre affettuoso e protettivo accompagnandoci attraverso questa citta' dove i neri vivono con i neri ed i bianchi suddivisi per steccati . Gli italiani nel loro circolo cosi' come gli inglesi, i francesi, i tedeschi e tutti gli altri..Pino ci racconta la straordinaria storia dei primi immigrati italiani, alla fine dell'ottocento. Si tratta sorprendentemente di un manipolo di donne partite da Avigliana nella provincia di Torino.Siamo abituati a pensare l'emigrazione, soprattutto quella pionieristica, come una faccenda esclusivamente maschile. Prima partono gli uomini, trovano un lavoro, un po' di soldi, una casa poi chiamano a se la famiglia.
Invece qui' in Sud Africa alla fine dell'ottocento, quando si arrivava solo via mare superando Gibilterra e fiancheggiando le coste dell'intero continente, arrivarono delle donne.
Ad Avigliana era attiva una fabbrica per la lavorazione della dinamite che occupava prevalentemente manovalanza femminile e questo Sud Africa ricco di miniere aveva bisogno di quelle mani sapienti nella lavorazione dell'esplosivo.
Cosi' furono quel gruppo di donne i primi emigranti italiani a cui seguirono i tanti prigionieri di guerra , oltre centomila di cui ben la meta' al termine del conflitto dopo la liberazione chiese di potersi fermare
Tra le tante andate e i ritorni misura ancora oggi 50.000 unita' la comunita' italiana terza per grandezza dopo quella portoghese e quella greca. La meta' risiede a Johannesburg e la restante e' diffusa per il resto del paese. Di eta' medio alta ha figliato ma la seconda o terza generazione preferisce oggi proseguire il viaggio installandosi negli Stati Uniti o in Australia.
Sono le 18,00 e da pochi minuti siamo pronti per presentare il nostro spettacolo.
Sono presenti il Console Italiano, il rappresentante del Comites e la delegazione dei consilieri e dei funzionari della Regione Piemonte ma soprattutto i bambini e le loro famiglie. Ai piccoli sono state riservate le prime file e durante tutta la durata dello spettacolo si divertono e ridono sottolineando gli sviluppi delle scene. Dietro di loro i genitori e gli adulti che stupiti dell'attenzione e della partecipazione dei piccoli sono sorpresi da uno spettacolo che usa una strana lingua, il gramelot, piu' sonora che esplicativa ma capace di intenerire, commuovere e divertire nel racconto della storia di Bianca e di Nera le due nostre galline che finiscono per essere specchio della diversita' e
della tolleranza cosi simboliche e specifiche della storia di questo paese.
Un Presidente, Nelson Mandela, ex prigioniero numero 46664 che al suo rilascio dopo anni di dura prigionia anziche' cercare la vendetta e la rivalsa ha voluto e saputo cercare il dialogo proprio con quella comunita' bianca che attraverso la soppraffazione e la violenza tanto dolore aveva procurato a lui ed al suo popolo.
Pino ci dice "qui' e' stata realizzata la piu' grande rivoluzione dopo quella francese e tutto e' accaduto senza spargimento di sangue"
Lo spettacolo e' terminato e i piccoli applaudono felici mentre i loro genitori ci ringraziano per quest'isola di fantasia, di emozione e poesia che e' arrivata rinfrescante fino al fondo d'Africa.
La notte scende e con lei una pioggia rara quanto inattesa e benefica su questa terra arsa a 1800
metri sul mare, gettata dentro l'estate.
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