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10 gio feb '05, L'Avana - Cuba. Il nostro pulmann e' un cantiere permanente. Il gigantesco autista...
che ci scorta, una specie di Bud Spencer cubano, e' sorridente per le nuove batterie ma le sue mani e le sue braccia sono perennemente nere inzuppate nell'olio del motore sempre aperto, pronto a nuove implacabili migliorie. Cosi' oggi mi accoglie con un sorriso e un enorme tergicristallo in mano come fosse un fiore.
Partiamo e la nostra meta e' il Teatro Nacional, a fianco della gigantesca Placa de la Revolucion, per il sopralluogo e montaggio dello spettacolo "Carta Abierta a Pinochet" che presenteremo domani e domenica.
I teatri in tutti i luoghi del mondo appaiono popolati di fantasmi. I mille personaggi, i volti, gli sguardi intensi degli attori che li hanno abitati restano li' come una forte presenza che entrando nella sala vuota percepisci.
Salgo sul grande palco mi inchino e li saluto tutti, desidero essere benvenuto. Poi arrivano i tecnici, saluto anche loro che con buona professionalita' eseguono rapidamente le mie richieste. Quando tutto e' pronto e' un arrivederci a domani per le prove e lo spettacolo.
Altra corsa all'Istituto d'Arte per il laboratorio con gli studenti e le prove, oggi ancora di piu' si affondano i denti nel testo. La sera invece i denti li affondiamo in un ottimo arrosto di maiale accompagnato da banane fritte che Franco e Maritza ci hanno preparato, un vero delirio gastronomico. Franco e' un attore torinese che ha sposato una cubana. Ci conoscevamo anni fa, ci eravamo persi e quest'avventura ci ha fatto rincontrare. E' persona ammirevole, dalla vitalita' esuberante, piena di curiosita' e passione, costruisce ogni genere di cose, inventa e trasforma oggetti, dipinti, scene, vasi, pupazzi tutto quanto possa servire ad uno spettacolo o alla vita. Cuba e' sicuramente per lui l'habitat ideale, ci sta bene e nel ritrovarci ha rappresentato e rappresenta senza alcun dubbio il nostro agente all'Avana.
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