Assemblea Teatro
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Cartoline

Sul nostro sito da alcuni anni esiste questa finestra che via via ampliamo con nuove cartoline dai mercati del mondo che frequentiamo.
Nella prima settimana di dicembre 2007 anche l’inserto “Viaggi” del quotidiano La Repubblica ha dedicato un servizio ai mercati asiatici, africani ed europei più pittoreschi e suggestivi. Così integriamo con queste riflessioni e immagini il nostro viaggio.

Mercanti e mercati


“E non mi portare le solite foto di mercati piene di verdure: di quelle ne abbiamo viste un’infinità e sono banali”.
Questo è quanto un fotografo si è sentito dire per anni. Il mercato è stato visto come la scorciatoia per cogliere immagini di colore e persone, un luogo adatto più al turista frettoloso che al cronista attento. Ma alla fine resistere è difficile: una simile tavolozza di colori e una concentrazione di varia umanità sono per il fotografo, ma potremmo dire per il viaggiatore in genere, un’attrazione fatale. Forse è anche vero che nello spazio di un unico reportage la foto del mercato può divenire scontata. Ma se poi si mettono assieme le immagini catturate in tanti anni e in tanti paesi diversi, quel è il messaggio che viene fuori? Quante diversità e similitudini emergono attraverso la lettura di questo luogo e momento cruciale della vita sociale? In questa ottica il risultato diventa alquanto interessante non solo per il fotografo-viaggiatore ma anche per l’antropologo, il sociologo, l’economista. Il commercio, lo scambio, la scelta di prodotti che ci alimentano e adornano, sono momenti fondamentali della nostra vita e non possono essere ridotti a pura esteriorità.
Al mercato la gente è spontanea, si distrae, o meglio si concentra nello scegliere i prodotti migliori, nel risparmiare qualcosa, o nell’incassare qualcosa in più. Questo è paradisiaco per l’osservatore che può cogliere espressioni e gestualità senza che i suoi soggetti gli prestino particolare attenzione, o gli tirino dietro qualche pomodoro. Una specie di teatro dove la scenografia è ricca di colori (e odori); la trama quella arcinota e quindi facilmente interpretabile della contrattazione; gli attori, talvolta agghindati in costumi tradizionali, resi più credibili dal fatto che stanno interpretando se stessi con ineffabile efficacia.
Il mercato è anche uno spaccato delle società di cui è momento cruciale. Saperlo osservare con attenzione e leggerne i dettagli consente di capire moltissimo di quanto succede in un dato paese. I prodotti ovviamente: più o meno ricchi e variegati, abbondanti e di buona qualità o scarsi e scadenti. Essenziali, come cibo e abbigliamento, o effimeri, concentrati sulle griffe più che sulla loro effettiva utilità. Le bancarelle della frutta nella Boqueria di Barcellona ad esempio, se paragonate ai teli stesi per terra in Orissa dove sono accumulati gli stessi pomodori, sembrano vere e proprie gioiellerie con il loro ordine teso a sottolineare la buona qualità del prodotto e a renderlo ancora più appetibile all’occhio. E i negozi di abbigliamento a Saint Tropez sono veri e propri templi devoti all’esteriorità se confrontati al mercato dei vestiti usati di Pathein, in Birmania, dove vestirsi è una semplice necessità, seppur egualmente attenta ai gusti e alle scelte delle acquirenti locali.
Peraltro in uno stesso paese sono spesso enormi le diversità tra un mercato cittadino ed uno rurale. L’India, che potrebbe essere assunta a paradigma del nostro soggetto, conosce le microrealtà di villaggi dove il commercio è ridotto a pochi prodotti stesi su stuoie temporanee e veri e propri mercati-città, come a Calcutta dove si può parlare di interi quartieri distinti dalla vendita di prodotti diversi.
In Africa il giorno di mercato va oltre il momento della compravendita. Per la maggior parte dei convenuti è l’unico momento di socializzazione fuori dai villaggi sparsi nella savana durante un periodo di settimane. Qui si organizzano spettacoli, si arrangiano matrimoni, e ovviamente si scambiano beni più o meno indispensabili. In Mali, di fronte alla bellissima moschea di Djennè, ogni settimana il caleidoscopio di gente e prodotti si trasforma in una bolgia umana da cui emergono più rumori e odori che beni acquistati. I camion che riportano verso le colline sono carichi all’inverosimile di ceste, esseri umani avvolti in teli policromi e, come diceva un vecchio commerciante locale “spose che vanno verso una casa diversa da quella da cui sono arrivate al mattino”.
Certi mercati sono poi veri e propri simboli culturali di interi paesi e culture. Si pensi al bazar di Istanbul, al Khan El-Khalili del Cairo, al souk di Aleppo. Nei paesi mediorientali in effetti la cultura del commercio è intimamente connessa a quella della vita quotidiana. Marrakech, con la sua piazza e il souk potrebbe esserne un simbolo e offrire un buon ritratto dello stato delle cose. Di quanto la turistizzazione di questi luoghi li stia profondamente trasformando in qualcosa di diverso dalla loro tradizione. Cambiano i prodotti, la modalità di esporli, ma soprattutto cambia la contrattazione: quella che una volta era un’arte, una forma di conversazione, un vero e proprio estenuante trattativa che metteva in gioco l’abilità dei contraenti, oggi è spesso un “duello” con turisti che vogliono risparmiare un euro al solo scopo di poterlo raccontare e venditori che lanciano prezzi inverosimili sperando nel colpaccio. I venditori d’acqua, oramai misere caricature di se stessi, vendono solo la propria immagine per foto ricordo e non si preoccupano neanche più di riempire i loro recipienti.

