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La bottiglia vista da dentro
Quando io e Enrico ci siamo chiusi in casa per compilare, organizzare e scrivere “L’Elogio della sbronza consapevole”, mai e poi mai immaginavamo che cinque anni dopo, quell’avventura di doppia passione – il buon leggere e il buon bere - avrebbe vinificato 44 presentazioni d’ogni genere e tono, premi matti con cene e discorsi, investiture con piatti gourmet d’argento e quant’altro.
Ma soprattutto, mai e poi mai, neppure quando cominciammo a capire che quel testo era baciato dal sole buono che fa fortunate le annate dei vini, avremmo osato immaginare di trovarci un giorno seduti all’angolo di un lungo tavolo di lavoro intorno al quale due registi, due baccanti iperboliche e danzerine e un’armata di ottimi attori provava la versione teatrale della Sbronza.
Ora, come dire, teatralizzare una Sbronza è come chiedere a un pittore astratto di mettere ordine sopra le sue tele per far capire a tutti che cosa succede dentro un suo quadro. Come si fa?
Assemblea Teatro, Xplosiva e il Balletto dell’Esperia lo hanno fatto, grazie a Piemonte dal Vivo, un progetto della Regione Piemonte.
Io e Enrico, è vero, abbiamo ripreso il testo e l’abbiamo distillato in drammaturgia, ma poi quando una parola scritta per la pagina diventa un corpo, una voce e un movimento, le sorprese sono all’ordine del giorno.
E sorprese se ne troveranno molte in questo “Elogio della sbronza consapevole”.
Proprio tutte, magari, non è il caso di raccontarle qui.
Vorrei dire però che quell’unione spirituale che la coppia Vino/Letteratura forma, su un palcoscenico diventa materia spirituale.
Una materia spirituale che farà parlare i vetri delle bottiglie, che farà suonare alle damigiane melodie dolcissime, che sparpaglierà per l’aria trucioli di stoffa colorati e fluorescenti.
Una materia spirituale che danzerà e suggerirà agli spettatori (e a tutti noi) alcuni percorsi per ritrovare la strada che porta a quella cantina dove molti, molti anni prima avevamo riposto qualcosa di prezioso, qualcosa di nostro.
Luca Ragagnin
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