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8 mar feb '05, L'Avana - Cuba. Oggi la nostra prima meta e' il Parque Finlay, il luogo dove realizzeremo...
lo spettacolo. All'apparenza e' una piazza come un altra circondata da alcuni palazzi e povere abitazioni, nulla di particolare se non fosse per il motivo che proprio in questo posto e' stato sconftto il male del XIX secolo, la malaria,che tante vittime aveva mietuto nell'umanita'.
Al centro della piazza infatti si erge una casettina in legno (oggi un museo), il gabiotto dove Finlay scopri' che la trasmissione del male avvenniva attraverso la puntura delle zanzare. Di fianco un albero che e' diventato le nostre
radici piantate nel cielo per congiungere Piemonte e Cuba.
Ci avviamo verso la nostra meta con la corriera stravagante che ci e' stata messa a disposizione dal Municipo di Marianao. E' un ex pulman di linea di oltre quarant'anni fa, rimesso insieme dal suo robusto autista.
Sino a ieri partiva solo se parcheggiato in discesa giacche' le batterie erano fulminate. In cambio dell'uso abbiamo comperato il bene mancante e adesso parte anche in piano. Partiamo come nelle strisce di Charlie Brown quando arriva il piccolo Pig Pen, in una nuvola di fumo che farebbe inorridire ogni convinto ecologista, ma tant'e' se si vuole arrivare.
Al Parque Finlay ci aspetta il nostro giovane scenografo. La gente del quartiere ci accoglie calorosa. Arrivano in tanti attorno alla nostra corriera, sono giovani,vecchi e bambini. Sono tutti molto amichevoli e curiosi. Marco scatta foto, Lola cade in una interminabile conversazione con un signore anziano innamorato della Spagna che ha letto tre volte il Don Chisciotte, Luca inevitabilmente si trova ad imparare giochi dai bambini che inizialmente lo hanno scambiato per un nano che fa il presentatore alla televisione cubana.
Mentre prendo misure degli spazi e decido le scenografie utili verifico se i pensieri accumulati in questi mesi si collocano bene in questo spazio.
Poi un saluto a tutti e di corsa all' ISA dove gli studenti ci aspettano per la seconda lezione, molto intensa. Quindi conosciamo Oreste e Tamara, i due interpreti di Marcelo e Graziella Pogolotti. Ci confrontiamo sul lavoro e ne affondiamo dentro. Ci capiamo subito perfettamente. C'e' intesa, sentono molto il progetto, lo vivono come loro e sono orgogliosi di poter rappresentare dei personaggi cosi' significativi per l' isola. Quello che piu' mi fa felice
e che hanno apprezzato il testo.
Il meticciato della scrittura che per miei attori italiani e' stato problematico sin dalla prima lettura a loro calza a pennello, lo sentono proprio immediatamente. Questo mi causa un profondo respiro e mi sento finalmente rilassato.
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