- testo di Andrea Pistolesi -

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I mercati nel mondo hanno quell'inconfondibile sapore
di colori, suoni, grida, odori e fluire di gente.


Mentre gli dei dormono, o fanno finta di dormire, la gente cammina.
E' giorno di mercato in questo villaggio sperduto nei dintorni di Totonicapàn, e c'è molto andarivieni.
Da altri villaggi arrivano le donne, trasportando pesi per i verdi sentieri.
Loro si trovano al mercato, oggi qua, domani là, in questo o in quel villaggio, come denti che vanno verso la bocca, e chiaccherando si raccontano le ultime novità, lentamente, mentre vendono, a poco a poco, qualcosina.
Una vecchia signora spiega il suo panno per terra, e là dispone le sue cose.
Essenze di copale, tinture di anile e di cocciniglia, alcuni peperoncini belli e piccanti, erbe odorose, un vaso di miele silvestre, una bambola di pezza e un pupazzo di fango dipinto, fasce, lacci, nastri, collane di semi, pettini d'osso, specchietti...
Un turista, appena giunto in Guatemala, vuole comprarle tutto.
Siccome lei non capisce, le dice con le mani: "Tutto".
Lei fa di no con la testa.
Lui insiste."Tu mi dici quanto vuoi, io ti dico quanto pago".
E ripete:"Ti compro tutto".
Parla sempre più forte.Grida.
Lei, statua seduta, tace.
Il turista, stanco, se ne va. Pensa: "questo paese non arriverà mai a niente"
Lei lo guarda allontanarsi. Pensa: le mie cose non vogliono andarsene con te.


Eduardo Galeano - Le labbra del tempo - Sperling & Kupfer editore





Gli uomini e le donne si alzarono in silenzio e si dispersero senza parlarsi tra la folla della piazza.
Il narratore ripiegò la pelle di agnello, ripose le penne e i calamai in un borsellino. Quanto al quaderno, lo avvolse con cura con un pezzo di tessuto di seta nera e lo ripose nella cartella. Prima che partisse, un bambino gli consegnò un pane nero ed una busta. Lasciò la piazza a passi lenti e scomparve a sua volta nei primi bagliori del crepuscolo.


Tahar Ben Jelloun - Creatura di sabbia - Einaudi


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Eravamo due stranieri in mezzo a una strada, senza un posto dove metterci a chiacchierare, in realtà, senza niente da dirci. Ma tutto lento, molto a rilento, con un'inerzia da mezzi addormentati mentre aspettavamo che ci venisse una parola fuori di bocca. Sentivo il sapore della vita di ogni giorno, che non va da nessuna parte, e sta sospesa come una nuvola sopra un burrone. Per questo i viaggi ti ubriacano subito, si diventa assuefatti all'eccitazione degli spostamenti, allora sembra che la vita debba andare da qualche parte...

Gianni Celati - Avventure in Africa
Feltrinelli


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