Assemblea Teatro
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Elogio della sbronza consapevole

una creazione di:
Le Fenestrelle, Grinzane Festival, Club to Club e Balletto dell’Esperia
progetto e regia: Renzo Sicco, Lino Spadaro, Assemblea Teatro
da un testo di: Enrico Remmert e Luca Ragagnin
collaborazione artistica: Paolo Mohovich, Roberto Spallacci, Claudia Conti e Maurizia Lacqua
percussioni dal vivo: Roberto Leardi
composizioni: Sergio Ricciardone, Nice Guys
attori e danzatori in scena: Angelo Scarafiotti, Pietro Mossa, Andrea Castellini,
Cristiana Casadio,Elena Rittatore, Christian Alessandria, Giuseppe Cannizzo,
Miguel Goto Calatayud, Sara Sanguino

assistente alla coreografia: Victoria Saiz
scene e luci: Daniele Brizzi
costumi Agostino: Porchietto
videotitoli di coda: Marco Pejrolo

NON CI MANCA CHE IL MARE A RISPLENDERE FORTE
Tripodi. 3 punti tra il cielo e la terra - I atto
Ballata di un amore italiano in cinque silenzi - II atto
Elogio della sbronza consapevole - III atto
Verso il IV atto. Gli ultimi giorni di...
É UNA PRODUZIONE PIEMONTE DAL VIVO - REGIONE PIEMONTE

Piemonte terra di vino e di vigne, di colline buone per crescere uve dai sapori più intensi.
Piemonte – anche – terra di chi il vino ama, conosce, racconta.
Dal rigoroso lavoro di recupero e dalla fervida immaginazione di due scrittori torinesi, Enrico Remmert e Luca Ragagnin, un ramificato percorso nei secoli e nelle geografie di libri e di taverne, a spasso tra le parole scritte dalle più grandi penne della letteratura internazionale…tema del viaggio? Qualunque, purchè alcolico!
Uno spettacolo che racconta una terra e un frutto, racconta la vigna e tutte le parole che dai filari possono sgorgare. Una storia che nasce dalle bottiglie, dai sapori del mondo contenuti nell’uva, dai bicchieri alzati, dai calici vuoti di vino e d’emozioni.
Il tema senza tempo del bere si dipana tra tavola e bottiglie, attorno al pretesto di una festa nuziale.
Gli invitati tardano ad arrivare, ma tavola e bottiglie esaltano comunque il vivere sociale, quello d’un tempo, ma anche quello di oggi. E allora nello spettacolo come nella vendemmia, si butta giù l’uva dalla cassa, dal testo si spremono versi, suoni, umori che sul palco emanano aromi inebrianti.
Spettacolo come vino, spettacolo come bottiglie che aperte liberano emozioni e trascinano lontano.
Gli attori passano da bottiglia a bicchiere, ognuno con un colore e una fragranza particolare, con uno specifico flusso di pensieri e parole, di racconti, di suoni.
Un insolito scorcio del nostro Piemonte, un modo di raccontarlo differente, quasi una degustazione, per poterne apprezzare fino in fondo il gusto profondo e il sapore.


Appunti sullo spettacolo
Sulla carta sembrava un’impresa impossibile montare uno spettacolo partendo da un’antologia di aforismi sul bere (sia a favore che contro) presi da autori di tutti i tempi e di tutti i paesi, più alcuni inventati dagli autori e sparsi qua e là in perfetto stile situazionista. Renzo Sicco, con l’ausilio dei suoi attori, ballerini, suonatori, mimi, ha vinto la scommessa, partendo dal presupposto che il vino, oramai, più che bevuto, è “parlato”. Le chiacchiere intorno al vino lo avvolgono in una galassia di parole, in parte sensate, in parte aria fritta, in parte semplicemente deliranti.
Lo sappiamo per esperienza. Le bottiglie di vino pregiato sono l’emblema del regalo riciclato: le riceviamo in dono e le mettiamo da parte per la prima occasione che si presenta di fare a nostra volta un regalo. Gli invitati ad una cena portano al padrone di casa bottiglie che non si potranno bere quella sera stessa poiché il trasporto, per quanto sia stato fatto con ogni precauzione, ha agitato il vino. “Sarebbe un vero peccato berlo subito”, dice il padrone di casa, “il vino deve ambientarsi e le bottiglie essere stappate qualche ora prima, per apprezzarlo in tutto il suo bouquet”. Le bottiglie sostano per qualche tempo nella nuova casa per riprendere il loro cammino verso la prossima cena. Dicono che se i torinesi alla stessa ora di un certo giorno versassero nel lavandino tutto il barolo che hanno in cantina le acque del Po diventerebbero rosse.
Dal libro di Ragagnin e Remmert Assemblea Teatro, con la consueta levità ed eleganza, ha allestito una rappresentazione che porta impresso il suo sigillo stilistico, con le suggestioni del teatro di figura, con richiami alla poetica di alcuni grandi teatranti dell’Est europeo (Tadeusz Kantor, Slawomir Mrozek).
In sostanza la “sbronza” spogliata di qualsiasi greve connotazione realistica, è recitata, danzata, raccontata, citata.
Il sipario si apre su un ambiente allestito per una festa di nozze paesana. In scena ci sono solo un cameriere e un suonatore di bottiglie e damigiane. Alla spicciolata arrivano gli invitati e i suonatori. Ci sono tutti, meno gli sposi che arriveranno quando ormai gli altri, stufi di aspettare, se ne saranno andati. E’ l’eterno gioco delle sfasature temporali, degli incontri mancati, degli slittamenti di significato, dei vuoti esistenziali da riempire con danze, simulazioni, parole d’elogio per una bevuta che non avrà luogo. E’ l’eterno girotondo della vita, senza lacrime e sangue.
E’ con questo spirito che va visto e apprezzato “L’elogio della sbronza consapevole”.

Bruno Gambarotta

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